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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Intervistando Gianluca Felicetti: una vita dalla parte degli animali!

Gianluca Felicetti intervistato dalla
Gianluca Felicetti intervistato dalla "nostra" Francesca Petrucci al Salone del Libro di Torino

La Lega anti vivisezione (LAV) è un’associazione animalista italiana. E questo lo sappiamo più o meno tutti, perché è molto conosciuta, per le tantisssime campagna e battaglie a favore dei diritti degli animali, la più nota degli ultimi tempi è stata senz’altro quella di Green Hill, l’allevamento di cani beagle destinati alla sperimentazione sequestrato nel 2012.
Fondata nel 1977, LAV è riconosciuta dal Ministero della Salute, anche come associazione che persegue finalità di tutela degli interessi lesi da reati contro gli animali.
Uno dei tantissimi progetti promossi dall’Associazione ha portato alla realizzazione di un Osservatorio nazionale zoomafia, istituito dalla LAV nel 1998 e diretto da Ciro Troiano.
Tante le battaglie, la tematica è sempre inerente l'affermazione dei diritti degli animali e la loro protezione.
Gianluca Felicetti è il Presidente nazionale di questa importante associazione, che conta oggi 58 sedi locali, mille volontari e circa ventimila soci.
L’ho incontrato presso lo Stand della LAV al Salone internazionale del Libro di Torino e ha accettato volentieri di concedermi un’intervista per la rubrica “Compagni di scuderia” di Cavallo2000.
 
Presidente, partiamo dal vostro stand qui al Salone. C’è anche un’esposizione delle campagne “storiche” dell’associazione. Qual è la prima che ricorda, o quella a cui è più legato?
La prima per me è stata la raccolta firme 1979-1980 con la quale depositammo una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela degli animali. La LAV già allora aveva capito che era necessario anche un cambiamento delle Leggi. Quella a cui sono più legato è la campagna che ci ha portati all’abolizione dei test su animali per fini cosmetici, a livello europeo, iniziata nel 1991 e terminata… nel 2013 con l’ultimo passaggio legislativo. Importante perché testimonia che il cambiamento è possibile anche nella ricerca e che quando un’Istituzione dimostra serietà e coraggio, come allora l’Unione Europea, si possono ottenere cambiamenti anche fuori dai confini. Grazie a quella norma la sperimentazione su animali per creme e rossetti è stata abolita da India e Brasile, grandi esportatori verso il Vecchio Continente, per poter continuare il loro lavoro.
 
Penso anche alla vicenda Green Hill, iniziata con il sequestro del 2012 e ancora non conclusa. In breve, quali sono state le vittorie e quali le sconfitte?
Certo Green Hill fa “storia a sè”. La società con direzione e veterinario sono stati condannati fino in Corte di Cassazione, quindi definitivamente. I quasi 3000 beagle tutti felicemente affidati (e non era affatto scontato vista la quantità di animali). Un principio giuridico importantissimo, il maltrattamento degli animali è reato a prescindere in quali settori siano impiegati. Siamo ancora in ballo per il cosiddetto processo “Green Hill bis” dove imputati sono in particolare due veterinari Asl che dovevano controllare la struttura poi condannata mentre invece non è stato riconosciuto l’alto valore morale e sociale ai ragazzi che il 28 aprile del 2012 con l’incursione nell’allevamento hanno dato il via alle indagini che hanno poi portato a sequestro, confisca degli animali e condanne.
 
Sappiamo che la Legge italiana ha introdotto quindi il divieto permanente di allevare cani per la sperimentazione, può farci un quadro di come stanno le cose in tema appunto di sperimentazione animale?
Sì, a prescindere dal processo, Green Hill non avrebbe potuto riaprire grazie alla previsione che siamo riusciti a far introdurre dal Parlamento con il Decreto Legislativo 26 del 2014. Ma proprio quest’anno, con gli ultimi dati ufficiali pubblicati dal Ministero della salute, dopo tanti anni di decremento del numero degli animali utilizzati ogni anno, fino a quasi 600mila, un numero ancora enorme, c’è stata un’inversione di tendenza con un segno + molto preoccupante. Aumentano anche le sperimentazioni più dolorose, senza anestesia. Se sommiamo a questi lo 0, zero, finanziato dallo Stato per le ricerche alternative e sostitutive il quadro è davvero nero. Per questo con una campagna in corso in questi mesi, chiediamo al nuovo parlamento e Governo di destinare almeno il 50% dei fondi a studi che non utilizzano animali. Una vera libertà di ricerca ora soggiogata dal pensiero-metodo unico della sperimentazione sugli animali.
 
Un’altra campagna LAV riporta questo titolo: “Indovina chi sono i più tassati della famiglia”, a corredo di una foto in cui c’è una famiglia, composta da genitori, nonni, un bambino, un cane e un gatto. Ci spiega il messaggio che vuole veicolare?
Incredibile ma vero, chi vive con un cane o un gatto paga l’IVA su cibo e prestazioni veterinarie, l’IVA sui farmaci veterinari, come se fosse un allevatore o un negoziante. Noi chiediamo di azzerare questa gabella per chi adotta un animale. Proprio per favorire concretamente una scelta etica di non icnrementare nascite e sofferenze per gli animali, laddove il cittadino con l’adozione ha anche fatto risparmiare l’Amministrazione pubblica.
 
