"Vanto delli cocchieri napolitani " Testo su arte di attaccare a Napoli nel 1776
Vagabondando per il centro di Napoli in una mattinata di sole, sono stata incuriosita da una libreria antiquaria nella quale ho chiesto se avessero testi su carrozze e cavalli.Il proprietario mi ha mostrato una rarità nel genere, ossia un testo del 1776 scritto dall’Abate D. Giuseppe Novi, accademico del buon gusto, “con licenza de’ superiori”, dedicato al grande merito del sig. Gaetano Pizzella, “Cocchiero Maggiore e Maestro di stalla di S.E. il signore Principe di Francavilla” del quale vengono elencati i numerosi titoli nobiliari.
Il libro, pubblicato a Napoli nel 1776, è attualmente in vendita ad un costo proibitivo ma, con l’aiuto della libreria Neapolis, unica nel suo genere nella città, ho potuto leggere il testo perchè pubblicato da Google ad uso non commerciale.
Testo veramente godibile, pone in evidenza la capacità di condurre una carrozza dei cocchieri napoletani che debbono conoscere alla perfezione la loro arte nelle strade della città in cui si muovono ad ogni ora folle di pedoni e nugoli di carrozze, di calessi a due e a quattro ruote, di “corricoli”, di carri da trasporto, e di “cittadine”, le carrozze numerate che erano i taxi dell’epoca, e tenevano stazione davanti al Maschio Angioino, a piazza Vittoria, ai Tribunali, a Porta Nolana.
Del resto, i cocchieri napolitani erano i migliori alla guida perchè, proprio per le condizioni del traffico della città, sapevano sfrecciare con le redini in una sola mano, riuscivano ad uscire da un imbuto di carrozze senza danno, sapevano tenere il timone con una sola mano per rimettere la vettura in custodia tra le molte presenti.
La loro perizia non veniva diminuita dagli incidenti che molto spesso erano causati dalla disattenzione dei passanti. Tuttavia, anche il comportamento del padrone incideva notevolmente sulla creazione di un buon cocchiere: mai abbondare in vezzi o in punizioni, mai abbandonarlo se malato, mai proteggerlo se canaglia.
Se poi era dedito al vino e alle avventure compiacenti, ciò non era importante se sapeva maneggiare carrozze e condurre cavalli senza creare loro danni.
A Napoli, all’epoca, camminavano 20.000 carrozze con circa 100.000 addetti alla manutenzione, come carrozzieri, fabbri, famigli, ottonari, indoratori, guarnamentari,pittori, pagliaroli, cavalcanti, staffieri e volanti.
Un mondo economico intero girava attorno all’arte di saper condurre una carrozza che era uno status symbol, tanto che le famiglie nobiliari gareggiavano in numero e preziosità delle vetture.
Era necessario un cocchiere esperto, attento ed educato.Un mondo intorno alla carrozza. Un mondo napolitano.



























