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  • Scuderie a cinque stelle? Sì, ma i cavalli
    preferiscono lo spazio libero
  • Etologia
  • Paolo Baragli
  • 25/06/2012

Scuderie a cinque stelle? Sì, ma i cavalli
preferiscono lo spazio libero

ESSERE CAVALLI ai giorni nostri vuol dire, nella maggioranza dei casi, passare la propria vita in una scuderia, spesso confinati per gran parte della giornata in un box. Questa modalità di gestione viene considerata necessaria affinché sia possibile avere un controllo completo sul cavallo. E’ possibile in tal modo attuare strategie alimentari mirate e specifiche: in base all’esercizio che deve svolgere il cavallo possiamo calcolare il suo fabbisogno nutrizionale e fornirgli una dieta adeguata, che oggi può contare su una vera e propria tecnologia alimentare in grado di soddisfare ogni necessità. La gestione in box permette anche un controllo adeguato sullo stato di salute del cavallo che, sotto l’occhio “vigile” dell’essere umano, può essere curato con prontezza ogni qual volta se ne presenti la necessità, con terapie adeguate e moderne che la scienza veterinaria mette in campo. E’ possibile inoltre attuare piani di profilassi e prevenzione per molte malattie (mediante trattamenti antiparassitari e vaccinazioni, per esempio).
Nelle moderne scuderie possiamo inoltre provvedere ad una cura mirata dello zoccolo secondo l’attività che deve svolgere il cavallo o secondo particolari necessità della sua conformazione fisica. Per i cavalli impiegati in attività agonistiche, è addirittura possibile attuare piani di allenamento personalizzati, basati sul controllo della frequenza cardiaca e della concentrazione ematica dell’acido lattico, esattamente come avviene per gli atleti umani. Il tutto disponendo di innovazioni e tecnologie anche molto avanzate, che ci permettono di mantenere un elevato livello di benessere fisico dei nostri cavalli.

TUTTO QUESTO è possibile nella moderna gestione di scuderia. Ma siamo sicuri che questo sia davvero quanto di meglio possiamo offrire ai nostri cavalli? La modalità di gestione è programmata e messa in atto in base alle esigenze dell’essere umano che sovrintende in ogni momento alla vita del cavallo e ovviamente il metro di misura è, gioco forza, un metro di misura “umano”. Potrebbe, in questo panorama, sfuggirci qualcosa?
Alcuni anni fa il Farm Animal Welfare Council (Webster, 1994) stabilì le oramai famose “5 libertà” a cui gli animali hanno diritto. Il documento del Farm Animal Welfare Council rappresenta, di fatto, il manifesto dei Diritti degli Animali. Analizziamole una per una e vediamo se gli attuali sistemi di gestione dei cavalli nelle scuderie di oggi sono in grado di soddisfarle.
La prima libertà ci dice che gli animali devono essere liberi da fame e sete. E non c’è dubbio che mantenere un cavallo in scuderia oggi ci permette di fornirgli un adeguato apporto alimentare e acqua fresca a disposizione, per cui questa prima libertà appare soddisfatta dai moderni sistemi di scuderizzazione dei cavalli. Purtroppo quasi mai viene rispettata la loro natura di animali abituati a pascolare fino a 16-17 ore al giorno…ma questo lo vedremo più avanti
La seconda ci dice che gli animali devono essere liberi da dolore, incidenti e malattie. Ed anche questa condizione ci sembra soddisfatta nelle moderne scuderie, dove appunto è possibile tutelare al meglio la salute dei cavalli, impedirgli di provare dolore e per quanto possibile difenderli dalle malattie nel modo migliore che la moderna scienza veterinaria permette.

E’ CON LA TERZA LIBERTA’ che iniziano ad allungarsi delle ombre sui moderni sistemi di gestione dei cavalli. La terza libertà ci dice infatti che gli animali devono essere liberi da disagio, fornendo loro un ambiente adeguato che includa ripari e spazi di riposo. In scuderia, chiusi in box, i cavalli sono senz’altro ben riparati dalle intemperie, dal freddo e dai bruschi sbalzi di temperatura. Ed anche i paddock utilizzati per permettere ai cavalli di passare qualche ora all’aria aperta, sono quasi sempre forniti di riparo adeguato. Però i box in scuderia sono spesso troppo piccoli. La British Horse Society raccomanda una dimensione minima dei box di 3,6 x 3,6 metri. Anche se non ci sono indicazioni precise in merito, quello che è certo è che maggiori sono le dimensioni del box maggiore è il tempo che i cavalli passano riposandosi sdraiati in posizione sternale ed ad oggi si considera ideale una dimensione dei box di 4 x 4 metri. Segno evidente che le attuali strutture in cui sono ospitati i cavalli in scuderia forse non sono del tutto consone a soddisfare la terza libertà.
Passiamo alla quarta libertà, la libertà da paura e stress. Ebbene, qui le cose si complicano, perché se noi valutiamo paura e stress secondo il punto di vista umano allora è probabile che anche questa libertà sia soddisfatta dai moderni sistemi di scuderizzazione. Tuttavia, dobbiamo tenere presente che paura e soprattutto stress, hanno per i cavalli una valenza diversa da come la intendiamo noi e su questo torneremo alla fine di questo breve racconto.

