Allevamento italiano sempre in vetta. Cerchiamo di non distriuggerlo
Caro Direttore
consentici alcune considerazioni su un tema fondamentale per l'ippica italiana che sempre di più ha attirato l'attenzione degli operatori consapevoli, in Italia e all'estero.
Il 2013 è stato un anno certamente difficile per il comparto ippico nazionale. Soprattutto nel settore del trotto, che ha rischiato di andare in default: solo la passione e lo spirito di sacrificio degli operatori – allevatori e proprietari in prima fila – hanno fatto in modo che si sia potuto resistere e andare avanti, nella speranza di tempi migliori e nella consapevolezza che sarebbe stato assurdo gettare al vento anni di selezione.
Una selezione che ha portato l'allevamento italiano ai vertici mondiali.
Che il nostro prodotto sia un must lo testimoniano anche i risultati ottenuti nella stagione appena passata dai nostri trottatori sulle piste di tutta Europa. È un dato di fatto che i made in Italy nel 2013 abbiano vinto, tra i Free For All, 11 corse di gruppo I (3 all'estero) lasciando alle spalle Francia e Svezia. Ed è altrettanto incontrovertibile che i soggetti iscritti al Libro Genealogico italiano lo scorso anno abbiano riportato 85 vittorie sulle piste francesi, 30 delle quali a Vincennes, il palcoscenico più prestigioso del mondo, e più di 300 in Svezia, Norvegia, Finlandia, Belgio, e anche in Slovenia e Spagna.
Se la Francia sta colonizzando il trotto europeo con la sua organizzazione, l'Italia lo sta facendo con i cavalli, costretti purtroppo ad emigrare per la mancanza di consapevolezza di chi dovrebbe dirigere la nostra ippica e non si rende conto che l'allevamento italiano è un'eccellenza che si dovrebbe preservare e non mandare al macero.
Troppo lungo sarebbe l'elenco dei successi dei nostri cavalli in Francia e di quelli conseguiti sulle piste del Nord Europa da trainer (come Riordan, Elhert e Gocciadoro) che hanno in Italia la loro base operativa. E non sarà inutile ricordare che questo processo ha avuto origine a partire dal 1993-94, quando fu predisposto e reso operativo lo strumento normativo dell'attuale selezione del trottatore italiano, attraverso il lavoro congiunto del Ministero dell'Agricoltura, dell'Associazione degli allevatori (ANACT), dell'Ente tecnico del trotto (ENCAT) e dell'UNIRE, con l'apporto fondamentale del compianto e non dimenticato Lorenzo Selva.
Venti anni di lavoro, con lo sguardo volto al futuro, per migliorare costantemente gli atleti protagonisti di uno sport, al centro di un settore produttivo che in altri Paesi è tenuto in considerazione con intelligenza, rispetto e dignità.
Come dovrebbe essere e come non è più da noi.
Luigi Sangregorio
Maurizio Soverchia

























