Le Voloire, l'eroismo a cavallo sopravvive a Milano
NON E’ UN CAVALLO QUALUNQUE. Anche se non può partecipare da solo alle adunate o chiedere rapporto ai suoi superiori, lui è un militare e come tale deve sottostare alla disciplina dell'esercito.Molti provengono dal Centro Reclutamento equini di Grosseto, dove restano fino alla doma per poi essere smistati nelle caserme in cui la tradizione equestre è ancora viva. Il Reggimento Artiglieria a Cavallo di Milano (le Voloire) è una di queste. Ultimo baluardo di una gloriosa storia cominciata nel lontano 1831, fino all'avvento delle macchine moderne, le batterie a cavallo si fecero onore in numerose battaglie in Italia e all'estero, impegnate anche in Russia durante la seconda Guerra Mondiale.
Sebbene ai nostri giorni le batterie siano impiegate in rappresentanza del loro passato con dimostrazioni e parate, l'impegno e l'addestramento di cavalli e uomini restano immutati. Fino a qualche anno fa, la maggior parte dei militari del Reggimento erano soldati di leva, tanti cominciavano ad aver a che fare ai cavalli soltanto là dentro e per molti da subito si creava un appassionato sodalizio fra uomo e cavallo.
Ogni soldato si curava del cavallo datogli in affidamento, dopo essere andati all'alzabandiera e all'adunata, unici momenti formali obbligatori.
All'imminenza delle parate, l'addestramento si svolgeva nel grande piazzale della caserma: si attaccavano 6 cavalli in 3 file a un cannone risalente alla prima Guerra Mondiale. Le 3 pariglie si chiamavano rispettivamente di volata, di mezzo e di timone, i cavalli di sinistra venivano montati da 3 soldati.
Dietro al cannone vi erano 4 cavalli montati da rispettivi soldati che avevano la funzione di serventi con lo scopo di seguire il pezzo in movimento nelle varie andature, disegnando suggestive figure coreografiche, e di piazzare il cannone dopo aver staccato l'avantreno per simulare una presa di posizione, facendo poi scoppiare una castagnola, e via in riassetto di marcia per concludere la parata e ritornare nelle scuderie. Negli avvenimenti più importanti come la Festa di Santa Barbara patrona del Reggimento, il primo sabato di dicembre, le batterie a cavallo lavoravano al completo con ben 52 cavalli di cui 24 ai cannoni, e con 16 serventi, 4 capipezzo, 4 trombettieri e 4 ufficiali. Uno spettacolo!
Negli altri giorni festivi, i cavalli venivano lasciati riposare e l'attività finiva presto.
Il Reggimento comprendeva un'attrezzata infermeria quadrupedi gestita da personale valido sempre pronta ad affrontare qualsiasi emergenza. C'era anche il reparto mascalcia. L’alimentazione dei cavalli-militari era del tutto simile a quella dei… colleghi civili con acqua, fieno e avena di cui andavano matti. Purtroppo fra i militari c'era anche chi, sentendosi costretto a fare la naja, per noia si sfogava proprio con chi non aveva colpe e fortunatamente quelle persone erano poche.
Dal 1999, le Batterie a cavallo hanno perso la loro storica denominazione, divenendo una Sezione a cavallo, ridimensionando il numero dei cavalli presenti della metà
Aver trascorso il servizio militare in una caserma speciale come questa, lascia indelebili piacevoli ricordi e qualche piccola esperienza negativa, nonostante siano trascorsi ormai 13 anni dal mio congedo.
In ricordo di Palinuro, Trottolina, Rebert e di tutti i cavalli del Reggimento.


























