''Zero tituli alla povera Ippica italiana''
Caro Direttore, stavolta ti scrivo non da giornalista ma da semplice appassionato che ama l'ippica da tanti anni. Dunque, è esplosa la protesta con il Comitato di Crisi che ha occupato un piano dell'Unire per manifestare la propria preoccupazione. Quattrocentocinquanta giorni dopo la delibera di quei 150 milioni di decreto salva-ippica e l'avvio del piano di rilancio del settore, si è prodotto lo zero assoluto. "Zero tituli" per dirla alla Mourinho perchè quel calendarietto che doveva essere il punto di partenza per l'operazione ottimizzazione scontenta tutti ed alla prima decade del terzo mese dell'anno è scritto sull'acqua: ancora non si sa se le cattedrali del galoppo, San Siro e Capannelle potranno proseguire l'attività. E inoltre è l'unico mezzo gol realizzato dalla cura Zaia e dal suo staff che ha curato la redazione del piano industriale dopo un parto lunghissimo e fin troppo affollato di uditori (tecnici, operatori, amici degli amici). Dopo aggiustatine varie si sono prodotte la bellezza di 700 pagine ma ancora oggi nessuna pista sa con quale metro di valutazione sarà giudicata e con un paletto inaccettabile in una economia di mercato. All'ippodromo quello studio dotto e approfondito consegna questo input: la tua bottega/il tuo locale ippodromo deve stare aperto meno di prima ma produrre piu' di quello che hai fatto negli ultimi due/cinque anni. Come fare, trova tu il modo. Su tutto questa impalcatura progettuale è arrivata anche la doccia fredda di un parere del collegio sindacale sul bilancio Unire che darebbe come diktat la restituzione in due anni alle banche di un debito di 100 milioni. Vuol dire che sul montepremi arriva un bel taglio.
QUANTO? Boh. Risposta rimandata al dopo elezioni, perchè probabilmente il carrozzone della politica rimanda tutto al dopo 28/29 marzo, al week end delle regionali. Unire in odore di commissariamento, cda praticamente esautorato. E chi si prende la briga di mettere una firma su un bilancio contro il parere del collegio sindacale. Roba grossa. Ci vorrebbe coraggio. E soprattutto passione. In Italia non rischia piu' nessuno, nessuno ha il coraggio di dire quello che pensa. Avete capito perchè ha così successo come impatto mediatico un portoghese che si chiama Josè Mourinho. Intanto, l'ippica va a fondo. Meno 20 per cento di scommesse, ricorsi e contro ricorsi, Tar intasato su tutte le questioni: convenzioni, regolamento, cassa previdenza. E quant'altro. Che il Titanic sta per affondare lo dice una cartina di tornasole. La sofferenza di gioco e di pubblico nei primi due mesi dell'anno di Pisa, l'isola felice di tutto lo stivale dei cavalli. E anche la giornata tecnicamente riuscita delle poules e del Regoli non ha portato il sorriso a San Rossore. Se Pisa perde, vuol dire che nel resto d'Italia si affonda. La regola, come dicevano i vecchi del turf. Nella cabina di comando mancano gli uomini di scorza dura e che vibravano per le corse e i cavalli, quell'avvocato Mezzanotte che se tu stavi scendendo la scaletta di San Siro prima dell'ultima ti prendeva sottobraccio e ti diceva: "vieni, non andar via, lo sai che c'è un bell'ascendente come gran finale". Tempi lontani, ma sogniamo che San Siro riapra mercoledì 17 perchè il galoppo che riapre a Milano è il segnale che la primavera è arrivata e siamo fuori da questo inverno di ghiaccio.
Allora, caro signor ministro Luca Zaia, se come crediamo lei ha messo entusiasmo, passione e lealtà nel progetto di rilancio di questo antico sport che si chiama corse dei cavalli, ippica, trotto, galoppo e ostacoli, Le chiediamo di intervenire. Di fare chiarezza nel mare di caos. L'Unire non decide piu' niente. Soprattutto non ha credibilità quando promette alle scuderie di pagare premi e indennità tris che risalgono a un quadrimestre fa e poi non mantiene la parola. Credibilità. E' anche su questo valore che lo scommettitore e l'appassionato vanno all'ippodromo e nelle agenzie perchè sanno che quel prodotto sul quale giocano è credibile.
CI SONO fior di professionisti che lavorano alla costruzione di quella gara e l'alimentano con passione, intuito, intelligenza, entusiasmo. Oggi la corsa dei cavalli è una bottiglia vuota. Quasi virtuale se poi si corre e si vince ma tutto quello che gira attorno in termini economici non circola. Perchè i soldi non arrivano alle scuderie, agli ippodromi. Dobbiamo dare atto al ministro dell'economia Tremonti di un discorso importante nel momento piu' pericoloso della crisi economica globale. Garantì l'impegno dello Stato e delle banche per tutelare i cittadini. Oggi al ministro delle risorse agricole chiediamo di spendere parole che sottoscrivano un impegno analogo o lo ribadiscano con fatti concreti. Non con rinvii, ma con decisioni. Atti legislativi, regolamenti chiari, bilanci redatti, sottoscritti e depositati. Mettiamo un punto e ripartiamo. Altrimenti gli operatori delle corse dei cavalli saranno costretti a portare i libri in tribunale per il cessata attività. Credo che l'ippica sia arrivata ad un punto di non ritorno. La barca rischia, travolta dalla tempesta, di schiantarsi contro gli scogli. Resterebbero soltanto poche realtà. Da appassionati odiamo il cartello "pista chiusa". Vogliamo ippodromi aperti e corse da giocare dove chi vince sa di avere, al momento di andare alle gabbie o dietro l'autostart, i soldi almeno entro due mesi se si piazza. Il bello di una corsa di cavalli è che il giorno dopo apri il giornale e non ci sono chiacchiere ma risultati e quote.
Alla politica chiediamo di essere vera, credibile e dare risposte. Il governo del fare, se non sbagliamo viene chiamato. L'ippica a gran voce chiede ascolto e soprattutto risposte.
PAOLO ALLEGRI



























