Strage di cavalli, in Spagna si può
QUANDO SI DICE pelle e ossa. Stalloni da seicento chili che si riducono sotto i centocinquanta. Erano uno status symbol e adesso agonizzano per fame e per sete. E’ la crisi. Le banche chiudono i rubinetti? E io elimino acqua e biada. Lascio la bestia al gestore del maneggio, così mi libero di un impiccio e saldo il debito. Ne faccia quel che vuole. E che vuoi che faccia? Vendita in aste clandestine al miglior offerente. E poi via andare con le bistecche da esportazione per la Francia e per l’Italia.
Sono talmente mal ridotti che non se li compra nessuno? No problem. Che si compia il loro destino. Cani e gatti vengono abbandonati sulle strade, ovvio, allora, che i cavalli siano abbandonati nelle campagne. E dire che quando stavano in carne valevano fino a ottomila euro. In mezzo ci sono anche campioni valutati, ai tempi, più di cinquanta mila euro. Concordia Marquez, che dirige la più importante organizzazione spagnola contro il maltrattamento dei cavalli, non sa più dove sbattere la testa. Dice che ultimamente ha dovuto respingere in blocco 150 cavalli perché non sapeva più dove metterli. Una vera strage. Naturalmente c’è una legge che punisce i maltrattamenti. Tanto piacere! Una multa e mi levo il pensiero. (tratto da El Mundo del 18 ottobre)


























