Ippica Comitato di Crisi, il piano per il rilancio - 2
Ippica – piano di rilancio del Comitato di Crisi – seconda parte
AUTOCRITICA
L’IPPICA ITALIANA è in crisi non solo per i motivi esposti in premessa, non certo per incapacità categoriali, ma per diverse aree di criticità prevalentemente rivolte alla gestione del sistema.
Nell’ultimo decennio l’ippica ha risentito di un grande sovradimensionamento. Troppi cavalli in attività e troppe corse; si fanno nascere troppi aspiranti campioni e di conseguenza si organizzano troppe gare: più di quelle che il mercato è in grado di sostenere.
Questo è il frutto di chi illusoriamente e pretestuosamente ha indotto il settore a credere di poter godere di maggiori risorse finanziarie frutto del processo dei cosiddetti “minimi garantiti”, poi definiti – e solo in parte concretamente – dalla legge 200 dell’1 agosto 2003. Così è aumentato in modo eccessivo il numero delle corse, circa 23.000 annue, peraltro prive di criteri di concorrenzialità, economicità e selezione.
L’Unire, a causa di costanti cambiamenti gestionali, non è riuscita a coinvolgere tutte le Categorie in un percorso di risanamento che avrebbe comportato sì dei sacrifici ma comunque condivisi.
Il mancato coinvolgimento ha determinato una reazione conservatrice dei singoli comparti, evidenziando una criticità ambientale di cui bisogna tener conto: l’abitudine all’assistenzialismo di Stato al quale è sempre difficile rinunciare.
La gestione separata con le singole Categorie interessate ai provvedimenti ha spesso prodotto inevitabili contrasti tra gli operatori ippici, comunque partecipi dello sviluppo dell’ippica italiana, e l’Unire: ente strutturalmente agricolo e quindi di allevamento, sostenuto finanziariamente e imprenditorialmente dai proprietari e dagli allevatori, che si avvale della collaborazione delle Società di corse per costruire il prodotto ippico, nonché dell’importante opera degli operatori professionali che offrono un contributo rilevante alla regolarità delle core e allo sviluppo agonistico del cavallo.
L’ENTE non si è ancora dotato di un sistema congruo, condiviso e non clientelare, di remunerazione delle Società di corse, in modo da definire in maniera compiuta il singolo ruolo di selezione o di promozione.
L’Ente ancora oggi, nonostante la costituzione delle aree trotto, galoppo e sella, è privo di strumenti adeguati di supporto alla fusione di ben 4 Enti Tecnici incorporati, che svolgevano un sapiente e proficuo lavoro in alcune materie, ad esempio:
- il controllo ispettivo e il monitoraggio delle attività degli ippodromi
- la razionalizzazione delle attività di gestione degli addetti alle corse, commissari e funzionari di gara
- la formazione e l’aggiornamento professionale del personale dipendente
- l’analisi e la definizione di nuovi criteri di assegnazione del montepremi e la predisposizione, la redazione e il controllo di un calendario di corse coerente con le esigenze di incremento qualitativo del settore.
Le Categorie Ippiche negli anni si sono sedimentate intorno a interessi particolari dei singoli settori, dimenticando i più alti interessi della comunità; hanno inciso negativamente sul sistema, moltiplicandosi numericamente, ingenerando confusione attraverso un mix promiscuo di ruoli: fantini, drivers, allenatori, allevatori e proprietari.
Le Società di corse non hanno unanimemente condiviso la definizione della congruità della remunerazione dei servizi resi all’Unire. Inoltre non è stata ottemperata compiutamente la valutazione dell’idoneità delle strutture sulla base di parametri predeterminati né si è provveduto ad assegnare un ruolo a ciascun ippodromo in armonia con gli interessi del settore.
In definitiva questa analisi critica dimostra la disponibilità delle Categorie – in presenza di future certezze economiche e tecnico-gestionali, nonché della risoluzione dell’attuale momento di crisi – a concorrere al giusto dimensionamento del settore, rivedendo, quindi, quegli eccessi che concorrono alla ormai cronica criticità.
Le Categorie Ippiche si dichiarano pronte:
- ad una corretta analisi del numero dei cavalli e dell’eventuale contingentamento delle nascite
- a proseguire in un percorso di miglior qualità e selezione
- al raggiungimento di una mirata riduzione delle giornate di corse condizionata dall’impegno degli ippodromi a rendersi funzionali al business ippico per l’incremento del montepremi
- ad un costante coinvolgimento nell’applicazione di regole condivise che diano garanzia di sicurezza e trasparente delle attività agonistiche, quali ad esempio: verifica impianti, controlli doping, regolarità delle corse
- alla riorganizzazione del calendario delle corse in senso selettivo e produttivo abbinata a una programmazione omogenea e funzionale agli obiettivi qualificanti da perseguire.
2 – continua


























