Derby story, tutto cominciò con 27.000 lire
ERA IL 24 APRILE 1884. La giornata del primo Derby italiano e "reale", ed a Capannelle furono scommesse ben diecimila lire, una somma che i cronisti dell'epoca definirono favolosa. I cavalli partecipanti al classico 2400 erano 10 ed il montepremi di ben 27.000 lire. Già nel defilé delle signore ("un tondino assai bello ed elegante", diremmo ai giorni nostri), il primo Derby reale vedeva animatissima la disputa d'una contesa estetica, che si rivelava un trionfo. Quella in pista, poi, veniva vinta dalla puledra più amata dagl'italiani, Andreina, appartenente a Thomas Rook. Il quale era stato l'allenatore della Casa Reale sotto Vittorio Emanuele II. Sul traguardo, Andreina strappava gli applausi anche al duca di Marino e al principe Doria, steward di riunione assieme al commendator Silvestrelli. Andreina, che era partita favorita a 2 per poi trovare nugoli di sostenitori alla pari e ancor piu' in chiusura di betting, quando veniva offerta ad 1 e mezzo, è stata la nostra prima regina del Derby, esaltando in quella trasferta romana i suoi sostenitori, scesi da San Rossore e coloratissimi in quella miscellanea d'idiomi un po' toschi e un po' anglofoni.
IL PRIMO NOVECENTO - Naturalmente, fino al 1910 il Derby ha registrato un insieme del nostro turf ancora molto...verde. Allenatori e fantini erano quasi tutti stranieri, e solo dal 1911, con il successo dei colori di Federico Tesio gran "Mago" del nostro sport (inizialmente, i cavalli del futuro Senatore correvano con giubba giallo e toque blu). Subito dopo, a conferma del suo lavoro sagace e proficuo, ecco Tesio tornare al successo con Rembrandt e ancora nel 1914 con la splendida Fausta e di nuovo con Van Dyck. Pensate, Van Dyck era figlio di quel Signorino, che darà ben 8 vincitori del Derby Reale.
DOPO IL CONFLITTO MONDIALE - E' noto a tutti che fu proprio il periodo tra le due guerre a consentire il grande sviluppo del turf italiano. Allora, erano poche (ma qualificatissime) le formazioni che - con un parco fattrici sceltissimo e scegliendo fra stalloni stranieri di grido oppure nostrani, ma di grande rilievo, come Havresac II, importato da De Montel - riuscivano a produrre ogni anno una dozzina di soggetti di prima serie, tra i quali poter trovare e creare il campione assoluto. Dopo alcune annate non propriamente felici, ecco finalmente approdare al turf un soggetto di statura internazionale quale Ortello, colori quelli di De Montel, e poi Emanuele Filiberto, Oberon e quindi un ritorno di Tesio con Jacopa del Sellaio, seguita l'anno successivo sul traguardo del Derby dal gioiello della Razza del Soldo, Pilade. E siamo ormai all'anno della grande Archidamia della Razza del Soldo, che si scontrò con Ettore Tito. Tesio, ormai operava già sotto la nuova ègida Tesio-Incisa, soluzione venuta in soccorso del grande uomo di cavalli per via delle spese imposte dal suo allevamento di Dormello. I risultati non tardarono a giungere: nel 1937 e' tempo di Donatello II, fondista d'eccezione, nel 1938, poi, ecco il meraviglioso Nearco, che e' stato il dominatore superbo anche di Parigi. Si tratta dei capolavori assoluti del Senatore, che, realizzando con l'elegante figlio di Pharos e Nogara il "prototipo del purosangue moderno" ha originato una linea di sangue unica e indispensabile, per vincere le classiche.
Nel 1940 il Derby galoppa sempre piu' veloce, e difatti ci troviamo di fronte a un soggetto eccezionale, Bellini, dotato di uno spunto irresistibile. Ma ci verrà portato via dai tedeschi. Prima di lasciare l'Italia, però, Bellini genererà Tenerani. Il quale non sarà amato da Tesio, ed in una sorta di nèmesi storica lo stesso accadrà anche con suo figlio Ribot. Gli anni Cinquanta del Nastro Azzurro si aggrappano alla criniera del maestoso e potente Botticelli che trionfa nel Derby del 1954. Un suo figlio, Antelami, conquisterà il Derby 1962.
TEMPI MODERNI - Intanto, nell'ippica italiana si fa largo la famiglia Palmieri. Per il cui blu-bianco Braccio da Montone porta la Razza Spineta alla sua première nel Nastro Azzurro. Gli anni Settanta si aprono all'insegna di un soggetto ancora di casa Palmieri, Bonconte da Montefeltro, montato da Lester Piggot, poi ecco il doppio a seguire di Carlo Vittadini grazie ad Ortis e Ardale, mentre nel 1972 i colori di Carlo d'Alessio trionfano con un figlio di Fabergè II, Gay Lussac (Sergio Fancera in sella), capace di staccare sul poderoso ma difficile Tierceron. Corre il 1975, e prima di cercare gloria sulle piste del Regno Unito, si afferma Orange Bay, il Vittadini che, spedito in Inghilterra, sfiorerà il successo nelle King George. Finalmente, anche l'Italia cerca un confronto piu' aperto, le reazioni piu' autartiche e protezionistiche vengono rigettate, e nel 1981 il nostro Derby si apre agli stranieri. Le scuderie italiane si dimostrano competitive vincendo la grande corsa delle Capannelle con My Top (1983), Welnor (1984) e ancora con Don Orazio e Tommy Way, poi gli arrivi del Derby hanno visto sempre quasi sempre prevalere puledri allevati all'estero.
L'88 e' però l'anno magico di Tisserand. Il grigio, allenato a Bolgheri da Mario Vincis, dispone dopo bel duello di Carrol's House, il Balzarini in formato estero che un anno dopo, letteralmente sollevato da terra da quell'uragano che è Mick Kinane, avrebbe vinto l'Arc de Triomphe. A far da cornice a queste affermazioni c'è anche il bellissimo trionfo di White Muzzle, bel soggetto allenato in Inghilterra per i colori di Luciano Gaucci. L'edizione del 2001 vede una futura stella come Falbrav rivelarsi al secondo posto con una grande rimonta e cedendo soltanto al consistente Morsdhi, di prorietà della famiglia Al Maktoum. L'Italia e' tornata mattatrice con Rakti nel 2002, allenato da Bruno Grizzetti e poi autore di una splendida carriera di corse Oltremanica. Tra gli ultimi acuti anche il successo del grigio Groom Tesse, un capolavoro di un antico maestro del training, il sor Luigi Camici. E, nell'edizione 2008, lo splendido finale tra il grigio Cima de Triomphe, allo steccato, e Permesso al centro della pista, con la prevalenza del 'Triomphe' allenato da Bruno Grizzetti.


























