ANNIVERSARI : I 100 ANNI DI LUIGI CAMICI, ORTELLO E CAVALIERE D'ARPINO
E’ ovvio, ogni anno nuovo che arriva ci porta in dono tutta una serie di anniversari da ricordare e non è necessario che siano 100 gli anni trascorsi. Per esempio lo scorso anno abbiamo ricordato, solo per fare un nome anzi due, i 90 anni dalla nascita di Nearco e i 70 dal primo Arco di Ribot ma hai voglia a trovare spunti, le date sono li apposta per essere manipolate a nostro piacimento . Diventano espediente narrativo per veicolare sensazioni , moti dell’animo .
Ogni anno ci si può sbizzarrire allargando il campo del nostro orizzonte. Pensate che nel 1926 , giusto per divertirci e solo per fare qualche nome, sono nati anche la divina Marilyn , Claudio Villa, Jerry Lewis, Dario Fo e chi più ne ha più ne metta. Non finiremmo più. Vero ma noi abbiamo le nostre radici che sono anche la linfa della nostra Cultura che è , a sua volta, l’unico baluardo dietro il quale il mondo dell’ippica intera può raccogliersi. Il recupero della memoria costituisce il nostro retroterra culturale , arricchisce la nostra conoscenza, apre di conseguenza la nostra mente. Dai, facciamolo questo tuffo all’indietro, uno dei tanti possibili, lo so benissimo .
Questa volta voglio festeggiare insieme i cento anni tre giganti del nostro Turf : Luigi Camici , Ortello e Cavaliere d’Arpino. Beh, dico, almeno alziamoci in piedi. Che meraviglia. Ho avuto l’onore e il grande piacere di avere intensa frequentazione con il sor Luigi, anzi il Maestro Luigi. Dai tempi in cui seguivo i lavori sull’erba , sempre e per diversi anni, ah che ricordi nei tondini e sulla torretta di Ciampino, il cui governor riconosciuto era Mario Fancera , quasi quasi bisognava chiedergli il permesso per salire.
Arrivava lo squadrone di Toto di San Marzano seguito come un’ombra dal fido Ulderico Temperini, Ubaldo quando si arrivava noi aveva già fatto la sua prima uscita , quella buona, per vederla dovevi dormirci sulla torretta. Era sempre il primo e forse anche rubacchiando sui tempi di apertura, lo sapevamo tutti ma ormai era un diritto consolidato.
C’era ancora Luigi Regoli, altro gigantesco Maestro, cominciava la sua splendida ascesa sir Lorenz , con il papà Roberto vedevi già Armando, come chi, Renzoni diamine. Mica solo loro, dalla fine degli anni 60 e nei 70 ma anche dopo si capisce e ovviamente prima, che fervore le mattine dell’erba e quanti ricordi e che fortuna aver trascorso prima quasi un anno dietro ad Ubaldo e poi avere avuto una costante dimestichezza con il Maestro Luigi che poi abbiamo reciprocamente consolidato nella indimenticabile, visionaria e meravigliosa avventura di Cisterna.
Luigi apparteneva alla categoria dei taciturni, per usare un eufemismo, quella dei Regoli, dei Pandolfi, dei Brogi per intenderci. Taciturni e ritrosi nel parlare dei propri cavalli ma piacevolissimi conversatori per tutto il resto. Con loro dovevi rubare con gli occhi. Ah Luigi , uomo di cavalli strepitoso , la sua Storia è davvero quella di quasi un secolo di Turf italiano. Cugino di Enrico, diciamo che in sella era meglio lasciar perdere. Un solo amore e per sempre : la Mantova di Gino Mantovani che amava allenare personalmente i suoi cavalli e che aveva creato un pacchetto di mischia motivato e di qualità incredibile che lo ha supportato tutta la vita ippica . Anche nel periodo , sempre ricchissimo di gioie, in cui , probabilmente preso dagli affari ( era il proprietario della azienda che produceva il sapone Mantovani e i biscotti Mellin e non solo) , aveva affidato la scuderia, anni 50, nientemeno che a Federico Regoli.
Luigi Camici è stato il portato di quella Cultura , lì si è formato, è cresciuto, quello è stato il suo imprinting. Ha percorso tutta la trafila per crescere ed imparare ed , alla fine , era di fatto , non appena lasciò Federico, il vero allenatore della Mantova . Anche prima ha sempre seguito con sempre maggiore partecipazione tutte le vicende di scuderia. Era ragazzo ma ha avuto modo di vivere gli anni 40 di Traghetto, Traù, Leon da San Marco , Fante, poi quelli di Rio Marin , Bragozzo, Caorlina e solo per citare le punte dell’iceberg. Poi arrivarono Bauto che sconfisse , Re Carlo up, nientemeno che Tadolina che cercava il doppio prettamente tesiano nel Parioli dopo la vittoria nell’Elena. Inesorabile Re Carlo ed era anche terreno buono , per essere chiari. Ci fu Ciacolesso , Caorina che seguì nel tempo Caorlina, il cammeo mirabile di Ciacoleta nel Lidia Tesio, ah quelle mattine. E allora Conte Pescaor e Salvadego, Tabacon , Petesso, Pomponio Amalteo , Astese … mamma mia .
