MalpensaCavalli, la scienza nel caravanserraglio
“DA TEMPO ENTI E ASSOCIAZIONI di settore stanno discutendo del benessere dei cavalli. Ma siamo sicuri che questo concetto abbia per tutti le stesse implicazioni e valenze?” Con questa domanda Nicoletta Angelini, nella sua veste di moderatrice, ha dato il via al convegno “ II benessere animale e la tutela del cavallo”, che si è tenuto sabato 29 marzo in occasione di MalpensaCavalli. Organizzato dall’associazione Il Sogno del Centauro, il dibattito si è snodato su una molteplice serie di tonalità, che sono andate dalle riflessioni più strettamente filosofiche a quelle più legate direttamente alla pratica equestre.
Alessandro Arrigoni, libero docente di filosofia morale ed esperto di bioetica, ha sottolineato come alcune delle caratteristiche che, nell’arco di un lunghissimo percorso durato millenni, hanno fondato i diritti umani così come noi attualmente le concepiamo, siano estensibili anche agli animali non umani. Il pensiero filosofico, fin dai suoi inizi, si è diviso tra coloro che hanno riconosciuto ai rappresentanti del mondo non umano sentimenti, sensibilità e percezione del dolore e quelli invece che li hanno “interpretati” come macchine animate. Ancora oggi queste due chiavi di interpretazione si alternano e se da un lato possiamo registrare un fiorire di riflessioni che toccano i temi del benessere animale, dall’altro si assiste in alcuni ambiti ad una reificazione estrema dell’animale, che radicalizza gli aspetti più discutibili del pensiero cartesiano. Una reificazione della quale ha dato ampia testimonianza Elisabetta Ferrari nella sua dettagliata relazione sulle sofferenze gratuite alle quali sono sottoposti, durante i trasporti, i cavalli importati “per carne”. Altro dato francamente molto allarmante emerso dal suo rapporto: il numero crescente di furti di cavalli e l’estendersi dei mattatoi clandestini.
Attualmente la bioetica si sta interrogando su come debba essere definita, e soprattutto applicata, la differenziazione tra sofferenza utile o inutile, ma - ha sostenuto Enrico Moriconi veterinario e componente del comitato scientifico nazionale di Legambiente- la percezione del dolore degli animali dipende soprattutto da come ci poniamo nei loro confronti. Da come, in altre parole siamo in grado di percepire e interpretare i segnali di disagio che possono manifestarsi. In questo senso la conoscenza degli studi compiuti dagli etologi sugli animali in natura può essere di grande aiuto per aiutarci a cogliere quelle “eto-anomalie” del comportamento che costituiscono la spia della sofferenza cui l’animale è sottoposto.
Occorre quindi se si vuole lavorare per il benessere dei nostri cavalli ( e non solo di loro, ma anche di tutti gli altri animali) interrogarsi e soprattutto ampliare sempre di più il bacino delle nostre conoscenze perché - come ha giustamente sottolineato Giancarlo Mazzoleni (Equitazione Sentimentale) - l’ignoranza è il peggiore nemico del benessere. Noi, in quanto moderni ci illudiamo di fruire di maggiori conoscenze rispetto ai nostri antenati e non ci rendiamo conto invece che, soprattutto nel mondo del cavallo (ma non solo), la modernità ci ha espropriato di molti saperi. Quei saperi che - secondo Giovanni Gamberini (Cavalgiocare)- venivano acquisiti anche attraverso l’imitazione, “il rubare con gli occhi”, e che conducevano a quel “saperci fare con i cavalli” che è qualcosa di più sia delle conoscenze tecniche che di quelle scientifiche. E’ la capacità di utilizzare la mente secondo quelle modalità analogiche che sono proprie della produzione artistica. Che sia per questo che in passato si era soliti definire l’equitazione “Arte equestre”?
E mentre all’interno della sala un nutrito numero di persone seguiva attentamente lo svolgersi della discussione, fuori andavano in scena le solite ostentazioni poco edificanti: puledri di meno di tre anni obbligati ad esibirsi sull’asfalto per ore ed ore in un improbabile passo spagnolo, speroni sempre più grandi (preoccupa questa necessità di esibire simboli fallici così eccessivi, non sarà mica che….), cavalli con le teste così piegate da chiedersi come il loro apparato vertebrale potrà restare integro. Insomma il solito caravanserraglio concentrato in spazi esterni troppo angusti (oltre che tutti asfaltati), il che indubbiamente, soprattutto quando si muovono le carrozze, mette uomini e animali a rischio di pericolosi incidenti. Così’ tra cavalli parcheggiati vicino alle macchine (che differenza c’è infondo con un motorino!...) bancarelle ricolme di shampoo specifici per mantelli grigi o roani (a quando le tinture e i deodoranti?), biscotti alla mela….per cavalli s’intende ( un po’ di erba fresca da mangiare insieme ad un amico a due o a quattro zampe , no?) lo sguardo si posa su uno slogan che recita “Il cavallo è anche uno stile di vita”. Giusto, ma questo “non stile” francamente non ci piace!

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