A Roma attenti ai vetturini. C'è chi mena...
Caro sindaco di Roma, noi stiamo con Valentina. Tu con chi stai?
Dunque, il messaggio è: fatevi i fatti vostri. Girate la testa dall’altra parte e fatevi i fatti vostri. Perché se, poco poco, vi azzardate a fare una domanda sulle condizioni del cavallo, una scarica di botte non ve la leva nessuno. Attenzione: non stiamo parlando di un rischio possibile, di una ipotetica eventualità. Il fatto è realmente accaduto con tanto di nomi, cognomi e referto clinico che certifica lividi e contusioni da percosse.
Roma, primi di settembre. Incrocio via Condotti via del Corso, pieno centro storico. Una signora, che chiameremo Valentina, si avvicina ad una carrozzella e chiede al vetturino come mai il cavallo abbia un occhio bendato con una specie di reticella. Il ‘lavoratore’, per tutta risposta, scende da cassetta e comincia a tempestare di pugni e schiaffi l’insopportabile provocatrice che, anziché, impicciarsi dei fatti propri, commette l’imperdonabile impudenza di interessarsi del cavallo. La signora finisce in ospedale.
Del picchiatore, ad oggi, non si ha notizia. E’ probabile che circoli ancora liberamente in attesa di sistemare per le feste qualche altro impiccione.
Conosciamo a memoria la patetica litania di quel particolare social-giustificazionismo per il quale non è giusto criminalizzare un’intera categoria per colpa di qualcuno che se va fuori di testa. Invece noi pensiamo che questa aggressione da coatti trogloditi che non si fanno passare la mosca al naso perché loro sono ‘omini de panza e de cortello’, debba costituire la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ed è un vaso stracolmo da troppo tempo. Allora ad uso e consumo delle autorità comunali competenti, vogliamo mettere un definitivo puntino su qualche ‘i’.
Non ci troviamo in presenza di una categoria di lavoratori, ma di un raggruppamento lobbistico-corporativo che non tiene in nessuna considerazione le norme, le regole e i protocolli che l’amministrazione comunale ha stabilito a tutela dei cavalli adibiti a questo servizio. Questa sub casta agisce in regime di monopolio e di impunità. E, cioè, in aperta contrapposizione con l’etica propria di uno stato di diritto. E’ esattamente su questo terreno che la palla passa alle autorità locali. Le quali hanno potere di revoca sulle autorizzazioni che rilasciano per servizi pubblici o di utilità collettiva.
Restiamo in attesa di vedere se all’energumeno che ha messo le mani addosso a Valentina verrà ritirata l’autorizzazione e se il suddetto verrà sottoposto a giudizio penale, con l’amministrazione comunale costituita parte civile per il buon nome della città. Se accadrà, vorrà dire che c’è ancora una speranza su come ripulire questo servizio dalle scorie di un bullismo da borgata. Se non accadrà, è bene che il Comune sappia fin d’ora che i romani e, assieme a loro, i turisti che vengono da tutto il mondo non se ne fanno proprio niente di quattro carrozzelle che campano sulla pelle di povere bestie costrette, spesso, a caracollare in strada come invalidi di guerra. Cultura e tradizione sono un’altra cosa. Sono una cosa che fa tutt’uno con la civiltà. E la civiltà e fatta da teste che pensano a da mani che lavorano. Non da picchiatori ad elettroencefalogramma piatto.


























