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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Compagni di scuderia, ma soprattutto compagni di vita

Cavallo2000 è lieto di comunicare ai suoi lettori che la rubrica “Compagni di Scuderia”  da oggi  sarà curata dalla giornalista e scrittrice Francesca Petrucci.
 Prima domanda: perché parlare di cani in una rivista che tratta di cavalli? È una domanda legittima, che evidentemente si è posta al momento in cui, fra le tante interessanti rubriche che spaziano fra tutti gli aspetti legati ai nostri amati equini, dalle competizioni sportive al loro benessere, dall’etica alla cultura, al turismo, eventi e fiere, è venuta l’idea di dedicarne una a quei “compagni di scuderia” che accolgono e scortano chiunque si affacci in un ambiente che abbia a che fare con i cavalli. Già. Pensateci: avete mai visto o visitato una scuderia che non sia costellata di code scodinzolanti di cani che vivono lì o che comunque seguono i loro umani e passano il tempo a rincorrere topi, a rubare carote, dormire sulle balle di fieno o a fare i dispetti a quelli strani amici enormi che se li rincorri si divertono un sacco, anche se è meglio tenersi a debita distanza perché se ti beccano con un calcio o un morso fanno un gran male?
Ebbene sì, sono loro i compagni di vita più vicini, e più antichi dell’uomo, proprio il cane e il cavallo. Difficile dire quale legame sia nato per primo e stabilirne l’origine, molti storici ed etologi si sono cimentati in questa operazione, per definire appunto quando e da quanto l’uomo ha scoperto questi meravigliosi animali, o meglio capito che in realtà con il loro aiuto la vita si sarebbe semplificata e non poco. Ruoli diversi, quelli che cani e cavalli hanno ricoperto nell’evoluzione dell’uomo, sui quali non è questa la sede di approfondire – anche se ci torneremo, è una promessa –, quel che si può dire per certo è che le cose non sarebbero andate così, se quel goffo discendente della scimmia, una volta imparato a camminare su due zampe, a cacciare, raccogliere frutti e accendere il fuoco, non avesse potuto contare su questi amici fidati che in ogni momento erano disposti a difenderli, accompagnarli nella caccia e perfino scaldarli. E poi sulle gambe dei cavalli, per viaggiare, combattere, trasportare merci. Insomma quello che abbiamo nei confronti di questi silenziosi compagni di vita è un debito enorme, più di quanto siamo disposti a riconoscere, e a voler pagare, oggi, quando questi preziosi alleati sono diventati, ebbene sì, INUTILI.
A che cosa “serve” oggi avere un cane? E un cavallo poi? Non ne abbiamo BISOGNO. Di più. Possedere un cane, o un cavallo, oggi è considerato da molti una vera e propria follia: costano, legano, sporcano, raddoppiano fatiche, lavoro e non ultimo dolori e dispiaceri, che proprio ne abbiamo già abbastanza. Per procurarci il cibo riempiamo il carrello di un supermercato, per fare la guardia disponiamo di sofisticati sistemi di allarme, non possediamo mandrie né greggi da sorvegliare o, spostare, per quanto riguarda le FUNZIONI che il cane ha sempre svolto nella storia (sono solo alcune si intende). E del cavallo che vogliamo dire? L’unico segno residuo rimasto, baluardo dell’antico utilizzo, è indicato nei cavalli del motore delle nostre auto che, come fidi destrieri, ci scarrozzano ovunque dalla mattina alla sera, chiedendo in cambio un lauto pasto non di fieno, bensì di petrolio. Niente maniscalchi, veterinari, addestratori, allevatori. Semplice, tutto più semplice. Questi animali, il cavallo e il cane, che hanno accompagnato l’uomo per secoli e secoli, coadiuvandone con il loro lavoro silenzioso l’evoluzione e lo sviluppo, sono diventati oggi totalmente INUTILI. Un dato di fatto, un’affermazione, badate non vuole essere provocatoria ma semplicemente realistica, da cui partire.
E la domanda dunque che ci porremo sempre, alla base di ogni articolo, riflessione, intervista, sarà sempre questa: perché, oggi, avere un cane?
Bè qualche motivo ci dovrà pur essere, dato che sono circa otto milioni le famiglie nel nostro paese che hanno scelto di condividere la propria vita con un cane. Certo, non so se troveremo “la” risposta, quella giusta, quella vera, forse ne esistono molte, tutte diverse e diversificate, a seconda dei contesti (sociali, geografici, perfino personali), condivisibili o meno, parziali o esaustive, ma ci proveremo. E speriamo comunque che ne risulti un piccolo con-tributo e un valido spunto di riflessione. Non che con questo si pensi di poter saldare quel debito di cui sopra, che resta ben più grande per carità; magari, però, almeno cominciamo a trovare qualcuna di quelle famose risposte, è già qualcosa, non vi pare?

 

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