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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Orfeo a Fieracavalli: una manifestazione vissuta dall'interno

Giulia ed Orfeo a Fieracavalli
Giulia ed Orfeo a Fieracavalli

Per il primo anno ho partecipato a Fieracavalli con un cavallo, il mio compagno di avventura è stato Orfeo, stallone Bardigiano di proprietà dell’allevamento Cattaneo Boris.
Da piccolina la fiera era un occasiona da non perdere, un evento che aspettavo con ansia. Ricordo le foto con i cavalli più colorati che incontravo, ricordo gli Shire e i butteri con  la loro mandria ed i loro puledri. Per me tutto era bellissimo e affascinante. Crescendo, anno dopo anno la fiera mi ha disilluso sempre più. Non la vedevo più con gli occhi di bambina nel luna-park dei suoi sogni ma attraverso quelli dei cavalli. Confusione, cavalli impauriti calciavano nervosi nei  box, cavalieri che mi parevano usciti da brutti film trattenevano i loro cavalli per farli scalpitare sull’asfalto, speroni, morsi, occhi impauriti o vuoti per adattarsi allo stress della fiera. Così per anni non visitai più Fieracavalli nè gli altri eventi simili preferendo una passeggiata a cavallo o una giornata serena con i miei cavalli. So che molti possono capirmi.
Lavorando nell’ambiente equestre,   qualche anno fa, il gruppo con cui lavoravo propose giustamente di mostrarsi nella vetrina più grande nel panorama italiano: Verona. In questi anni diedi il mio supporto come potevo, comunque marginalmente e senza portare Honey la mia cavalla. Honey e io abbiamo un rapporto speciale, è una cavalla emotiva e non mi sarei mai sentita di portarla in fiera . Dicevo tra me e me “ se la porto qui Honey non mi parla mai più !”. Anche in queste occasioni venire in fiera è stato, per tanti motivi, una forzatura.
Poi a maggio di quest’anno mi contatta l’allevatore di Orfeo con una proposta speciale per mostrare l’allevamento e il cavallo Bardigiano. Mi chiede di recarmi ad Imperia in allevamento, scegliere uno stallone e cominciare l’addestramento secondo la mia filosofia per presentarlo alle fiere equestri francesi allo scopo di diffondere la razza in questo paese. Scelsi Orfeo. Decidiamo gli obbiettivi per preparare il cavallo agli eventi: tre mesi dopo avremo portato il cavallo alla fiera nazionale di razza a Bardi, a ottobre nel caos di Verona come prova estrema e l’anno successivo in Francia.
Io e Orfeo siamo stati fortunati, è nato tra noi un grande feeling sin dall’inizio. La progressione ci risulta semplice proprio perché comunichiamo bene, lui con me è molto disponibile pur avendo una grande personalità. È uno stallone che non passa inosservato, piccolo com’è anche a Verona si è fatto notare tra tanti bei cavalli, rumoroso ma ubbidiente, ha curato me quanto io ho curato lui.  Mi piace molto, siamo insieme ma senza che nessuno dei due rinunci alla propria individualità e Verona ci ha uniti e fatti conoscere a fondo più dei mesi passati insieme.
La prima constatazione è stata quella di aver portato Orfeo nel posto più inadatto a un cavallo, una distesa di cemento e asfalto senza un solo ciuffo d’erba.  Essendo molto libidinoso, avevo lavorato i mesi prima  in compagnia di tutte le cavalle che avevo a disposizione ma il caos della fiera non è uguagliabile in nessun modo quindi .. In realtà speravo nel meglio ma ero anche pronta al peggio. Orfeo è stato grande, nitriva e borbottava al passaggio degli altri cavalli, soprattutto le femmine, ma rimaneva calmo e potevo stare ferma nel piazzale in mezzo al continuo via vai di animali, carri,  mezzi vari e persone. In box, fortunatamente esterni ai padiglioni, vicino agli amici Bardigiani, di fronte e due magnifiche TPR, era sereno, si riposava nel truciolo e mangiava continuamente il fieno che gli ho sempre lasciato a disposizione. Nei giorni a seguire avremmo imparato tanto sfruttando al massimo questa palestra in infinite situazione diverse.
Ogni giorno ci presentavano all’interno del carosello della razza, quattro minuti al ritmo della musica di Chopin, nel padiglione delle razze italiane e il pomeriggio avevamo a disposizione un piccolo campo organizzato da “Il mio cavallo”, dalla parte opposta della fiera. In questo spazio, alla base di un maxischermo, avevamo 40 minuti di tempo che avrei impiegato in una didattica giornaliera. Tema la preparazione ginnica del cavallo da terra.