Che storia quella della Mantova e che immenso dolore quella sera prima del dispersal. Un mondo che finiva , una golden age che tramontava. Eravamo a cena, inizio anni 70, in una traversa di via Veneto Luciano Mantovani, Enrico Arcari, Edoardo Solimene , Antonio Rosati e un intruso che ero io. La mattina dopo facemmo il doppio di ciò che si ipotizzava a tavola, Asta che tenemmo nel recinto del dissellaggio di Capannelle , prima della ristrutturazione . il mio pseudo banco da banditore era in realtà quello dello starter , allora Gilles Zucchet, sentivo davvero nell’aria la voglia di acquistare un cavallo targato Mantova . Un banditore , anche se scadente , sa annusare la atmosfera. Luigi da quel pomeriggio dovette reinventarsi. E’ stata una passeggiata , con quel retroterra culturale e di formazione avrebbe potuto sfidare il mondo e con Tony Bin lo ha fatto, vincendo.
Gli hanno dato fiducia via via in tanti e siccome cito a memoria è chiaro che ne dimentico alcuni… penso a De Angelis tra i primi cosi come l’amico di sempre Luciano Betti, Paolo ed Emma Agostini, Massimo Marchetti, Gezio Mazza , Romeo Anconetani, Antonio Boesso, Sandrino Perrone ( ci lasciò nel momento di Moon Ingraver , Northjet e Sea’s Valley due anni) anche un certo Luigi Camici gli diede i suoi cavalli , acquistati in quel dispersal. Arrivò poi Luciano Gaucci, ci furono i Bezzera, Luciano Monaldi , il signor Lepore, il senatore Misserville, Romano of course, la Camma di casa Schiavi, insomma davvero tantissimi scoprirono Luigi Camici , a Capannelle e poi a Cisterna , di cui fu il governor . Ah chissà quanti dimentico ….
Ho detto Mantova e amore : lo si capisce dalla giubba che è esattamente quella di casa Mantovani a colori rovesciati. Ecco l’atto di fede , il verde fasciato di giallo diventa giallo fasciato di verde. Per sempre. Arrivarono, tra i tanti, Scouting Miller, Rouge Oiseau, King Light Manner, Groom Tesse, be certo anche Tony, Alex Nureyev e tanti del battaglione White Star, ricordo Fire of Life per esempio, Love the Groom, poi Bruttina, Beauty to Petriolo, Crisos Il Monaco, Mr Richard, Bagni di Petriolo in piano, Sopran Londa , ecco altri proprietari super, Sopran Montanelli, Rattle and Ham , Big Tobin, Germignaga, Bardonecchia, Miss Carolina , d’accordo basta cosi, quelli che mancano e ne mancano eccome, aggiungeteli voi perdonandomi. Buon centenario Maestro, non smettere di seguirci da lassù… si capisco che oggi non è il massimo ma abbiamo sempre fiducia , ci riprenderemo eccome e torneremo sulla torretta di Ciampino.
E Ortello e il Cavaliere? Beh Due fuoriclasse nello stesso anno , che Turf, che Golden age. Ortello si traduce Giuseppe De Montel. Sublime esaltazione del ruolo del perfetto turfman. Allevatore e Proprietario stratosferico. Geniale , si geniale perché importare Havresac e Hollebeck questo è. Lasciamo stare il dopo, tipo Orsenigo o Macherio, perché qui si parla di Ortello. Lo ebbe da Teddy, linea di Ajax e Flying Fox. Nel tempo ha deposto le armi , inchinandosi a Nearco ed ai suoi. Hollebeck che vinse il Roma con a bordo un giovanissimo Luigi Regoli, era una Gorgos , linea di Hampton mentre sua madre Hilda era una Rabelais. Su Hampton era inbred Ortello ma su St Simon lo era Hollebeck. Che diede anche Olba , terza di Jockey Club, ed una serie di “O” che ritroveremo sovente nella storia del nostro Turf, beh Orsenigo…. Come per Olivola, altra figlia di Hollebeck.
