''Fieracavalli, il regno della confusione''
Caro Direttore, le chiedo un po' di spazio per rispondere alle lettera del dr. Paolo Baragli. Devo purtroppo confermare che le frasi riportate sono quelle da me sentite in Fiera. Il che non significa che io le condivida, tutt’altro: e infatti concordo pienamente con Lei, dr. Baragli, quando definisce “altamente coercitive ed invasive” le manovre descritte. La prima reazione che ha colto, con me, diverse altre persone presenti all’evento di cui parlo, è stata l’incredulità: possibile che stessimo mal comprendendo quello che sentivamo? Poi lo sconcerto, quando abbiamo capito che no, avevamo bene inteso.
La ringrazio ora, dr. Baragli, perché la Sua lettera dà forza con competenza e autorevolezza al nostro disorientamento di profani, seppur dotati di buon senso e di una certa esperienza nell'argomento. Avrà certamente notato che l’episodio narrato serviva a esemplificare quella che bonariamente definirei “confusione”, nell’ambito di una manifestazione che – proprio perché grande e famosa – attira molte istanze equestri, talvolta forse in modo ancora poco organico.
In questo caso, si parlava di relazione con il cavallo fin da piccolo e più in generale di benessere del cavallo: non è un mistero che ormai da qualche anno Fieracavalli abbia fatto del benessere equino come della relazione uomo-cavallo una parola d’ordine.
Parola, appunto, talvolta smentita nei fatti: torno a citare l’asta dei pony, iniziativa commercialmente valida, forse, ma che mi sembra in totale contraddizione con la relazione tra due esseri senzienti e diversi. “Oh, come amo il mio pony… ops, me ne compro un altro…”.
E il benessere del cavallo? Ne parlano tutti, e tutti lo considerano importante. A parole. Poi, fuori dai padiglioni si vedono i cavalli, in mezzo alla gente e al rumore, costretti a fare i soliti quattro movimenti che ne esaltano eleganza e forme.
E dentro ci sono i simposi di etologia.
Fieracavalli è grossa, forse troppo: la fiera è diventata un grosso contenitore, un po’ come la borsa di Mary Poppins. Ma senza una bambinaia che nel caos trovi ordine, armonia e coerenza.
Voglio essere ingenua, ma sappiamo dove portano le buone intenzioni se rimangono soltanto dichiarate. La strada veronese verso il benessere del cavallo è lunga: mancano paletti certi, che garantiscano rispetto alle opinioni di tutti, bloccando però derive poco scientifiche, visto che di scienza - etologica - stiamo parlando.
Servono concetti e termini chiari, serve sperimentazione, serve studio. Serve, in poche parole, quello che Lei, dr. Baragli, fa a Pisa con il Suo gruppo e tanti altri (noi tra loro) fanno altrove, quotidianamente.
Serve continuare a confrontarsi
Grazie
FEDERICA MARINO

























