Cavallo e uomo, la nuova frontiera del benessere
VERONA CAVALLI sembra sempre più orientata a una visione a tutto campo del mondo equestre. Così, a fianco del faraonico padiglione del cavallo arabo, in aggiunta al concorso di salto, a integrare l’offerta per turisti (safari in Kenya compreso), il lato culturale della kermesse veronese si è rivolto a temi decisamente impegnativi, primo fra tutti il benessere.
Benessere di chi? La domanda è lecita, se è vero che da anni si parla di “ippoterapia”, finalizzando l’impiego del cavallo alla salute umana. Quest’anno, a Verona, si è parlato anche del benessere dei cavalli, compagni di tante attività umane ippoterapia compresa, nel convegno dedicato dalla Società Italiana di Arte Equestre Classica ad Apprendimento, formazione e nuove metodologie per un’equitazione di benessere. Moderatore degli interventi il presidente SIAEC, Giancarlo Mazzoleni, il convegno si è aperto con un interessante cambio di prospettiva: per analizzare il benessere dei cavalli, guardare ai loro corrispettivi umani.
PARTENDO da uno studio condotto su un campione di studenti in veterinaria, risultati incapaci di valutare il grado di benessere di cavalli stabulati, Pia Lucidi, docente di etologia a Teramo ha affermato con forza la necessità di insegnare in forma organica e omogenea – ergo all’università – le esigenze di benessere specificamente equine, a partire dalla socialità fino alla stabulazione. Lo stesso studio, che vedeva cavalli affidati agli studenti per un periodo dato, ha inoltre mostrato che al termine dell’osservazione tutti gli studenti avevano migliorato le proprie capacità di osservazione e valutazione, per non parlare delle accresciute capacità relazionali verso il cavallo affidato loro e in generale anche con cavalli non conosciuti.
Massimo Garavini, presidente CSAIn-equitazione, ha illustrato il progetto-contenitore della realtà da lui presieduta: un accordo con la British Horse Society, responsabile nel Regno Unito della formazione della gente di cavalli, potrebbe aiutare a promuovere in Italia un percorso sistematico per tutte le figure del settore, dal groom al manager di scuderia, fino all’istruttore e poi al “fellow”, che riunisce tutte le competenze e costituisce il più alto grado di “equestrianità”.
Paolo Baragli, del gruppo Etovet dell’Università di Pisa, ha sinteticamente ma efficacemente illustrato i fondamenti etologici del benessere del cavallo, partendo dalle definizioni di base della teoria dell’apprendimento. Rinforzo negativo, punizione, condizionamento sono stati alcuni dei concetti affrontati, per puntualizzarli anche alla luce dell’uso sempre più diffuso fuori dall’ambito scientifico e per riaffermare per educare un cavallo la validità di un approccio etologico, che non perda di vista le conoscenze acquisite attraverso un secolo di studio dell’etologia.
CARDINE tra la prima e la seconda parte del convegno è Giancarlo Mazzoleni: medico e trainer di cavalli e cavalieri, ha presentato il suo Metodo di Equimozione e Isodinamica, sottolineandone la continuità con la tradizione equestre classica e la coerenza con le più moderne nozioni di biologia ed etologia. Se in epoca classica il cavallo era un bene prezioso da conservare il più a lungo possibile – è la tesi – allora quell’equitazione era certamente finalizzata alla sua conservazione. Da qui la necessità di studiarla, per dare un senso scientifico e oggettivo a quelle antiche conoscenze e metterle al servizio del moderno “equitare”. Spetterà poi al senso di responsabilità del cavaliere, attento al benessere del cavallo oltre che al proprio piacere di montarlo, curare il proprio modo di montare, mettendoli insieme. Equimozione e Isodinamica sono le strade da seguire: conoscere il movimento del cavallo, cioè, e muoversi insieme a lui, smettendo di essere “scimmie aggrappate a un cavallo”.
Chiude il convegno l’intervento di Giuliano Bacco, che porta in un lungo video la sua esperienza al Centro Veterinario dell’Esercito di Grosseto. Sullo sfondo si percepiscono i “sussurratori” e le immagini che scorrono sullo schermo mostrano di come sia possibile insegnare a un cavallo – fin dalla nascita – a stare con l’uomo in serenità e senza paure, portandolo al momento della sellatura in modo non traumatico. Interessante l’operazione, apparentemente riuscita, di innestare nell’ambiente militare tecniche “alternative” di educazione, ormai in auge da anni e qui sistematizzate e rese fruibili in modo pragmatico.
Il convegno SIAEC ha seminato molti semi diversi e qualcuno non mancherà di spuntare: nel frattempo, è opportuno per tutti “coltivare il proprio giardino”, magari imparando dai vicini, senza invidie e troppi steccati.


























