Omaggio a Pavarotti, grande uomo di cavalli.
LUCIANO PAVAROTTI si è spento all’alba di giovedì 6 settembre nella sua villa a Modena. Aveva 71 anni, da lungo tempo soffriva per un male inesorabile. Nella sua vita l’amore per i cavalli è stato secondo solo all’amore per la musica, tanto da fargli creare, nella sua città, un concorso ippico internazionale di risonanza mondiale. A lui abbiamo voluto rendere omaggio riproponendo ai nostri lettori il messaggio che egli scrisse in prima persona per il libro “Un cavallo per la vita” curato da Giacomo Giuffrida.
“IL MIO AMORE PER I CAVALLI è nato quando ero ancora piccolo. Come molti altri, nelle mie fantasie infantili, forse anche stimolate dalle favole, ho subìto il fascino di questo animale grande, generoso, forte.
“Ma era ancora soltanto un sogno.
“Poi un giorno, e non ero molto grande, a un mercato ho avuto modo di incontrare un cavallo a distanza ravvicinata. Ai miei occhi di bambino apparve come un gigante, ma un gigante buono… e ne fui definitivamente conquistato.
“Possederne uno però, vivere con lui nella complicità del quotidiano, poter fruire dei suoi servigi e della sua amicizia: tutto questo era ancora soltanto un sogno.
“Ci sono voluti molti anni perché il desiderio potesse finalmente trasformarsi in realtà, ma non sono stati dal punto di vista equestre anni inutili.
“Ho capito molte cose sui cavalli dal giorno in cui, da adulto, ho potuto frequentarli più assiduamente, nei luoghi e nelle latitudini più diverse. Ho capito che questo animale nobile e scontroso, timido e fiero è soprattutto un animale dell’armonia.
''E non soltanto per la ritmicità del suo passo o per l’estrema sensibilità che dimostra di avere alla musicalità dei suoni o della parola, né perché sembra essere, soprattutto nella nostra civiltà così frettolosa e tecnicizzata, il tramite ideale per tornare a sentirsi in sintonia con la natura e con le reali scansioni della temporalità.
''Certo, tutto questo esiste e fa parte della ''magia'' del cavallo, ma è soprattutto il suo rapporto con noi, il suo evidente desiderio di cooperazione, il suo venire incontro ai nostri più riposti stati d’animo o desideri che, per qualche misteriosa ragione, si trasforma in una sensazione di ritrovata armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda.
''Non ho provato quindi nessuna sorpresa venendo a conoscenza dei tanti benefici che i disabili ricavano dall’ippoterapia. Mi è sembrato anzi evidente che il rapporto con un essere così emotivo e dal temperamento così socievole potesse fornire a un portatore di handicap quel senso di calda accoglienza che tanto può contribuire al miglioramento della sua salute fisica e mentale. Ma questo, a mio giudizio, vale indistintamente per tutti coloro che montano a cavallo. In altre parole, è da secoli che il cavallo svolge nei nostri confronti, insieme a tanti altri ruoli per lui molto più drammatici, anche quello di silenzioso guaritore delle nostre ansie e delle nostre paure.
''Molto grande è il debito di riconoscenza che l’uomo ha accumulato nei secoli nei confronti del cavallo; un debito che oggi, anche per la mutata sensibilità nei confronti del mondo animale, va restituito attraverso una sempre maggiore conoscenza e un sempre maggiore rispetto dei bisogni bio-psicologici del nostro antico compagno.
''Se è vero che la civiltà di un popolo si misura sulla base del rispetto che nutre nei confronti di tutto ciò che è vivente, la mia speranza è che il nostro Paese possa anche in questo settore far sentire alta la sua voce.''


