Ortello era un cavallo robusto , freddo, sprigionava grande classe. Inspiegabile la sconfitta a due anni Gran Criterium per mano di Arentius. Corse cinque volte e vinse le altre quattro compreso il determinante, all’epoca, Chiusura davanti alla compagna Erba fuoriclasse che seppe vincere due volte il Jockey Club. Anche a tre anni una sola sconfitta che però fece clamore e suscitò non poche critiche, Beh in effetti, disputare il Chiusura sui 1400 , perse di un baffo da Gerard, dopo aver vinto l’Arco sui 2400 , diciamo che fu una eccentricità , termine che si può tradurre in molti modi.
Peccato perché lo score immacolato recita Filiberto, Derby, Italia, Milano, St Leger e Arco a Parigi davanti a Kantar e Oleander, si certo proprio lui che ci porta ad Orsenigo , figlio di Ostana da Olba da Hollebeck , visto come tutto torna ? No, dico,” che cavallo”… lo vogliamo dire? Ammappelo. Siccome anche De Montel era di concezione ippica ottocentesca, occhio che non è una critica, anche per lui la Gold Cup era la corsa . Ortello ci andò ma si fece male nell’ultimo lavoro e non la corse. Ritornò a Parigi dopo un anno e fu ancora quarto, dopo aver vinto quattro volte in Italia ma non corse di rilevo. E in razza ? Vezzano, Macherio, Moroni, Zuccarello, Torbido , Golfo, tutti group 1 winner , diremmo oggi. Eh si , non ci fu il continuatore ma cosa vuoi fare contro i figli di Nearco che cominciavano a riprodurre ? Buon compleanno anche a te Campione .
Il Cavaliere è stato il più eccezionale cavallo mai allevato e allenato da Federico Tesio, lo ha detto lui , sia chiaro. Il Senatore non vide Ribot ma Botticelli fino a pochi giorni dal derby si e prima gente come Nearco, Donatello, Niccolò dell’Arca, Nogara, Delleana, Jacopa del Sellaio, Tenerani, Toulouse Lautrec, insomma se lo ha detto lui vuol dire che il Cavaliere è stato un fuoriclasse anche se…. Ebbene si aveva le ruote sgonfie . Quindi ? Corse il minimo e il Mago riuscì a tirarlo fuori bene solo a quattro anni, dopo che Ortello aveva vinto nell’Arco e avremo voluto essere una mosca e volare accanto al Mago in quei momenti, chissà come sacramentava. Perché lui sapeva che il motore del Cavaliere non aveva eguali. Un turboreattore. Ambrosiano, Omnium in mano fermando dalla sora Mimma , leggi Repubblica oggi, e finalmente il Milano , certo la CORSA per LUI. Dove “ spantegò” Filarete che non era male affatto. Sempre travestito da mosca ho ascoltato il Senatore dopo il Milano borbottare… “ Adesso lo preparo per Parigi dove non può perdere e poi tra un anno si va ad Ascot per la Gold Cup”. Che è stato per tutta la vita il suo sogno, la sua meta. Tutto in funzione di avere quel possibile cavallo. Ci riuscì , postumo, con Botticelli, fosse vissuto ancora la avrebbe data anche a Ribot, e prima avrebbe potuto con cavalli come Nearco, Donatello, Niccolò, Tenerani , ma o li aveva dovuti vendere o era scoppiata la guerra oppure aveva bisogno del Milano per capire e quindi ripiegò su Goodwood.
A 5 anni via subito in razza con fede assoluta . E’ morto anche giovane per uno stallone, 15 anni. Per Chuette , le meravigliose importazioni degli anni 10 su cui costruì praticamente tutto, voleva St Simon e solo St Simon, fu il re delle Cup. Lo poteva trovare in Italia solo prendendo una monta di Havresac , del rivale ma amico nella vita, De Montel, ecco che tutto di nuovo torna. Si turò il naso e ne prese ben due. Una per Catnip ed ebbe Nogara , una per Chuette ed ebbe il Cavaliere con il suo bel St Simon che arrivava via Rabelais bello dritto in terza generazione e rafforzava due volte la sezione di Havresac. In quei nove anni di monta il Cavaliere ci ha dato Bellini, Traghetto, Procle, Traù, Ursone. Può bastare eccome. Traghetto , griffe Mantova , ha dato in Nuccio un Arc winner, in Rio Marin un Campione super, poi anche gli altri si capisce. Bellini è il padre di Tenerani , che ne ha dati tanti ma a noi ne basta uno : LUI , il Cavallo del secolo.
Cosa hanno tutti in comune, oltre al fatto di essere tutti e quattro allevati dal Senatore? Hanno corso il Milano , si esatto la Corsa. Una ultima considerazione : il Mago, lo era davvero, costruì Nearco sul nick Pharos con Havresac e Ribot sul nick Havresac con Pharos , via El Greco. Capito ? Se lo ha detto lui sappiate allora che il Cavaliere “ si ama e non si discute” . Buon compleanno anche a lui



























