Amarcord, la scuola d'equitazione di Guareschi
GIOVANNI GUARESCHI nacque cento anni fa in un paese in provincia di Parma e morì quarant’anni fa a Cervia. Cavallo2000 si unisce all’omaggio al creatore di Don Camillo e Peppone con questo articolo di satira politica pubblicato su “Il Candido” nell’immediato dopoguerra.
“ARRIVARONO sul far del giorno in una grande tenuta di campagna, nel centro della quale erano bellissime selle per cavalli, e l’ometto presentò il compagno al proprietario.
-Occorre un buon cavallo e un istruttore per questo mio amico che deve fare un corso accelerato di equitazione – spiegò.
-Spiacente – rispose il cavallaro – ma per il momento tutti i cavalli e tutti gli istruttori sono impegnati.
-Possibile?
-Possibilissimo – esclamò l’uomo – pare che adesso tutti sentano il bisogno urgente di imparare a cavalcare. Si mettano qui, dietro questa pianta, e vedranno.
I due si misero dietro la pianta e cominciò a passare gente a cavallo. E a mano a mano il padrone della baracca diceva sottovoce i nomi dei cavalieri: “Ecco il signor Nenni, il signor Togliatti, il signor Parri, il signor De Gasperi, il signor Silone, il signor Calosso, il signor Greppi, il signor Giannini, il signor Romita…
Poi passarono altri cavalieri, che erano tutti assicurati alla sella con funi e cinghie.
-Sono vecchi – spiegò il cavallaro – e bisogna stare attenti. Quello che è passato ora è il conte Sforza, poi c’è il signor Benedetto Croce, il signor Bonomi, il signor Nitti, il signor Mario Borsa, il signor Orlando. L’ultimo, quel sacerdote, è don Luigi Sturzo, che è venuto apposta dall’estero.
Alla fine sbucò al galoppo un cavaliere ammantato in una lunghissima cappa, con un ampio cappellaccio da cow-boy in capo e un fazzoletto a scacchi bianchi e rossi che gli copriva il volto fino alla occhi.
-E quello chi è? – domandarono i due
Il cavallaro titubò un poco: “Quello è Sua Santità, in persona” sussurrò.
L’ometto domandò al cavallaro quando il suo amico avrebbe potuto avere un cavallo libero. -Non so con precisione adesso. Bisogna che si prenoti. Può darmi il nome del suo amico?
L’ometto stava per dirglielo ma l’uomo dalla fronte ampia e dal nobile viso intervenne: “No, non fa niente – esclamò – continuo a camminare a piedi, non voglio mettermi in concorrenza con nessuno.
E se ne andò.
E così accadde che Giuseppe Mazzini non imparò ad andare a cavallo.

