In Italia possiamo dire che scegliere di vivere con un cane, o un gatto, è un po’ un lusso? Che cosa si può fare in questo senso?
Rendere “normale” la vita a queste famiglie. Anche con una più concreta dettazione delle spese veterinarie, aumentando i luoghi e i mezzi pubblici dove i cani possano entrare, le aree verdi dedicate. Su alberghi e campeggi, anche grazie al guadagno riscontrato dagli operatori, oggi siamo frai Paesi più ricettivi per i quattrozampe. Ma c’è ancora molto da fare.
 
Parliamo un attimo della realtà dei canili, ancora affollatissimi purtroppo: si parla, fonte sito LAV, di 130mila soggetti rinchiusi in 983 canili, il cui  mantenimento annuo ammonta a 151 milioni di euro. Come si muove l’associazione su questo fronte?
Chiedendo una Legge che migliori l’attuale, la 281 del 1991, facendo in modo che caniìli e gattili siano davvero mezzi e non fini, dove venga spezzato il guadagno sulla pelle degli animali a opera di privati senza scrupoli, facendo in modo che i Comuni paghino a fronte delle adozioni realizzate, responsabilmente, e non sul mantenimento a vita, come in una discarica, degli animali, dimenticati in primis dagli stessi Comuni, obbligando alla presenza delle associazioni riconosciute nelle strutture a tutela della comunità animale e umana.
 
Un altro tema delicato che riguarda sempre i nostri amici a quattro zampe: sono quasi 100mila i cuccioli che giungono nel nostro paese attraverso un traffico illecito. Come contrastare questo fenomeno, orribile per gli animali, e anche molto fruttuoso per i delinquenti?
È uno scandalo di enormi proporzioni, sia economiche che sanitarie oltre che morali. Grazie alla nostra associazione, e all’epoca al Ministro degli Esteri Frattini e al Sottosegretario alla Salute Martini, l’Italia ha previsto una efficace Legge, la 201 del 2010, di contrasto al traffico dei cuccioli. Questo ha dato strumenti utili alle Forze di polizia. Sequestri, processi, condanne si susseguono mettendo in luce anche i collegamenti con il commercio legale. Ci sono solo da aumentare i controlli e informare i cittadini.
 
Abbiamo visto dunque che LAV si fa carico di vere e proprie azioni legali, per affermare i diritti degli animali, anche queste sono affidate a volontari?
Con la riforma del codice penale del 2004, con il passaggio da contravvenzione a delitto giuridico del maltrattamento degli animali, della loro uccisione, abbiamo creato un Ufficio legale interno a livello nazionale che segue centinaia di casi anche grazie a quasi duecento avvocati volontari. Assieme agli occhi e alle orecchie di cittadini e attiviste questa rete da anni sta dando risultati molto positivi. In diverse Procure, Tribunali, i reati contro gli animali non sono più effettivamente considerati reati di serie B.
 
Oltre 4 milioni di italiani hanno firmato le vostre petizioni. Sono uno strumento efficace e che porta un risultato concreto?
Se lanciate con raziocinio e poi gli obiettivi perseguiti con competenza, sì. Sono un sostegno per sollecitare le Istituzioni e un modo di avvicinare l’opinione pubblica a un tema per farla diventare protagonista. Noi proprio per questo ci teniamo. Chi firma una petizione LAV sa che la firma non si perderà e sarà rendicontata. Anche quando perdiamo una battaglia (per esempio quella che ha portato il precedente Governo a permettere ancora per alcuni anni, in deroga, gli esperimenti su animali di alcool, droghe e tabacco).
 
Come è mutata negli anni la sensibilità degli italiani nei confronti del mondo animale?
Tanto è cambiato nella sensibilità generale. Ma questo cambiamento rischia di rimanere generico. A parole. Noi lavoriamo perché invece, ognuno con i propri traguardi, possa cambiare concretamente una o più attività, spese, atteggiamenti, che contribuiscono o realizzano lo sfruttamento di uno o più animali.
 
LAV è attiva anche nel campo della moda, per sostenere e promuovere quelle aziende che rifiutano l’utilizzo di prodotti di origine animale nel settore dell’abbigliamento. È un numero in crescita?
Sì e con positive sorprese nel no fur operato da Armani e tanti altri grandi marchi ritenuti fino a ieri non convincibili. Sono felicemente caduti… Poi c’è lo sviluppo delle aziende che hanno fatto da subito o sono arrivate alla scelta “animal free” e non trattano alcun prodotto di origine animale. Li sostenaimo con una visibilità internazionale, per l’apertura e il rafforzamento di opportunità di mercato per le quali l’opinione pubblica, non solo in Europa, tiene sempre di più.
 
LAV si rivolge anche ai più piccoli, promuovendo incontri nelle scuole e attraverso la rivista “Piccole impronte”, con quali risultati?
Dal 1999 abbiamo un Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione a migliaia di bambine e bambini hanno avuto la fortuna di poter incontrare i nostri volontari sul tema della conoscenza e del rispetto degli animali. Lo stiamo facendo in queste settimane a Palermo, nel quadro di un intervento concordato con il Comune per la prevenzione del randagismo e dell’abbandono degli animali. La crescita di piattaforme online, strumenti che riusciamo sempre più a fornire ai docenti interessati, grazie al contributo dei nostri sostenitori, ci dà molto coraggio nello sperare nelle cittadine e nei cittadini di domani. Più vicini alla vita e al suo rispetto. Per saperne di più? piccoleimpronte.lav.it
 
Grazie al presidente Felicetti per la sua disponibilità, e a Barbara Paladini (Ufficio Stampa LAV) per le foto. A tutti l’augurio di buon lavoro, sempre e comunque “dalla parte degli animali”!