E’ SOPRATTUTTO con l’ultima libertà che la gestione delle moderne scuderie evidenzia tutti i suoi limiti. La quinta libertà non è una libertà da, ma una libertà di, libertà di eseguire comportamenti naturali.
Le conoscenze scientifiche indicano molto chiaramente che i cavalli tenuti in box nelle scuderie moderne, evidenziano un’alterazione dei comportamenti rispetto alla vita in natura. Ad esempio, in condizioni di stabulazione singola in box, senza contatto sociale e con alimentazione programmata, come avviene nella maggior parte delle scuderie, i cavalli passano circa il 65% del tempo riposandosi in piedi, tre volte di più rispetto ai cavalli che vivono al pascolo. Questi ultimi spendono circa il 70% del tempo alimentandosi, mentre in box il tempo che i cavalli impiegano per alimentarsi è il 15%. Ma il comportamento in scuderia è notevolmente diverso anche per quanto riguarda il comportamento locomotorio spontaneo, il comportamento sociale, etc. Queste differenze sembrano dovute al confinamento in box ed all’isolamento sociale che determinano, anche a causa della sola restrizione fisica, una riduzione degli stimoli che dall’ambiente agiscono sul cavallo con conseguente minore possibilità di scelta nei comportamenti da esibire.
Ma quanto è importante il comportamento naturale degli animali nei moderni sistemi di stabulazione?
Ebbene oggi sappiamo che ci sono aspetti del benessere animale che non possono essere soddisfatti solamente dalle prime quattro libertà. La possibilità di eseguire comportamenti naturali è associata alla percezione di emozioni positive e questo ad oggi sembra essere uno degli elementi più importanti per il benessere animale (come lo è anche per l’essere umano). Non solo: il non poter eseguire determinati comportamenti che fanno parte del repertorio naturale può portare all’insorgenza di uno stato di frustrazione, che può sfociare in disturbi del comportamento, sviluppo di stereotipie e stati simili alla depressione.

È IMPORTANTE, infatti, sottolineare che il bisogno psicologico ad eseguire determinati comportamenti può continuare ad esistere anche se il bisogno biologico è stato rimosso dalla gestione di scuderia: ad esempio le attuali modalità di alimentazione in scuderia sono sufficienti a soddisfare tutti i fabbisogni nutrizionali, tuttavia il cavallo potrebbe mantenere una motivazione psicologica al pascolamento, comportamento che però è impedito dalla vita in box. In buona sostanza, e qui ci ricolleghiamo con la quarta libertà, condizioni di stress psichico si possono sviluppare nei cavalli in box non perché accade qualcosa dall’esterno, ma perché il cavallo non ha lui stesso la possibilità di eseguire i suoi comportamenti naturali.
In considerazione dell’importanza che potrebbe avere per il benessere dei cavalli la possibilità di manifestare comportamenti che si avvicinino a quelli naturali, appare opportuno attuare piani di modifica strutturale, di gestione e di formazione del personale, affinché nelle scuderie si possa ottenere un adeguato arricchimento ambientale che soddisfi la motivazione dei cavalli a manifestare comportamenti naturali.
Da sottolineare come ciò possa essere fatto anche con interventi che tengano conto della specificità di ogni singola scuderia e che siano sostenibili economicamente. Ma di questo ci sarà occasione di parlare ancora. Un’ultima cosa: non vi sembra che vi sia una differenza enorme fra l’impegno economico profuso ad esempio per l’alimentazione e le cure veterinarie (oggi davvero all’avanguardia) e l’impegno per migliorare le condizioni psicologiche dei cavalli? Non dobbiamo certo ridurre gli sforzi per curare ed alimentare sempre meglio i nostri amici, dobbiamo però sforzarci affinché sempre maggiori attenzioni e risorse siano dedicate al loro benessere psichico, perché glielo dobbiamo e anche perché un cavallo in equilibrio, che sta bene nella sua testa, è senz’altro un cavallo che può dare di più sotto tutti i punti di vista. La prima puntata del nostro viaggio nel mondo dei cavalli termina qui.

Dr. Paolo Baragli responsabile veterinario dell'IHP

 

 

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