Fieracavalli, unica e quindi solo da imitare
SULLE BASI di un entusiasmo contagioso, dunque, Verona e la sua Fieracavalli hanno “rivoluzionato” le sorti del cavallo, del sistema e delle dimensioni del loro allevamento, della ricerca genetica a salvaguardia di numerose razze (equine e asinine, in particolare) a rischio di estinzione.
In sostanza, la città - la cui ricca storia a fianco del nobile animale abbiamo cercato di tratteggiarvi - e la sua fiera hanno contribuito con grande efficacia ed entusiasmo e, soprattutto con una abnegazione totale, ha recuperare la cultura (economica e ludica) del cavallo attraverso stimolanti momenti di incontro e confronto.
Lo ha fatto proprio nel momento in cui la consistenza del patrimonio equino nazionale aveva toccato il proprio minimo storico salvaguardando e, prima di tutto, nel momento in cui intraprendere questa attività di promozione non solo era più rischioso bensì richiedeva quella dose di “folle” determinazione che solo Verona, la sua Fiera e la sua Città, dimostrarono di possedere.
Certo, oggi, a giochi fatti, tutti si sentono capaci, o almeno credono, di mettere in piedi un simile evento e, magari, di avere il meritato successo. Lo hanno tentato in molti, alcuni con fortune di breve respiro, altri riconvertendo le aspirazioni dell’evento in più naturali confini progettuali e territoriali.
Con ambiziosi obiettivi sono state organizzate rassegne dedicate al cavallo in molte regioni della nostra penisola. Altre, invece, sono sorte con intenti più settoriali e spettacolari (manifestazioni dedicate alle razze americane). Altre invece come eventi di richiamo su un tema - il cavallo e i suoi potenziali campi di utilizzo - specifico in grado di rappresentare un forte richiamo di sagre paesane o extra paesane.
Iniziative lodevoli che hanno riproposto l’allevamento del cavallo non solo come potenziale reddito integrativo dell’attività agro-zootencica bensì quale stimolatore di un nuovo tipo di proposta turistica rispettosa degli equilibri ambientali e a contatto con la natura e con particolari siti archeologici difficilmente raggiungibili.
Dicevo, tutte iniziative interessanti, alcune sono finite (purtroppo!!!) nel dimenticatoio, che rappresentano una forte stimolazione nel considerare questo nobile animale come elemento d’integrazione in una nuova dimensione sociale, ma non tutte hanno dimostrato di avere l’anima ed il carisma di quella scaligera che, al di là di ogni considerazione, affonda le proprie radici nella storia e rappresenta uno dei più importanti capitoli dell’allevamento equino nazionale ed internazionale.
Tuttavia, la manifestazione veronese non ha alcuna becera finalità mercantilista. E’l’anima stessa di tutto un territorio. E’ la quintessenza di una cultura che si evolve di pari passo con i tempi e gli obiettivi stessi della moderna società. E’ l’agorà stimolante in cui si confrontano teorie scientifiche, risultati imprenditoriali, ambizioni agonistiche. Ma anche il palcoscenico di spettacoli innovativi, passerella internazionale di razze, punto di convergenza di culture e culti diversi pur avendo come soggetto centrale, il cavallo. Non solo.
Fieracavalli è, prima di tutto, un volano di servizi di varia natura che, da sempre, vive in simbiosi con il mondo del cavallo. Checché se ne dica o ne pensino alcuni.
Per questo, Fieracavalli è stata, ed è, la culla dell’allevatoria Andalusa, di quella della Camargue, della Puszta, della Baviera, della Pampa argentina, di Lipiza, della Maremma (non fu casuale il fatto che a Verona abbiano gareggiato i primi cavalli maremmani, montati dall’olimpionico Graziano Mancinelli, con grande successo), i Inghilterra, Russia, Marocco, Stati Uniti, Olanda, Arabia, Irlanda etc.
Un patrimonio di cui nessuno potrà appropriarsi, per quanto lo tenti. Un patrimonio che oggi è parte integrante di quel popolo di visitatori che arrivano da ogni dove a Verona, famiglia al seguito magari, per trascorrere una giornata in estatica adorazione delle sfilate estemporanee (lungo i viali del quartiere) di cow boy nostrani, di butteri in “alta uniforme”, di attacchi scintillanti, di pony montati da irruenti giovanissimi, di maestosi murgesi, di robusti Franches Montaignes, di bizzosi cavallini della Giara, di sofisticati andalusi. In conclusione di tutto quel mondo che è cavallo e che, insieme alla fiera, ha costruito “pietra su pietra” Fieracavalli.
Un evento che, certo, ha necessità di adeguarsi (come tutti) alle reali esigenze di ogni interprete e dei tempi. Ma, a scanso di equivoci, un evento che ha “un' anima”. E gli altri? Ed inoltre, le imitazioni sono e rimarranno, sempre e comunque, tali.
Pi.Pg.

























