"Questo è solo l’inizio della fine del settore, annunciata già dall’autunno dalla fine del mercato. Da gennaio molti allevatori smetteranno gli investimenti, molti ippodromi chiuderanno i battenti,le loro aree saranno destinate ad altro. In particolare due ippodromi di proprietà (la maggior parte degli ippodromi italiani sono di proprietà comunale) importanti come Milano trotto e Tor di Valle, l’uno ufficialmente in vendita in attesa di cambio di destinazione d’area, l’altro in difficoltà economica seria ma sito in un’area appetibilissima dal punto di vista edilizio, potrebbero salutare la compagnia, difficile per i sindaci resistere in presenza di una simile crisi del settore.
"Per quanto riguarda gli allevatori, il miglior sangue italiano se ne andrà all’estero assieme alle grandi professionalità che hanno portato la nostra ippica a primeggiare nel mondo. Fattrici in America, stalloni in Svezia, guidatori in Svezia o in Francia, fantini e allenatori in Inghilterra o in oriente, o magari tra gli sceicchi. Varenne, del resto, già svolge in Svezia metà della sua attività stalloniera. E tra i 700 puledri da oggi ufficialmente non nati ci sono ben tre suoi figli. Per ricostruire un parco allevatorio credibile, una selezione straordinaria che ha più di mezzo secolo di tradizione, ci vorrà molto più di un lustro…
"Oltre a dar lavoro a 50.000 famiglie, l’ippica ha una ricaduta d’indotto enorme. Autotrasportatori, veterinari, migliaia di rivenditori di scommesse ippiche (Tris e altro), maniscalchi, sellai, industriali dell’abbigliamento e degli accessori etc. saranno rapidamente spazzati via dalla crisi. La fine del cavallo atleta, secondo una inchiesta Nomisma, rappresenterebbe il cambio di destinazione forzato per 100.000 ettari di territorio italiano destinati alla fienagione, con tutta la ricaduta sul cambio di agricoltura d’area non sempre possibile, ricollocazione della manodopera etc. Un vero e proprio tsunami di cui i politici sembrano non rendersi conto".



















22/05/2012


