I cavalli di Castiglione nella Città Proibita
CHI INTENDA VISITARE un’interessante mostra visibile fino a marzo 2008 a Roma, nel Museo del Corso, oltre a godere di capolavori provenienti dalla Città Proibita, che incarnano la millenaria eredità culturale della Cina, farà anche una piacevole scoperta. Percorrendo le diverse sale del Museo che attraverso oggetti magnifici, dipinti raffinati, abiti da cerimonia e ricostruzioni di ambienti di corte, ripercorrono la storia del regno della “Grandiosità cosmica” e del suo famoso imperatore Qianlong (1711-1799), il visitatore s’imbatterà nelle opere di un italiano, Giuseppe Castiglione, gesuita, pittore di corte, e tra gli splendidi dipinti da lui dedicati alla vita dell’imperatore, scoprirà immagini di cavalli liberi nel paesaggio o montati da nobili cavalieri.
Se la perizia artistica di Castiglione si rivela nei numerosi ritratti che immortalano Qianlong in vesti fastose o durante le battute di caccia, è nella figura dell’imperatore a cavallo che le doti del pittore lombardo giungono al massimo della vivezza espressiva.
Il gesuita, giunto a Pechino da Milano, aveva iniziato ad elaborare uno stile che potesse trovare gradimento presso una cultura che rifiutava da sempre la rappresentazione realistica a favore del simbolo, che aveva tralasciato la plasticità delle forme, le ombre e la prospettiva, di cui Castiglione era naturalmente imbevuto, a favore di una resa stilizzata e lirica della natura. Grazie alla illuminata intelligenza di Qianlong, che ebbe il merito di aprire la Cina alla tolleranza verso le culture più disparate, il Castiglione fu libero di esprimere i propri valori estetici, che risultarono dalla fusione della tradizione rinascimentale italiana con le istanze più astratte dell’arte locale: pur non essendo catalogata tra le arti liberali, la pittura divenne, infatti, grazie all’incidenza della sua opera, un mezzo espressivo molto apprezzato.
Nell’immagine dell’imperatore, per la prima volta raffigurato a cavallo in grandi dimensioni, Castiglione riuscì a coniugare il gusto della ritrattistica cinese, ammessa soltanto per i sovrani, con la tradizione occidentale dei ritratti equestri, molto richiesti dall’aristocrazia europea tra 1500 e 1600. Il concetto che un’immagine, per la cultura cinese, debba soprattutto esprimere il potere dell’autorità imperiale attraverso la posa del sovrano e la cura di attributi simbolici, non impedisce al Castiglione di accennare alla prospettiva, soprattutto nell’energico ed elegante destriero. E sono proprio i cavalli, autentica passione del Castiglione, per la cui rappresentazione era divenuto celebre, dipinti in tutte le pose, ripresi in scorci dinamici con acuto spirito di osservazione, uno dei motivi del fascino della mostra romana.
In bilico tra resa realistica ed immagine idealizzata, i suoi cavalli, meno anatomici di quelli realizzati in Occidente, più vicini al gusto estetico cinese, esprimono uno stile “sino-occidentale”, frutto della capacità dell’artista di assimilare due mondi così distanti e saperli amalgamare con intelligenza tutta italiana. In due dei dodici rotoli commissionati al Castiglione dall’imperatore, raffiguranti cavalli mancesi donati al sovrano come tributo da principi cinesi, sono presentati destrieri le cui qualità, indole ed abilità tecnica, sono cantate nei versi trascritti sulle sete dipinte. I profili dei due cavalli, prediletti da Qianlong, il robusto Mansueto, o “dell’ eterno piacere” e l’elegante bianco o “leone di giada”, sono corredati da un apologo, scritto dallo stesso sovrano in forma poetica, dedicato alla bellezza dell’animale cui i cinesi attribuivano un magico potere: i grandi rotoli sono firmati dal pittore italiano con la dedica devota :“Vostro suddito dei mari occidentali”.

Giuseppe Castiglione: ritratto equestre dell\'Imperatore Qianlong




























