Esseri viventi? Per la Cassazione solo gli umani
LE DICHIARAZIONI DI PRINCIPIO e la realtà delle cose sono separate da un baratro. In fondo al quale giace la miopia umana, immobilizzata da tetraparesi ideologico-normativa. Sul Trattato di Lisbona del dicembre 2007 c’è scritto che gli animali sono ‘esseri senzienti’? Beh, non è vero. Aria fritta. A dirlo è la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con la sentenza n.22365/2008.
I fatti. Un veterinario si scapicolla per raggiungere il prima possibile la sala operatoria. L’aspetta un cane che sta più di là che di qua. Siccome il veterinario fa di mestiere, lo dice la parola stessa, il veterinario e non l’impiegato del catasto, non pensa che un cane moribondo sia una pratica burocratica da sbrigare con comodo. Pensa, invece, che prima arriva in clinica e più aumentano le possibilità di salvarlo. Alla guida della sua automobile supera, dunque, non si cura dei limiti di velocità. Multa. Lui non paga e ricorre al giudice di pace. Carte, testimonianze, riscontri. Tutto torna. E’ vero: il veterinario ha agito in stato di necessità per salvare un essere vivente. La multa va tolta. Ma al Ministero degli Interni la prendono storta: quell’automobilista ha trasgredito le regole e deve pagare. Contro la decisione del giudice di pace, il Viminale ricorre in Cassazione. Attenzione: stiamo parlando di una multa per superati limiti di velocità, non di opporsi alla decisione di amnistiare tutti gli ergastolani d’Italia e decorarli al valor civile.
La Suprema Corte cassa la decisione, nonché il buon senso, del giudice di pace. La multa va pagata. Perché? Perché non è vero che il veterinario abbia agito in ‘stato di necessità’, in quanto lo stato di necessità è riferibile solo agli esseri umani e non a qualunque essere vivente.
Sentenza istruttiva, che ci chiarisce qualcosa di fondamentale: per vedersi riconosce lo stato di necessità non è sufficiente essere viventi. E necessario essere viventi secondo un’idea di vita codificata da norme e regole che trascendono l’esistenza reale di chi vive. E di chi muore.
Sentenza sbagliata. E a dimostrarlo saranno tutte le multe che continueremo a prendere ogni qualvolta correremo per salvare un qualunque essere vivente.
Sentenza memorabile: ci ricorda che in quanto esseri umani viventi siamo, qualche volta, molto migliori delle nostre stesse leggi.


























