''Fieracavalli, un'edizione senza identità''
Caro Direttore, dire che sono ancora basito è un eufemismo. Questa la sensazione che ho ricevuto visitando, come ogni anno, Fieracavalli a Verona. Pioggia a parte, stando ai proclami che hanno accompagnato la campagna di comunicazione preventiva, supponevo di trovare una manifestazione frizzante, invitante, decisamente più stimolante rispetto al recente passato pur nella classicità di contenuti e proposte che questa manifestazione evento ha sempre espresso.
Inoltre, la pressione concorrenziale di rassegne similari induceva a credere che qualcosa di diverso dal passato - di più e meglio, forse – sarebbe stato proposto da questa rassegna, evento che ha sempre saputo amalgamare le diverse funzioni del cavallo.
Non dico, né desidero essere frainteso, che tali attese sono miseramente naufragate nella staticità di questa edizione. Ricca, ma senz’anima. Senza quelle componenti scientifiche e didattiche che hanno sempre rappresentato la “diversità” di Fieracavalli, l’anima verso cui i giovani e giovanissimi familiarizzavano con questo quadrupede.
Sono state messe quasi nel dimenticatoio, di sicuro in secondo piano, tutte quelle istituzioni, enti, associazioni e cooperative, la cui attività si completa con l’utilizzo del cavallo e che in passato hanno animato le giornate espositive documentando il loro impegno e, in primis, le nuove “frontiere” dell’utilizzo di questo animale che ha scandito le diverse stagioni del genere umano.
Detto ciò, ho avuto la sensazione, e sono convinto di non essere stato il solo, che sia mancata, e tanto, la disciplina della sicurezza: cavalli e carrozze hanno affollato, come consuetudine, i viali del quartiere minando la sicurezza dei tanti visitatori che bighellonavano all’aperto o che visitavano i padiglioni della rassegna.
Sostanzialmente, un’edizione lontana da quelle promesse enunciate e affatto diversa, credo (!!!?!!), dalle intenzioni degli stessi organizzatori che hanno cercato di scimmiottare, senza riuscirci, un passato, recente o remoto, che ha fatto il proprio tempo e che è stato riposto nel dimenticatoio per troppo tempo.
Un passato che non potrà mai tornare perché questo evento non ha più memoria, ha perso quelle identità che ne avevano fatto la fortuna e che lo avevano reso diverso dalle similari manifestazioni europee, perché era più a dimensione di quella società, di quelle famiglie, di quel visitatore che avverte la necessità di riscoprire le sue radici, le proprie tradizioni.
Un’edizione scialba, flagellata dalla pioggia, affatto entusiasmante. Di certo, un evento che non solo non ha saputo interpretare i bisogni delle nuove generazioni di visitatori ma che addirittura ha perduto lo charme identitario che ha contribuito ha farne un appuntamento di richiamo.
E, inoltre, ci sia fatta venia di non farci credere che, nonostante tutto,la Fiera ha raggiunto e superato il traguardo dei 150 mila visitatori. E’ l’ennesima umiliante beffa a quanti hanno pagato il biglietto per vedere il “nulla” a parte l’addolorata visione della morte di un campione, quale è stato Hickstead.
LETTERA FIRMATA


























