''Livorno ribellati, l'ippodromo Caprilli
non può e non deve morire''
Caro Direttore, forse per la prima volta, da quando sono nato, nel 1962, la mia estate non inizierà. La mia estate non inizia ai primi di giugno con i primi bagni di mare, la mia estate è sempre iniziata quando un po' prima di sera, con il tramonto che sul mare accende una luce prima arancione poi viola, che sembra un blu' notte, il meraviglioso tramonto di Livorno (che si vede da Ardenza, dal lungomare che dalla Rotonda passando per la Terrazza Mascagni arriva ai Cantieri Navali), si aprivano i cancelli dell'ippodromo Caprilli. Quest'anno la mia estate non ci sarà, il tempo lieve, dolce del relax, quel fanciullino ritrovarsi al tondino di quell'ippodromo-giardino dalla tribuna liberty sarà come volatizzato.
Invecchiato come i miei capelli sempre piu' brizzolati. Il 28 giugno il Caprilli rischia anche di perdere la concessione, secondo quanto ha dichiarato l'Assi. La stagione di corse non è partita. Un rinvio dietro l'altro e, nel frattempo, il galoppo toscano precipita nel baratro. Ho seguito la vicenda dell'Ardenza sui giornali. Ho letto dichiarazioni, cifre, numeri. Dipendenti che sarebbero troppi a Livorno rispetto a Pisa. Come se si potessero confrontare due realtà che sono totalmente differenti. Ho letto lavoratori da accantonare o da far lavorare per qualche mese facendo firmare liberatorie. Ma che cosa è diventato lavorare in questo Paese nell'epoca delle ministre Fornero, maestrine di numeri inattendibili, di improvvisazione tecnica?
L'Ardenza ha una sua ricchissima tradizione, strettamente collegata alla storia della città. L'ippodromo è un patrimonio cittadino, ha una valenza sociale, culturale, turistica anche nella derelitta ippica di oggi senza pubblico ma, come in una magia, la gente ad ogni estate ha abbracciato i cavalli ed i fantini all'Ardenza. Non c'è ippodromo d'Italia dove si respiri l'amore e la passione per i cavalli. I livornesi sono gente vera, sanguigna ma che sa riconoscere dove c'è la sincerità. Al cavallo riconosce una lealtà, un'eleganza e una signorilità che si è smarrita nella società di oggi, inquieta e priva di una bussola.
Ecco perchè ad ogni estate la gente di Livorno ha continuato a tendere la mano all'amico purosangue. Chi per anni ha lavorato anche come collaboratore, al totalizzatore, ai bar, al self service è stato felice di lavorare in quel posto a contatto con un luogo bello della città nel tempo felice dell'estate. Ridurre tutto a meri, aridi numeri di budget, di bilanci, a balletti di se e ma, a dettare diktat e a suggerire firme che violano l'attuale legislazione sul lavoro, ad arrampicarsi sugli specchi confrontando realtà agli antipodi come Pisa/San Rossore e il Caprilli, vuol dire essere lontani da una consonanza. Da quello che una storia, un ippodromo, i cavalli e la gente che ci vive e ci lavora, ha rappresentato per una città.
A Livorno tutto è stato scritto con il sudore, il Porto, il Mercato, i Cantieri, gli stabilimenti balneari, i bar all'aperto, il suo stadio e la storia della squadra amaranto. Scritto con il sudore vuol dire che se ti stai perdendo a Livorno c'è ancora qualcuno che ti guarda negli occhi e ti dice "amico" vieni qua, dimmi di te". Da appassionato e da livornese vorrei sapere per quale motivo e cosa si aspetta ad aprire i cancelli dell'ippodromo. Facciamo le corse, stampiamo il programma e mandiamo i cavalli in pista. Accendiamo le luci e la gente verrà. Aspettiamo quel "Partiti", la magia della sgabbiata. I conti poi li farà il liquidatore. E se dovremo morire, moriremo, ma a testa alta. Ma non ce lo faremo dire da gente che viene da fuori e detta il verbo arido, freddo di cifre senz'anima e senza cuore. Piuttosto a Livorno si organizzi un confronto pubblico tra il sindaco e Attilio D'Alesio, oggi presidente del Coordinamento Ippodromi, e con un passato di direttore dell'ippodromo ardenzino e, per 5 anni, di assessore allo sport.
Intervengano anche i livornesi a quel dibattito pubblico. Perchè l'ippodromo e la sua estate - con la suggestione delle lampade e dei cavalli che corrono a 8 metri dal mare - sono un patrimonio della gente, della città tutta, della Livorno che ama lo sport e i cavalli. La soluzione per il Caprilli è a portata di mano se la si cerca. Lontana però dalle liberatorie che violano i diritti dei lavoratori e dalle subconcessioni trentennali a soggetti che come unico piano industriale hanno il mandare via i cavalli dall'Ardenza e rendere pesante il conto per il personale in termini di posti di lavoro. Si corra al galoppo all'Ardenza per tre mesi e si apra ad un azionariato popolare in vista di trovare la soluzione per il futuro soggetto che gestirà l'ippodromo.
Cordialmente
PAOLO LLEGRI
*PAOLO ALLEGRI è nato a Livorno il 13 marzo 1962. Vive a Pistoia. Dal 1988 scrive storie di cavalli da corsa. A suo spese ha pubblicato una raccolta di racconti che parlano di città, di Modigliani e di Pantani.
Ama svegliarsi al mattino con un caffè e leggendo Il Manifesto e "U", le pagine che l'Unità dedica a cultura, cinema, teatro, libri, musica, arte.


























