I cavalli da macello, una storia all'italiana?
Caro Direttore, in questi giorni sono passate sulle reti televisive nazionali e sui principali quotidiani le sofferenze che i cavalli, destinati al macello, sono costretti a sopportare durante i loro viaggi della morte. La Lega Anti Vivisezione sta facendo circolare video atroci che documentano le sofferenze di questi poveri animali, video che hanno tanto il sapore del macabro (senza voler usare altri termini). Chiunque, essere senziente e sensibile ad ogni forma di vita, non può che indignarsi ed inorridire davanti a queste notizie. Ma qualcuno c’è che si fa avanti? Che cerca, oltre che di reprimere com’è giusto fare, anche di proporre qualcosa, anche una piccola cosa, per impedire che tali atrocità si ripetano? Non accetto solo di leggere le notizie e di vedere i filmati della LAV che hanno solo lo scopo di creare ripulsione e sdegno, e poi dopo due giorni nessuno se ne ricorda più.
Mi piace pensare che qualcuno abbia voglia di impegnarsi per cambiare la legge europea sul trasporto degli animali, legge a detta di molti esperti, inadeguata a garantire un minimo di dignità e di tutela anche in animali destinati alla nostra alimentazione. E se un’associazione internazionale di tutela del cavallo, invece di abbaiare alla luna come molti giornalisti ed associazioni animaliste, ritenendo suddetta legge inadeguata avesse chiesto alla comunità europea l’autorizzazione ad eseguire dei controlli scientifici che forniscano indicazioni precise sullo stato di salute in cui si trovano i cavalli durante e dopo questi viaggi atroci? Sarebbe così assurda una richiesta del genere?
ANDIAMO OLTRE e ipotizziamo che la Comunità Europea abbia autorizzato questa associazione internazionale ad eseguire un periodo di rilievi scientifici sul benessere di questi cavalli. Supponiamo che questa associazione internazionale di tutela del cavallo abbia individuato come i viaggi più atroci quelli che da un paese dell’est europeo arrivano in Italia e, per eseguire adeguatamente i rilievi sulla salute di questi animali abbia creato, avvalendosi della consulenza di esperti in materia di benessere del cavallo, due task force operative (messe insieme in base alle capacità tecniche delle persone, senza clientelismi e favoritismi): una nel Paese di partenza ed una nel Paese di arrivo, in Italia appunto. Ora non vi aspettereste che, dopo le atrocità sui viaggi di questi poveri cavalli viste in televisione e sui giornali in questi giorni, questa associazione internazionale di tutela del cavallo trovasse le porte spalancate per poter eseguire questi controlli in Italia? Il Ministero della Salute dovrebbe garantire il massimo appoggio, la massima collaborazione affinché questa raccolta dati fosse eseguita nel miglior modo possibile e le associazioni animaliste dovrebbero farsi garanti affinché nessuno intralci il lavoro della task force in Italia, contattando l’associazione internazionale e offrendo ogni aiuto possibile. Insomma se questa storia fosse vera il lavoro di questa ipotetica task force per monitorare la reale situazione dei poveri cavalli nei trasporti della morte, e poter così determinare una modifica della legge vigente, dovrebbe trovare l’aiuto ed il supporto di tutte quelle persone che sinceramente hanno a cuore il cavallo in ogni suo aspetto, anche in quello che, speriamo sinceramente e senza demagogie, termini presto di essere: il cavallo come animale da carne.
Ma potrebbe andare anche in un altro modo, qualcuno potrebbe mettere i bastoni tra le ruote a questa associazione, bastoni burocratici ad esempio, oppure potrebbe diciamo voler scavalcare i criteri meritocratici con cui è stata individuata la task force, potrebbe cercare di far girare a proprio favore l’iniziativa per mera convenienza politica. Ma no, via questo non sarebbe possibile, non esageriamo e poi ci sarebbero le associazioni animaliste del nostro paese che non lo permetterebbero, figuriamoci, si leverebbero a spada tratta pur di permettere ad un’associazione straniera di portare a termine una lavoro del genere in Italia, mettendo da parte egoismi di stampo feudale! E poi dai tutti i servizi in TV e gli articoli sui giornali proprio adesso che l’attività della task force avrebbe dovuto diventare operativa. Vi lascio decidere e riflettere… riflettere su una storia che potrebbe essere troppo italiana.
RINGRAZIO tutti i giornalisti che hanno scritto almeno una riga su questi poveri cavalli e li ringrazio perché una Nazione può dirsi civile solo se sa affrontare, e risolvere, questi problemi che non possono dirsi degni di un essere umano, ma questi stessi giornalisti io li invito a continuare a scrivere, a fare domande ed a vedere com’è la situazione fra sei mesi, un anno, a capire cosa si è fatto o si sta facendo. Nessuna persona potrà accettare che dopo l’ondata di sdegno pubblico tutto passi, ci si dimentichi di questi animali a cui dobbiamo il nostro progresso e tutto torni come prima. Nessuna persona potrà accettare che eventi politici, burocratici, campanilistici possano essere determinanti per far si che non si faccia niente.
Cordialmente
LETTERA FIRMATA


