Il padiglione delle razze italiane mi pareva il più caotico di tutti eppure in quattro giorni ho respirato la passione e l’orgoglio con cui le persone mostrano la propria razza, intimamente collegata alle tradizioni regionali. Ognuno presenta orgoglioso la propria razza mostrandone le attitudini e i soggetti più belli con un entusiasmo e una fantasia difficile da eguagliare. Noi eravamo Bardigiani, ovviamente!  Molti dormono in fiera o vi rimangono fino a notte fonda, da casa si portano salumi, il pane, i formaggi e il vino, prodotti della propria terra da offrire in compagnia. A fianco dei cavalli si festeggia ininterrottamente per quattro giorni. La particolarità di Fieracavalli è come viene vissuta da chi vi partecipa. Immagino come fosse nel passato, sarà cambiata la tecnologia, espositori verranno da sempre più lontano, ma vedere come la gente vive questo evento mi fa pensare che sia rimasta invariata nel tempo.
Orfeo ha affrontato il primo giorno eroicamente, ha preso “di petto” la situazione e, soprattutto nel grosso ring a disposizione delle razze italiane i nostri quattro minuti sono stati abbastanza facili. Il giorno dopo, meno spavaldo, si è reso conto dell’immensa confusione, delle luci, degli spalti pienissimi, della musica e il resto. Ho capito perché tanti cavalli in fiera sono mostrati incappucciati. È chiaro che condurre un cavallo in una situazione simile non permettendogli di guardare dove va, nè di rendersi  conto di dove sia  ha i suoi vantaggi. Non è il nostro caso, non lo farei mai e poi noi eravamo lì per imparare. Ho cambiato il mio programma e cercato di rilassare il cavallo con circoli ed estensione di incollatura. Quattro minuti volano, siamo usciti cercando un posto dove lavorare ma  a Fieracavalli non c’è posto ! Fuori Orfeo era calmo, solo il caos interno al padiglione lo spaventava.
Se vuoi uscirne insieme al tuo cavallo devi esserci al cento per cento solo per lui e ingegnarti in tutti i modi per trovare soluzioni in spazi e tempi che di fatto all’interno della fiera mancano. Il campetto dove facevamo le nostre didattiche è risultato preziosissimo, Orfeo poteva camminare, guardare e ascoltare, mi seguiva e a volte io seguivo lui. La sera, all’imbrunire, ritornavamo ai  box attraversando la fiera a sella. Questo è stato un piccolo rituale serale, molto rilassante per entrambi. La mattina prima dell’apertura montavo nel ring di Italialleva, sempre i affollato e mi sforzavo di riuscire a fare un riscaldamento completo. La nostra tecnica è stata quella di accodarci ai puledri che venivano fatti girare alla corda, era l’unica possibilità in certi momenti per avere una via libera tra i tantissimi cavalli in campo.
La terza esibizione, io e Orfeo abbiamo costruito una bolla invalicabile intorno a noi. Era delle dimensioni giuste  per contenerci, abbiamo fatto un gioco davvero difficile, ognuno concentratissimo sull’altro tanto da non vedere né sentire tutto il resto. Il cavallo ne è uscito vincitore e rassicurato. L’ultimo giorno è stato più facile e ci siamo sentiti infine veramente bene, una squadra che vince nelle difficoltà! 
La domenica, io più serena e forse ormai desensibilizzata come Orfeo, ho cominciato a vedere i begli esempi in fiera. Normalmente costruivo una barricata per non vedere le cose brutte, questo non mi permetteva però di vedere le  belle. Concentrarmi solo su Orfeo mi ha aiutata e quando abbiamo potuto allentare la concentrazione, mentre montavo tra tantissimi cavalli, ho visto due maremmani in libertà che guardavano sereni e con adorazione il loro compagno umano. Abbiamo fatto una lunga pausa per osservarli, allora ci è passato a fianco un avelignese montato deliziosamente che eseguiva cambi di piede ravvicinati, gli aiuti del cavaliere quasi non si vedevano. Ho visto davvero tanti esempi positivi, spero di essere stata uno di quelli insieme ad Orfeo.
Il lunedì finita la fiera è una giornata strana. Quasi tutti quelli che conosco tornato con la febbre e una stanchezza micidiale. Io ero tra questi. Sono andata a dare il buongiorno a Orfeo nel suo prato, mi è venuto in contro energico. Proprio male lui non se l’è passata. Eccoci qui, insieme, più di prima.
In fiera c’è di tutto. Cose belle e meno belle. Negli anni la commissione etica ha svolto un gran lavoro, quest’anno la fiera era tappezzata di cartelli con il numero da chiamare in caso di maltrattamenti. Verona rimane una vetrina importante è un punto di incontro a cui molti, visitatori ed espositori non vogliono mancare. Per me è stata un’esperienza positiva al fianco di bellissime persone e di un cavallo stupendo.