''Ma in Italia abbiamo davvero grandi cavalieri?''
Gentile Direttore, tempo fa ho ascoltato, sul nuovo canale TV dedicato ai cavalli, un dibattito sul caso Seldana. L'assunto, dichiarato da tutti i presenti, era che "i cavalieri italiani non sono secondi a nessuno". Sarà, ma io, che sono un appassionato di Equitazione, guardo sempre i principali eventi internazionali e di cavalieri italiani nemmeno l'ombra se non qualche caso isolato che costituisce l'eccezione. Quando poi li vedo montare a livello nazionale, i migliori restano, secondo me, Stefano Angioni e Stefano Carli che viaggiano sulla settantina.
Mi rendo conto che il mio giudizio non vale niente perchè sono un inguaribile ammiratore di Federigo Caprilli. Quell'ufficiale di cavalleria che, essendo bello, doveva essere un pò stupido avendo detto che un saltatore si qualifica per come sa usare la sua linea dorsale.
Quale orribile menzogna!! Sarebbe come dire che un velocista si qualifica per come usa le braccia. Nooo, non servono, meglio legarle!
Oggi, chi è aggiornato sa che quello che conta in un cavallo è la "cavalcabilità" ovvero la capacità di adattarsi alle esigenze del cavaliere. Ma noi, ovviamente, di questi cavalli non ne abbiamo: ecco perchè siamo assenti dai grandi appuntamenti internazionali.
La competizione equestre non mette tutti i cavalieri sullo stesso piano; alcuni montano delle Ferrari (e magari non lo sanno), altri delle cinquecento.
Michel Robert, che continua a cambiare cavalli ma è sempre lì, ai vertici del mondo, tempo fa ritirò alcuni cavalli affidati ad un noto cavaliere italiano, avendoli trovati "distrutti".
Ma, da quel grande sportivo che è, non ne ha fatto il nome.
Invece, il cavaliere Chiaudani, nel corso del dibattito, ha fatto degli apprezzamenti poco simpatici nei confronti del cavaliere che ha acquistato Seldana.
Gli auguro di non dover scoprire che, montata da quel cavaliere "sottosviluppato", Seldana dimostri una "cavalcabilità" ed un uso della linea dorsale che, sinora, non si è mai visto.
Quanto al Presidente della FISE, che era presente al dibattito, dovrebbe sapere che, per risorgere, bisogna anzitutto rifondare i valori dello sport.
CARLO CADORNA



























