Equitazione, braccio di ferro tra Coni e Fise
LANCIO di martedì 1 luglio dell’agenzia di stampa AdnKronos: “Prosegue il clima di incertezza all'interno della Fise. Il presidente, Cesare Croce, ha infatti respinto la revoca delle dimissioni dei quattro consiglieri, presentate da Andrea Paulgross, Federico Forcelloni, Maria Grandinetti Gigante ed Antonio Verro con lettera scritta, e ha confermato la convocazione dell'Assemblea elettiva straordinaria per il 28 luglio proprio per "l'elezione dei cinque consiglieri mancanti e per apportare allo Statuto le modifiche richieste dall'Autorità Garante per la Concorrenza".
“I quattro consiglieri si erano dimessi in opposizione alla politica federale del presidente Croce. In questa situazione la Federazione, che a tutt'oggi non ha ancora approvato il bilancio consuntivo del 2007, rischia un brusco stop. In questo modo Croce ha ingaggiato di fatto un braccio di ferro con la Giunta Coni e con il segretario generale, Raffaele Pagnozzi. Il ritiro delle dimissioni dei quattro consiglieri era, infatti, arrivato in seguito alla richiesta del Coni e della Giunta che si erano fatti garanti per l'Assemblea ordinaria nazionale della Fise entro il 30 di ottobre.
“Il Coni, quindi, era intervenuto direttamente per garantire la spedizione olimpica, il funzionamento della Federazione sport equestri e la continuità operativa del segretario generale. La Fise oggi, invece, disattende l'intervento del Coni e della Giunta, respinge la revoca di dimissioni e conferma l'Assemblea Nazionale straordinaria elettiva per il 28 luglio, con una lettera scritta nella quale si spiega che "la convocazione dell'assemblea elettiva straordinaria costituisce implicita accettazione delle dimissioni dei quattro consiglieri dimissionari, pertanto non potrà essere dato seguito alla successiva richiesta di revoca delle dimissioni effettuate dagli stessi in data 27 giugno".
“Croce nella missiva sottolinea inoltre che "la revoca condizionata e strumentale delle dimissioni, e quindi il reintegro dei quattro consiglieri, non avrebbe comunque garantito il ritorno alla piena funzionalità della Federazione, visto che, come noto, nel corso dell'anno, gli stessi, prima di rassegnare le dimissioni, hanno più volte tentato di ostacolare lo svolgimento delle attività federali non presenziando alle riunioni del Consiglio federale, adducendo problemi di salute o impegni di carattere professionale”.


























