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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Perché l'equitazione vuol dire grandi emozioni

L’EQUITAZIONE è fonte di grandi emozioni:  un po’ come quando una persona avanti negli anni, certa di avere ormai assaporato tutto quanto la vita può donargli, incontra un nuovo amore. Perché l’Equitazione è un grande amore!
Tanto più grande quanto più i caratteri sono messi alla prova ogni giorno, in una sfida continua che non trova vincitori ma alimenta il reciproco rispetto.
Conoscere un nuovo cavallo ed indovinare, o credere di indovinare, nei suoi atteggiamenti e nelle sue espressioni qualcosa di regale;  anche se è pieno di difetti di costruzione, di quelli che per i manuali significano una bocciatura.
Questo autentico sogno di Pegaso schiude l’attesa quotidiana della scoperta e della conferma:  perché passa attraverso tante piccole delusioni ma anche grandi gioie se si ha la costanza propria dei grandi amori. Rapporto punteggiato da incontri giornalieri, ciascuno diverso:  in comune la trepidazione notturna che precede le occasioni importanti e l’attesa impaziente dell’alba. E’ questa l’ora del giorno nella quale possiamo esprimere le nostre
migliori capacità perché la mente si ricarica in un corpo a riposo.
Queste capacità noi offriamo quotidianamente al nostro amico che ci gratificherà con il suo apprezzamento: così cresce l’intesa che suggella il patto d’amore.
L’intesa è il presupposto della crescita reciproca:  il cambiamento che si determina con la riunione è talmente grande da provocare grande emozione e suggerire interventi raffinati.  Con essa, inoltre, si manifestano le condizioni per accedere all’agonismo.
La vigilia di ogni gara è stimolante perché con i cavalli non si sa mai esattamente quello che succederà:  soprattutto se il nostro amico metterà generosamente a nostra disposizione tutte le sue possibilità oppure denuncerà qualche rigidità dovuta, probabilmente, a qualche doloretto difficile da diagnosticare.
Solo l’ingresso in campo prova scioglierà questa riserva che ci tiene con l’animo sospeso; ma, se come sempre avremo fatto le cose come si deve, la nostra unica preoccupazione sarà quella di riscaldarlo bene in modo da avere il cavallo bene nella mano e davanti alle gambe. Poi faremo qualche salto, non per metterlo alla prova perché non ne ha bisogno, ma per far provare ad entrambi l’ebbrezza e la facilità del salto con un cavallo ben preparato.
Non abbiamo bisogno di fare altro perché abbiamo addestrato il nostro amico in modo che sappia sbrogliarsela da solo in ogni situazione; invece ci concentriamo sul tracciato del percorso per stamparlo nella mente.
Esso è il nostro spartito; a noi tocca il ritmo che determina il successo dell’esecuzione.
Al giusto ritmo corrisponde quella leggerezza che ci fa volare librandoci nell’aria come delle gazzelle: sono momenti brevissimi ma impagabili per l’accumulo delle emozioni. Cosa c’è di più esaltante del tagliare i metri nelle girate:  assomiglia alle corse in motocicletta, ma qui si tratta di un essere animato che corre e condivide con
noi il pathos della competizione.
Al traguardo la grande tensione lascia spazio, per entrambi, alla soddisfazione che premia le cose ben fatte.  Noi aggiungeremo la lezione di Senofonte:  un giorno di meritato riposo per il nostro compagno di avventura e sarà pronto per molte altre giornate, piene di emozioni, come questa.