Sarà mamma la cavalla clonata. Ma perché?
PROMETEA, il primo clone di un cavallo si prepara a partorire dopo cinque anni dalla nascita avvenuta nel maggio 2003 in seguito alla ricerca condotta al gruppo di Cesare Galli, del Laboratorio per le tecnologie della riproduzione del Consorzio per l'incremento zootecnico di Cremona. "La nascita del puledro – ha detto Galli - è attesa fra marzo e aprile. Prometea sarà il primo cavallo clonato a partorire. E' la conferma ulteriore che i cloni, se cresciuti sani, sono animali del tutto normali. Non ci aspettavamo che andasse diversamente. Nel frattempo – ha aggiunto Galli - anche un altro clone di cavallo sta per riprodursi: il cavallo Pieraz, nato due anni fa su richiesta di un'azienda zootecnica francese, è stato utilizzato per nseminare una cavalla e la gravidanza sta procedendo.”
''L'anno prossimo, quindi, nasceranno i piccoli di entrambi'', ha osservato Galli.
Complessivamente finora nel mondo sono una decina i cavalli clonati. Dopo che la via è stata aperta dall'Italia, il maggior numero di cavalli è stato clonato da un'azienda texana e, sempre nel Texas, un'altra azienda ha reso noto di essere pronta a soddisfare le numerose richieste di cloni finora ricevute. (fonte ANSA)
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La domanda è una sola: perché? Chi scrive non è contraria ai progressi della scienza. Però un sospetto ce l’ha. E’ veramente riproducibile un essere vivente? Certo, dal punto di vista meramente genetico la risposta affermativa sembra scontata e gli attuali esperimenti di clonazione sembrano confermarla. Il punto non è questo, ma piuttosto se un individuo (di qualunque specie) sia riconducibile solo al proprio patrimonio genetico e non sia anche il prodotto dell’ambiente nel quale si trova a vivere, degli altri esseri viventi con i quali si trova a interagire, delle esperienze che la vita gli offre. Insomma se la personalità di un individuo non sia il prodotto dell’interazione costante tra componenti genetiche (innate) e tratti del carattere (acquisiti).
E non mi si venga a dire che questo vale solo per noi umani. Chiunque abbia esperienza di vita vissuta con i cavalli, sa che, al di là delle differenti attitudini dovute alla razza, sono tutti assolutamente diversi gli uni dagli altri. Ed allora riponiamo nuovamente la domanda: a che serve? Non a riprodurre un campione, visto che dubitiamo seriamente che coraggio, capacità di concentrazione mentale, disponibilità nei confronti del lavoro che gli viene richiesto passino per “via genetica”. Non a portare ulteriori contributi al progresso scientifico, visto che già si è in grado di riprodurre, clonandoli, mammiferi delle più svariate specie. Non a salvare razze in pericolo di estinzione, poiché, grazie a Dio, i cavalli attualmente non corrono questi rischi.
E allora, qual è il senso di tutto ciò? Ci piacerebbe saperlo. Intanto vogliamo augurarci che il prodotto di questo esperimento possa vivere dignitosamente ed evitare di finire, a test ultimato, sul camion del macellaio. (Maria Lucia Galli)

























