L'assurda ''potenza'' di Piazza di Siena
Ebbene lo ammetto: di commentare questa edizione di Piazza di Siena non avevo nessuna voglia. Anche perché la sindrome da ‘spending review’ che aleggiava su tutta la manifestazione ha rattrappito lo stato d’animo inclinando verso una certa mestizia (risparmiare soldi non vuol dire necessariamente rinunciare alla creatività di un tocco di classe) mitigata ovviamente dalla bravura in campo dei cavalieri stranieri, tra i migliori del mondo… Quanto ai nostri, meglio tacere. C’è però un fatto sul quale, riflettendo a mente fredda, tacere non è possibile: la categoria di Potenza.
Chi segue Cavallo2000 credo conosca già la mia posizione, per cui nel merito lascio la parola a Gian Carlo D’inzeo “Ci tengo a sottolineare che è un mio parere personale e non me ne voglia chi non lo condividerà. Ritengo che, nel quadro dell'equitazione dei nostri giorni, la categoria di Potenza abbia perduto qualsiasi motivazione tecnica. Ormai viene fatta solo e unicamente per scopi di spettacolarità e per attrarre spettatori, tutto questo senza considerare gli sforzi a cui sono sottoposti i cavalli. Oltretutto se consideriamo che è sempre più difficile reperire cavalieri disposti a parteciparvi, mi chiedo se sarà il caso di riesumare vecchie categorie ormai in disuso ma ugualmente spettacolari e divertenti come: le categorie a staffetta (che hanno fatto la storia di Piazza di Siena) o la categoria speciale con libera scelta di percorso o ancora la categoria ad eliminazioni successive. Ricordo, qualche decennio fa, l'entusiasmo e soprattutto il tifo e la partecipazione del pubblico durante lo svolgimento di tali gare. L'idea l'ho lanciata, ora, in attesa delle numerosissime critiche, vado a mettermi il giubbotto antiproiettile….”.
Confesso di aver sperato venerdì sera che il buon senso prevalesse e che, visto il numero esiguo di cavalieri iscritti, si riuscisse a sostituire una gara anacronistica con qualcosa di più tecnicamente rilevante. Non è andata così. Si è recitato il solito mantra che il pubblico romano “la vuole”, solo che a guardare le tribune, sabato pomeriggio, veniva da chiedersi se chi organizza Piazza di Siena fosse vittima di un pregiudizio o di un illusione. Le tribune, infatti non erano particolarmente affollate e questo dovrebbe far riflettere su quanto stia cambiando l’approccio al mondo dei cavalli. Ora mi si dirà…..però gli sponsor! Penso che agli sponsor si possa serenamente spiegare che legare il proprio marchio ad una categoria desueta non costituisce certo il top della comunicazione. Piazza di Siena è molto di più e, soprattutto, è in grado di proporre livelli ben più alti e rappresentativi del nostro sport.
Non credo che un cavallo di sette anni (purtroppo montato da un cavaliere italiano) che si cappotta sul muro sia uno spettacolo accettabile, tanto più se si tiene conto che lo stesso cavallo la mattina aveva gareggiato nel Premio Land Rover (una 140). Mi si dirà che la FEI lo consente. A non consentirlo però dovrebbe essere il buon gusto, il buon senso e soprattutto un atteggiamento etico rispettoso del benessere del cavallo.


























