L'Ippica rivendica la propria dignità
IL CONVEGNO, che la Federippodromi ha organizzato nel pomeriggio di mercoledì 27 ottobre a Roma proprio davanti alla Camera dei Deputati, aveva due scopi: avviare con la Classe Politica un dialogo veramente costruttivo e ribadire il ruolo sociale, eonomico , culturale e sportivo che l’ippica ricopre all’interrno del Paese Italia.
“E’ un tentativo di offrire un contributo di conoscenza sul mondo dell’ippica – ha detto nella sua introduzione Stefano Meli, presidente di Federippodromi – e sul cavallo come soggetto in grado di dare vita a un indotto che supera di molto il pur notevole movimento delle scommesse”. Esplicita, quindi, la risposta al ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan che aveva affermato “pensare all’ippica mi dà l’angoscia”.
Il contatto con i politici c’è stato, sia pure limitato. Era presente l’on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera: “ L’ippica è un settore produttivo capace di creare economia e mobilitare passioni”. Russo si è pure impegnato a lavorare per un piano di rilancio del settore e delle risorse. E’ intervenuta anche l’on. Paola Frassinetti, vice-presidente della Commissione Cultura della Camera, amante dei cavalli e prima firmataria di una proposta di legge per la tutela degli equini. Dopo aver ribadito il ruolo che il cavallo ha avuto nella cultura umana e l’importanza architettonica e ambientale di molti ippodromi italiani, l’on. Frassinetti ha garantito la propria disponibilità per il rilancio del settore: “Il mio augurio è che le Luci tornino a San Siro!”. Da registrare anche l’apparizione (solo fugace) di Enrico Letta.
Le relazioni di Enrico Landoni (“L’Ippica nella storia d’Italia”), di Maurizio Silvestrelli (“L’allevamento equino in Italia: realtà o utopia?”) e di Marco Allegrini (“Il ruolo dell’ippodromo nella filiera ippica”) hanno introdotto il piatto forte ovvero la relazione di Riccardo Acciai segretario generale dell’Unire sul tema “Il comparto ippico come sistema economico”.
Acciai ha aperto il suo intervento affermando che “avrebbe dato i numeri” e i numeri li ha dati sul serio: quelli veri, di cui tutti, ippici e ministro Galan compresi, sentivano un gran bisogno.
Rilassato e un tantino ironico come sempre, Acciai ha fornito non soltanto le cifre dell’Unire ma quelle di tutta la filiera ippica (ivi comprendendo il cavallo sportivo) e per la prima volta dell’indotto ad essa collegato. Si è quindi saputo, per esempio, che per allevare e produrre alimenti per i cavalli occorrono più di 610.000 ettari, un po’ più di quanti ne servano (558.727 ettari) per la coltivazione dei cereali e molti, ma molti di più di quanto ne servano per la produzione dell’uva e quindi del vino (69.426 ettari), fiore all’occhiello del “made in Italy”
Conti alla mano, Acciai ha respinto la definizione di un’ippica “assistita” dallo Stato. I 150 milioni che sono stati erogati dal Governo per il 2009 e per il 2010 (e forse anche per il 2011) non sono un contributo a fondo perduto perchè allo Stato ritorna una cifra superiore attraverso gli introiti per l’erario (96 milioni) e per l’AAMS (11,6 milioni), con l’IVA (44,5 milioni) e con l'Irpef e Irpeg (13 milioni solo per rimanere ai dati del bilancio Unire). ). Fatto fondamentale, la cifra stanziata dallo Stato muove ulteriori valori economici generati dal settore in occupazione e indotto.
Dopo aver ricordato che dal 2000 si sono succeduti 13 (14) presidenti e commissari ai vertici dell’Unire (per una media di circa dieci mesi ciascuno), Acciai ha sintetizzato la situazione in sette punti:
1) il comparto nel suo complesso è in salute
2) la crisi attuale deriva dal calo delle entrate dovuto alla perdita del monopolio delle scommesse
3) necessità di riorganizzarsi
4) necessità che le riconversioni siano sostenute economicamente e giuridicamnte
5) il settore dispone di un grande potenziale di miglioramento
6) necessità urgente di stabilità
7) il comparto è fermo da troppo e si avverte la necessità di reagire con immediatezza (in tale prospettiva cambiare modelli potrebbe essere – almeno adesso – dannoso).
Come aveva già fatto in un’altra circostanza, ha concluso con una battuta in romanesco rivolta a tutto il comparto: “Adesso aridamose da fà”.



























