La scienza dimostra che i cavalli
pomellati esistevano 35.000 anni fa
IL MANTELLO “leopardato “ che ornava la rappresentazione rupestre dei cavalli preistorici della grotta di Pech Merle nel dipartimento di Lot ( Francia) risalenti a 25.000 anni fa, ha costituito per lungo tempo motivo di dibattito tra i paleontologi di tutto il mondo. Molti studiosi, colpiti dalla bellezza molto speciale dei soggetti riprodotti (mantello bianco interamente ricoperto da una serie di piccole macchie nere) hanno voluto collegare tale particolarità a motivazioni magiche o tutt’al più simboliche. Si riteneva infatti che i mantelli dei cavalli preistorici potessero essere solo di colore nero o baio. Molte le giustificazioni portate e tra queste la difficoltà, per soggetti dotati di una colorazione così particolare, di potersi mimetizzare nel folto della vegetazione sottraendosi alla cattura di eventuali predatori.
Recentemente, però una équipe internazionale di studiosi ha reso noto di aver scoperto la prova dell’esistenza di cavalli maculati in epoca preistorica. Analizzando i denti di ben 31 cavalli vissuti tra la Siberia e l’Europa circa 35.000 anni prima di noi, i ricercatori hanno scoperto che sei, tra questi cavalli, erano portatori di un gene simile a quello degli attuali cavalli pomellati.
Insomma, una volta ancora, si scopre come i nostri antichi progenitori, abbiano saputo riprodurre con esattezza la realtà che li circondava e che forse guardavano con le stesso sguardo colmo di meraviglia e di ammirazione con il quale noi, ancora oggi, ammiriamo le loro pitture.

I cavalli preistorici di Pech Merle



























