I cavalli, il branco, la strategia e le gerarchie
L’INTENTO di questa nuova rubrica è quello di delineare in modo semplice un percorso conoscitivo dell’etologia equina di base per poi indagare il rapporto uomo-cavallo.
Articolo 1- IL BRANCO
Per innescare la corretta relazione uomo cavallo si renderà quindi necessario comprendere la qualità ed il peso delle relazioni tra i conspecifici
La prima cosa da considerare, per quanto possa sembrare ovvia e banale, è che il cavallo è un erbivoro ed ha quindi sopra di sé nella catena alimentare un numero considerevole di predatori.
Questo suo far parte di una specie predata ha comportato un’evoluzione fisica e morfologica orientata alla fuga piuttosto che alla caccia ma anche, cosa che interessa più a noi sottolineare in questa rubrica, un’evoluzione comportamentale e di organizzazione sociale.
Il pericolo di essere predato ha quindi fortemente condizionato il cavallo nella sua socialità, orientandolo ad organizzarsi in branchi. Il branco infatti rappresenta in natura una strategia di sopravvivenza che garantisce protezione e permette di sfruttare al massimo le risorse alimentari; si sviluppa quindi al suo interno una vera e propria economia che viene ottimizzata dall’organizzazione sociale.
Si consolida così il modello gerarchico con rapporti di dominanza stabilita tramite conflitti ritualizzati. La gestualità corporea del cavallo in natura nelle manifestazioni di rango verrà affrontata più approfonditamente nelle prossime rubriche, per ora si afferma in sintesi che tutte le diverse relazioni che si possono osservare all’interno del branco per mantenere il proprio equilibrio si fondano sul do ut des e necessitano quindi di leve negative e positive.
- Le leve negative sono rappresentate dall’accettazione delle sottomissioni quali il mangiare per ultimi, il bere per ultimi, il non avere diritto alla riproduzione.
- Le leve positive sono per la figura del leader gli opposti dei sopra citati, per i soggetti subordinati invece la protezione e la sopravvivenza o più in generale la possibilità di vivere all’interno di un branco con un’economia che funziona.
L’ organizzazione sociale per potersi definire tale e mantenere solidamente l’ordine al suo interno prevede un sistema gerarchico nel branco dove l’individualità trova la corretta collocazione ed equilibrio.
Il modello gerarchico si esprime però attraverso due principali filoni che che interagendo costituiscono il tessuto sociale del branco: quello stalloniero e quello femminile.
- Il criterio gerarchico maschile o stalloniero è legato all’azione di forza, la salute, la morfologia e l’esperienza (intesa come capacità di esprimere la propria leadership). Sarà quindi l’esemplare più forte ed espressivo a trasmettere il gene migliore.
- La gerarchia per linea femminile si esprime altrettanto con finalità morfologiche, ma questa volta legate non alla forza ma alla capacità e la facilità di parto, ma soprattutto essa si esprime nello sviluppo del raziocinio, della decodifica delle informazioni e delle capacità educative, essendo le fattrici le uniche responsabili nel branco dei processi di apprendimento del puledro.
- La selezione femminile ha quindi come priorità la capacità di trasferire informazioni e quindi esperienza; le fattrici insegneranno quindi al proprio puledro l’allerta, l’attenzione ed il pericolo, il timore per il silenzio innaturale e la pericolosità di pascolare sopravento.
A questi primi accenni di etologia seguiranno gli altri articoli di questa rubrica che cercheranno di fornire una base di partenza per la comprensione del comportamento equino che accompagnata all’osservazione del cavallo nella sua espressività naturale consentirà di poter meglio interpretare questo nobile animale.
CATERINA PENNER
Equine studies & Horse management
University of Portsmouth

























