''Una Lega per l'ippica? Ma siamo seri...''
Caro Direttore, non credo sia il caso di dedicarci ai dettagli, pur essi discutibili, che la “Proposta per il rilancio del settore ippico” lanciata con il bollo della “Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici” ha reso disponibile al capezzale di questo splendido sport che appare ormai un malato terminale. Per questo ci sarà tempo, pure se tempo breve data la gravità della situazione. E quella che viene chiamata “filiera”, come fosse la produzione dei formaggi, direi più ancora delle mozzarelle, ovviamente di bufala, già sta accapigliandosi intorno a questo o quel cavillo che nasconde ogni interesse, più o meno confessabile e comunque mai confessato, nel mondo del cavallo.
E’ la filosofia stessa di questo forte piano che andrebbe preventivamente discussa. Può essere credibile una sedicente Lega che comprende solo parzialmente la decantata filiera e solo parzialmente il settore “confindustriale”? Possono i tessitori della Lega stabilire d’imperio chi è di serie A1 e chi di Serie A2, come avviene a seguito dei risultati sportivi nel basket e nella pallavolo? Può immaginarsi una specie di NBA dei nostri dirupati ippodromi, nei quali il Commissioner o i Commissioners siano quelle stesse persone che dalle scambievoli e spesso scambiate poltrone del “Potere Ippico” hanno pilotato il settore all’attuale disastro? Può ragionevolmente pensarsi che nell’attuale congiuntura dell’economia e della finanza italiana il Governo, assediato da ben più giustificate richieste, possa distogliere 300 milioni di euro per destinarli all’amministrazione di questi amministratori?
La filosofia della privatizzazione può anche apparire quella più giusta: purché non si affidi, con le improbabili basi segnalate, a chi ha già non privatizzato l’ippica ma ha privato l’Italia della stessa.
LETTERA FIRMATA


























