Incredibile ma vero. I Mustang vanno al macello
SONO TROPPI. E mantenerli costa l’iradiddio. I ranch gestiti dal ‘Bureau of Land Management’ (l’Ufficio per l’Amministrazione del Territorio) straripano di Mustang. Per loro viene dissipata la bellezza di venti e passa milioni di dollari l’anno. Insopportabile. Anzi di più, inconcepibile. E il solo pensiero che,b a fronte di questa montagna di soldi non vi sia alcun riscontro di profitto, getta il contribuente americano nel panico. Il trauma della grande crisi del 1929 riaffiora. Il governo non si fa cogliere impreparato. E decide: Mustang all’asta. Vendita illimitata. Aperta a tutti. Mattatoi e macellerie compresi.
Ora bisogna sapere che per il cavallo, da quando Cortez ce l’ha portato nel 1519, non è che il sogno americano sia stato proprio a portata di mano. Da subito i primi coloni spagnoli l’hanno messo al chiodo a fare su e giù fra Messico e Florida. Si tirava appresso carri, carretti, carrozze e carrozzoni d’ogni tipo, che non era proprio un bell’andare fra deserti e paludi. Come non era per niente allettante l’idea di finire di tanto in tanto fatto arrosto, sempre se la carcassa non ti marciva prima lungo la strada. Poi ha dovuto stringere denti e chiappe a fare lo slalom, sempre in prima fila, fra stragi e guerre di ogni tipo, che questo viziaccio gli imbecilli del genere umano non se lo sono mai tolto. Un po’ meglio, per la verità, gli è andata con le tribù indiane dei Comanche, dei Shoshoni, dei Nez Perce. Che anche loro, intendiamoci, avevano le loro brave fisime. Però lo trattavano bene perché in lui vedevano il prodigioso ritorno del mitico cavallo della preistoria che si tramandavano, attraverso i racconti, generazione dopo generazioni. Poi ci si sono messi di mezzo i cowboy che, con quel loro sistema di doma, non è che ci siano andati teneri. Insomma, la stozza il Mustang se l’è sempre guadagnata. E adesso lo ripagano con questa bella pensata. Come se non fosse già allarmante di per sé il fatto che oggi siano solo 25 mila esemplari, da 2 milioni che erano all’inizio del ‘900. Praticamente una specie di soluzione finale. Che per tanta parte è passata pure per i barbecu all’aperto. Altro viziaccio tutto a stelle e strisce.
Adesso il punto è questo. Pare che negli Stati dove sono più concentrati (Nevada, Montana, Oregon e, in minima parte, nel territorio di Alberta in Canada) creino seri problemi agli agricoltori. Perché, così dicono, si riproducono con una velocità e intensità tale da raddoppiare di numero ogni quattro anni. Per venire incontro ai timori ai lavoratori dei campi l’amministrazione ha cominciato a catturarne quanti più possibile per chiuderli all’interno dei ranch statali. Ma sembra che l’operazione non stia dando i risultati sperati perché queste bestie continuano la loro spudorata riproduzione esponenziale. E allora ecco il colpo di genio: vendiamoli al macello. Così anche la tradizione del glorioso West è salva. Degli americani tutto si può dire meno che non siano affezionati alle loro tradizione! Ma facendo finta di stare negli anni 2000, cosa che evidentemente non è, proviamo a fare due domande all’amministrazione americana. La prima: non sarebbe il caso di chiedere al MIT (Massachusetts Istitute Technology) se qualche cervellone non abbia inventato, a tempo perso, qualcosa che consenta di non trasformare i Mustang in hamburger e salsicce? La seconda: se mantenerli tutti sono soldi sprecati, non è che si potrebbe pensare di risparmiare qualcosa su…per esempio…qualche guerretta?


























