
In Home Page Su Componidori cerca di centrare la stella. Qui sopra un momento della vestizione e sotto cliccando ancora un momento della corsa. Cavallo2000 ringrazia lo studio ABC e il comune di Oristano per le immagini.
La Sartiglia a Oristano, la magia di un rito
LA SARTIGLIA, ovvero la corsa della stella, del sortilegio o della fortuna ( a seconda di come si interpreti il termine dal punto di vista etimologico), che si corre ad Oristano l’ultima domenica di Carnevale (con replica il martedì grasso), è una cerimonia antichissima. Secondo alcuni antropologi risalirebbe addirittura ai ludi troiani, giochi dei quali parla Virgilio nell’Eneide. Profondamente intrisa di valenze simboliche, è , probabilmente, una delle pochissime feste agrarie di primavera, legate alla fertilità della terra e alla propiziazione del raccolto che, seppure con successive stratificazioni culturali, sia giunta fino a noi. Secondo recenti interpretazioni, alle origini della Sartiglia sarebbe presente una rappresentazione simbolica che individua nel cavallo lo strumento magico attraverso il quale l’eroe entra in quella dimensione che sola gli consente di garantire alla terra la capacità di rigenerarsi. Il rituale sardo svela dunque due tra i tanti significati simbolici attribuiti al cavallo: quello che lo lega alla dimensione del femminile e quello che lo intreccia con i poteri misteriosi legati alle tenebre e alla magia.
L’ultima domenica di Carnevale il giovane scelto per svolgere il ruolo di ‘Su Componidori’ (colui al quale verrà affidato, attraverso una sfrenata corsa a cavallo, il potere di rendere fertile la Madre Terra) viene preso in consegna dalle donne, che operano su di lui una sorta di incantesimo. Posto su un tavolo all’interno di un luogo isolato, che evoca per la sua struttura l’antro di una caverna ( da quel momento fino alla fine della festa, non potrà più toccare il suolo), viene addobbato con vesti femminili nella parte superiore del corpo. Senza profferire parola, le giovani donne (massaieddas), sotto la guida di una donna adulta ( sa massaia manna), gli cuciono addosso, in perfetto silenzio, una camicia bianca ricamata e ornata di nastri dai mille colori. Sul suo capo viene sistemato un velo da sposa e sul volto, preventivamente bendato, una maschera femminile.
Al termine della vestizione il cavaliere è quindi diventato donna nella parte superiore del corpo (in realtà siamo davanti a una figura androgina che ha ricevuto dalle donne…la magia del femminile, cioè la possibilità di procreare) e a braccia viene trasferito sul dorso del cavallo, che è stato nel frattempo portato all’interno del luogo della vestizione. Con questo rituale si vogliono sottolineare i limiti del cavaliere, il quale, avendo avuto in dono (provvisorio) dalle donne la facoltà di generare (e di favorire la generazione) è però soggetto ad alcuni tabù. In particolare non può toccare la terra con i piedi, poiché se lo facesse disperderebbe il potere che gli è stato trasmesso.
Ecco allora la figura del cavallo isolante, dell’animale incantato, le cui misteriose facoltà permettono all’eroe di muoversi nel mondo dentro una dimensione magica che ne amplifica i poteri. Sdraiato sul dorso della sua cavalcatura, quasi portato in braccio dal proprio cavallo su Componidori (dice Jung: “ la madre è il cavallo del bambino”), affronta la folla festante. Successivamente, seduto in sella, la benedirà con un mazzo di viole e pervinche denominato ‘Sa Pipia de maiu’ espressamente confezionato per la ricorrenza. Insieme, cavallo e cavaliere, lanciati alla carriera, dovranno affrontare la prova: riuscire ad infilzare un minuscolo foro e a staccare una piccola stella. Se riusciranno nell’impresa Madre Terra sarà stata fecondata, si avrà un buon raccolto e l’anno sarà propizio. Intorno a lui altri cavalieri si cimenteranno nella gara e si sfideranno in prove di abilità e in acrobazie a cavallo ed in questi aspetti sono probabilmente ravvisabili i successivi sedimenti culturali aggiunti dalle corse degli anelli italiane (documentate sin dalla seconda metà del Trecento, precisamente dal 1370) e da quelle spagnole che attestano il gioco della «Sortija» a partire dal 1460.
Ma solo a un binomio è stato conferito, durante il lunghissimo rituale della vestizione, il potere magico di promuovere per l’anno in corso fertilità ed abbondanza. Un potere che il cavaliere androgino dovrà restituire al tramonto, quando il suo cavallo lo condurrà nuovamente in un luogo appartato dove, separato dalla propria cavalcatura… metterà piede a terra restituendo quel “sortilegio” che gli era stato provvisoriamente conferito.

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