CAVALLIaMILANO, ''off limits'' per certi giornalisti
CAVALLIaMILANO, la fiera che apre i battenti , giustappunto, a Milano il 21 ottobre, ci ha fatto sapere, con una costernata e-mail, che purtroppo non può rilasciare l’accredito stampa alla nostra Agenzia di informazione, data l’alta affluenza di richieste. Certo gli organizzatori sono liberi di dare gli accrediti stampa a chi vogliono senza dover rendere conto delle loro scelte. Ma motivare l’esclusione di un accredito in ragione della grande quantità di richieste è una balla colossale che può sostenere solo chi non conosce il mestiere che fa. Almeno questo ci dice la nostra più che ventennale esperienza sul campo. Però, questa volta è diverso, ci dobbiamo ricredere. Le cose non stanno come abbiamo supposto in un primo momento, e cioè che si sia trattato di un atto di arroganza e discriminazione nei confronti della nostra testata.
Una rapida indagine ci ha convinti del contrario.
Fonti attendibili, e bene informate, ci confermano che è previsto un afflusso tale di giornalisti e reti televisive da ogni parte del globo che, al confronto, la copertura che ha avuto la caduta del Muro di Berlino sbiadirà dalla memoria collettiva come i titoli di coda di un film di quart’ordine. Infatti questa fiera, che con selezione accuratissima sarà aperta soltanto alla ‘vera gente di cavalli’, proclama il sito, si annuncia come un evento dopo il quale niente sarà più come prima sullo scenario mondiale del cavallo. Non ne dubitiamo. Anzi ne siamo certi. Infatti ci sarà una ragione se da mesi i nomi più prestigiosi del giornalismo mondiale fanno la fila, sgomitando, per l’elemosina, se non di un accredito, almeno di un buco nella staccionata per poter sbirciare.
Gli accrediti, dunque, vengono rilasciati con il contagocce e pare che, rimbalzando come schegge impazzite fra Londra, Tokyo e New York, abbiano mandato in tilt tutte le Borse del mondo per eccesso di rialzo. Si mormora che i colombiani del cartello di Medellin abbiano deciso di sospendere momentaneamente la produzione di cocaina per dedicarsi alla contraffazione di questi accrediti stampa. Naturalmente la notizia non è confermata, ma pare che Cia e Interpol abbiano dichiarato lo stato di allerta di terzo livello.
Allora si capiscono tante cose. Si capisce perché, ad esempio, David Letterman abbia minacciato addirittura il suicidio se CAVALLIaMILANO non gli concederà una postazione per il suo talk show. Si capisce anche perché il New York Times abbia fatto carte false per avere tanti accrediti quanti sono i padiglioni della fiera, inviando un giornalista per padiglione. E ancora: si capisce perché CNN e FOX NEWS si stiano contendendo, come se si trattasse della corsa all’oro, un qualsiasi straccio di posto dove collocare i loro impianti televisivi per la ripresa di tutta la manifestazione.
La contesa è senza esclusione di colpi, all’ultimo sangue, perché, pare, che entrambi abbiano in mano un sondaggio, fatto su scala planetaria, inuik e aborigeni compresi, dal quale risulta che gli eventi di questa fiera inchioderanno davanti ai televisori più gente di quanta abbia assistito in diretta alla presa di Bagdad durante la guerra in Iraq. Eppure, dicono sempre le nostre fonti, tutto questo è ancora niente di fronte al vero apice epocale che questa fiera saprà toccare. Circola voce, infatti, che è stato accreditato un folto gruppo di giornalisti cinesi mandati in avanscoperta per gettare le basi di immediate relazioni diplomatiche fra gli organizzatori della fiera e il Partito del Grande Timoniere che fu, buon’anima. Un osservatore dell’ONU modererà gli incontri. Insomma, diciamo le cose come stanno: non siamo in presenza di una qualsiasi fiera di cavalli. Siamo in presenza della Sant’Egidio dei cavalli.
Allora chiunque capisce, e noi per primi, che, in un contesto di questa portata universale, alla nostra insignificante testata non resta che fare umilmente la fila davanti al botteghino, acquistare il biglietto, aggirarsi fra i padiglioni come Alice nel paese delle meraviglie e poi raccontare, alle poche centinaia di migliaia di lettori che ci seguono, i quattro giorni che sconvolsero il mondo.


























