Uomo e cavallo, il modo vero per essere amici
SOLO VIVENDO A STRETTO CONTATTO col cavallo si può comprendere la vera bellezza di quest’animale. Finora ho sempre vissuto le realtà dei maneggi e delle scuole di equitazione dove il cavallo vive per la quasi totalità del giorno in un box 3x3m e la restante parte in campo a dare e fare quello che qualcuno gli chiede, come una macchina nelle mani del suo pilota. Capita così di non riuscire a cogliere le straordinarie capacità, il cuore e l’intelligenza di quest’animale che sa donare tanto chiedendo fondamentalmente poco: il rispetto.
Nella settimana in cui i miei colleghi ed io abbiamo partecipato allo stage teorico-pratico presso l’allevamento di Purosangue Orientali di Giuseppe Majorana, stage organizzato dal prof. Michele Panzera nell’ambito delle attività didattiche del Laboratorio di Etologia veterinaria comparata della Facoltà di Medicina Veterinaria di Messina, già solo il dormire in una casetta sopra le scuderie dei cavalli e sentire durante la notte i loro movimenti, i giochi dei puledri e la pace dei loro silenzi mi rendeva euforica.
La mattina alzarsi alle 6.00 non pesava. Passare davanti ai recinti dei cavalli e vederli avvicinarsi,i primi giorni incuriositi della nostra presenza e a mano a mano sempre più abituati, felici di darci il buon giorno, faceva partire bene la giornata.
Si cominciava con la pulizia delle lettiere per iniziare a farci notare e conoscere dai cavalli che per quanto timorosi e timidi si avvicinavano vinti dalla curiosità.
E’ stato bello vedere come cavalli non modellati a cui il semplice sguardo pesava come una vera e propria invasione del loro spazio,a fine settimana al nostro passaggio si affacciassero dai paddock per farsi accarezzare o come rispondessero anche vocalmente ai nostri richiami riconoscendo le nostre voci.
In quei giorni ho riscoperto la tranquillità che questi animali riescono a trasmettere anche solo osservandoli in silenzio nei momenti di pausa.
HO IMPARATO che la pazienza è fondamentale. Riuscire a farsi accettare e vivere con loro senza mai invadere i loro spazi rispettando i loro tempi, fermandosi a farsi conoscere e desensibilizzandoli da capo se necessario. Il più piccolo movimento può creare dubbi o paure nel cavallo che necessita di una sensibilità che al primo approccio magari per superficialità, sbagliando, ho sottovalutato. Uno sguardo, un passo, un semplice gesto magari troppo affrettato può compromettere tutto e così si ricomincia da capo senza mai abbattersi nella convinzione di riuscire a rimediare agli errori di approccio commessi. Riuscire a piccoli passi a fare cose che da sempre consideravo scontate come il governo della mano, si sono caricate invece di sensazioni che mi hanno dato emozioni forti.
Ho riscoperto la bellezza nascosta dietro ad un susseguirsi di avvenimenti, sensazioni e sentimenti che senza volere mi hanno legato e coinvolta profondamente a quest’essere semplice, timido ma curioso come solo il cavallo sa essere. La semplice vicinanza di un cavallo, magari mentre lo si conduce alla longhina, mi ha fatto capire quanto si possa essere espressivi e complicati a volte! L’intensità di uno sguardo, la tonalità della voce, la semplice armonia di un movimento del corpo sono sufficienti a comunicare intenzioni e richieste al cavallo.
Pazienza e rispetto sono alla base di un rapporto di fiducia tra uomo e cavallo, nel quale non deve essere il cavallo ad accettare e, nella peggiore delle ipotesi, a sottostare alla mano dell’uomo per costrizione o per paura, ma deve essere l’uomo a capire e rendere proprio quel linguaggio antichissimo, forse da molti dimenticato, che da sempre è adatto alla comunicazione con lui.

Presentazione di interazione


























