Cavallo morto a Sassari. L'IHP torna alla carica
L'IHP (Italian Horse Protection) comunica: "Facendo seguito alle lettere inviate lo scorso 3 settembre alla FISE Sardegna ed alla Procura della Repubblica di Oristano - nelle quali chiedevamo di approfondire le cause della morte del cavallo Django De Vere – e non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo scritto nuovamente per chiedere con insistenza di far luce sull’accaduto, poiché, analizzando i dati della corsa, emergono degli elementi che a nostro avviso giustificano l’apertura di un’inchiesta.
"Ricordiamo che l’Endurance è uno sport in cui i cavalli sono costretti a percorrere distanze lunghissime (in questo caso 120 km), con degli intervalli durante i quali sono controllati alcuni parametri clinici (frequenza cardiaca, respirazione, disidratazione, zoppie, ecc…) che devono rientrare in certi valori, pena la squalifica.
Venendo alla gara del 31 agosto, notiamo anzitutto i tempi di rientro del battito cardiaco, che nei cavalli primi classificati (tutti di proprietari arabi) paiono oltremodo brevi: in soli 37 secondi, può un cavallo che ha appena percorso 30 chilometri rientrare in un range di battiti normale?
"Questo dato diventa addirittura pazzesco se lo mettiamo in relazione con la velocità media alla quale il cavallo ha coperto quella distanza: quasi 29 km orari.
"Per fare un confronto, un cavallo al trotto può arrivare al massimo a 13 km orari. Qui siamo di fronte a un cavallo che ha percorso 30 chilometri a una media di 29 km orari e i cui battiti cardiaci sono rientrati nella norma dopo soli 37 secondi dall’arrivo!
"Soffermandoci ancora sul povero Django De Vere, notiamo poi un dato inquietante: all’ultimo cancello veterinario di controllo i suoi battiti cardiaci sono rientrati nella norma dopo quasi 30 minuti (che poi è il tempo limite per non essere squalificati), a fronte dei 37 secondi e dei 52 secondi dei due precedenti controlli: segno che qualcosa è andato storto, anche perché i tempi di rientro degli altri cavalli sono decisamente più bassi.
"Più in generale e per tutta la corsa, salta agli occhi la differenza dei tempi di rientro dei battiti, tra i cavalli degli arabi e quelli degli italiani: basta leggere i tempi del primo classificato non arabo, montato dall’italiana Mara Feola arrivata al nono posto.
"Così come non possiamo fare a meno di notare che i cavalli degli Emirati arrivano sempre al limite dei battiti cardiaci (guardacaso), mentre gli altri si mantengono su dati più precauzionali e quindi più bassi.
"La frequenza cardiaca è da considerarsi una misura assoluta dell’intensità di esercizio svolta, indipendente dalla preparazione e dalla capacità atletica del singolo cavallo. Se la mettiamo a confronto con le velocità medie possiamo ipotizzare che i cavalli degli arabi abbiano eseguito un esercizio vicino al limite delle possibilità fisiche individuali. Come se gli arabi corressero su una Formula 1 e gli altri su vetture sportive.
"Insistiamo dunque sulla Procur
a di Oristano e sulla FISE affinché facciano chiarezza sull’accaduto. Per la Federazione Italiana Sport Equestri sarebbe doveroso, per tutelare la propria immagine e per dimostrare con i fatti la tanto sbandierata attenzione verso il benessere del cavallo: non sono rare, infatti, le segnalazioni che ci pervengono a proposito di presunti abusi e di controlli veterinari non adeguati (quasi sempre impossibili poi da verificare, senza testimonianze dirette)".
Il comunicato è firmato da Sonny Richichi


























