Il cavallo nei proverbi, perle di saggezza
E` UN SINTETICO ma ampio e profondo spaccato della societa` italiana (e non solo italiana) quello che emerge dalla lettura del volume "Il cavallo nei proverbi" (Equitare, 2012, pagg. 144, 16 euro), testo scritto in origine nel 1976 da un Autore straordinario, Tano (Gaetano) Parmeggiani, che ha pubblicato poche opere, tutte pervase da una strabordante e straordinaria cultura, su argomenti apparentemente lievi e comunque accattivanti (proverbi, almanacchi, giochi, oroscopi). E questo testi sono ancora sul mercato.
Il nostro poligrafo stavolta commenta da par suo oltre un centinaio di proverbi e detti popolari italiani che hanno per tema il cavallo, declinati e analizzati con l`attenzione volta anche alle possibili varianti regionali dei detti e addirittura, in alcuni casi, con citazioni di varianti straniere.
Libro colto dunque nella stesura, ma leggibilissimo, per lo stile piano e concettoso allo stesso tempo, simile a quello di un Gadda che non si e` dedicato al romanzo o alla novella, ma all`antologia di fatti e di memorie e allo zibaldone di pensieri. Un esempio, tra i tanti, puo` meglio aiutare a comprendere lo spirito e lo stile dello scritto e ad accostarsi a questo lavoro che sembra modesto, ma e` prezioso e appassionante.
CAVAL DI RAZZA NON DIVIEN MAI ROZZA. "Celeberrimo e` il caso di quel baio, dono del Bey di Tunisi al re di Francia e da questi scioccamente venduto a chissa` chi: rintracciato per le strade di Parigi da un inglese (intenditore assai piu` fine del re Sole) che noto` la bella struttura del cavallo malgrado lo stato penoso cui era ridotto e lo acquisto` per un`inezia, divenne, dopo ripetuti passaggi di mano, uno dei tre grandi capostipiti del thoroughbred: Godolphin Barb. Il superbo stallone - nessuno fortunatamente aveva avuto l`idea di castrarlo - si era adattato a tirare il carretto senza ribellarsi..."
E la storia continua.
Tanti i cavalli veramente esistiti citati nel florilegio, quasi tutti "scelti fra i soli soggetti di cui rimanga sicura notizia, i purosangue inglesi da corsa", chiosa con puntiglio l`Autore ed ecco allora in una lunga serie Pretty Polly, Eclipse, Diomed, Darley Arabian, ma anche i "non purosangue", come il Vizir di Napoleone e i cavalli delle avventure di Tolstoj, Franco Sacchetti e Benvenuto Cellini, in memorie e racconti di fantasia.
Per concludere: un libro di divertimento intelligente per tutti gli appassionati dei nostri quadrupedi, che allo stesso tempo costituisce un tassello per una "storia sociale del cavallo" - nell`ippica e nell`equitazione - che il nostro paese non ha mai prodotto.
Ma non si puo` mai dire.



























