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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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''L'ippica italiana deve ritrovare
e imporre la propria identità''

Carissimo Direttore, quando alcuni anni fa si cominciò a parlare nelle alte sfere di permettere agli assuntori di scommesse di ricevere nelle “nostre” agenzie anche il gioco su altri sport, capendo che l’opporsi al disegno sarebbe stata una battaglia persa, fui uno di quelli che in cuor suo fece buon viso a cattivo gioco e sostenne che forse, tutto sommato, l’estensione sarebbe stata a nostro favore. Fu invece una tragedia, e me ne accorsi quasi subito, con la sola consolazione dettata dalla certezza che, anche se ci fossimo battuti all’unisono, e questo non avvenne, avremmo perso comunque.
Iniziò da quel momento un lento, neanche troppo, declino delle nostre possibilità di finanziarci con le sole scommesse effettuate sulle corse dei nostri cavalli.
Fummo in pochissimi a iniziare a sostenere che con quel trend saremmo finiti ai margini del mondo delle scommesse e che il nostro settore finanziato soltanto in quel modo sarebbe morto.
Cercammo di far capire a coloro che a vario titolo reggevano le sorti dell’Ippica che si sarebbe dovuto da subito cambiare pagina e chiedere di essere svincolati da questa spirale perversa finchè rappresentavamo ancora qualcosa nell’ormai vario mondo delle scommesse. O in seconda analisi agganciare il nostro destino alla totalità delle scommesse stesse.
Ma i soloni che ci governavano (rappresentanti delle categorie in primis e nella quasi totalità. Potrei farne i nomi, soprattutto di quelli che ancora sono nei consigli direttivi e che ancora sostengono quelle tesi. Ma non lo faccio per carità di patria) ebbero soltanto parole di orrore per questa soluzione che a loro detta ci avrebbe gettato nelle braccia della “politica”. Peccato che la loro cecità non gli permetteva di accorgersi che le spire della piovra ci avevano già avvolti e che politica e lobby ci stavano stritolando.
Credevamo di poter condurre il gioco e siamo stati soltanto una mosca cocchiera.
Questa illusione ci ha portato alla situazione in cui siamo, quella in cui un Ministro delle politiche agricole, che, forte della tradizione operativa, presenta un piano complesso di ristrutturazione riguardante soprattutto le scommesse ed è costretto a dichiarare la propria impotenza di fronte agli intendimenti di un’altra struttura dello stato, chiaramente influenzata da quelle stesse lobby.

MA ERA SCONJTATO! Che “c’azzecca” un ministro dell’agricoltura con il gioco, le esigenze degli ippodromi di ampliare la loro attività ecc. ecc.? Era facile per le “forze oscure” stoppare piani come quelli presentati dal Ministro.
Non possiamo pretendere di chiedere a un Ministro di far sue le nostre difficoltà uscendo fuori dalle sue competenze. Noi dobbiamo chiedere al Ministro di far capire a chi detiene i cordoni della borsa che il settore non può continuare a sottostare alle esigenze di chi gestisce i giochi e che vede l’ippica, dal suo punto di vista, soltanto come una ruota di scorta bucata.
L’ippica è allevamento, è agricoltura, è migliaia di posti di lavoro, diretti e indotti, è professionalità, è successo sportivo, è tempo libero. E come tale va considerata e sostenuta, senza che debba sempre vivere con il fiato sospeso per cosa si inventano coloro che decidono le “cose” dei giochi.
Cosa deve interessare ad allevatori, proprietari, lavoratori e professionisti del settore, che il gestore delle scommesse sia uno o centomila, se la V7 ha significato o no, dove si giochi la Tris? Queste sono cose in cui non possiamo mettere bocca (e comunque ormai sono anni che non ce le fanno mettere). Noi dobbiamo pensare a mantenere la qualità dei nostri prodotti, a organizzare corse ben gestite e disciplinarmente corrette e con premi al traguardo decenti. E se chi gestisce invece le scommesse o gli ippodromi lo chiede espressamente, possiamo essere disposti ad affiancare alle corse che devono rappresentare la selezione, fine ultimo del settore, quella serie di altre corse che attirano più spettacolo e anche scommesse. Punto.
Bene ha scritto il Comparto ippico quando ha auspicato che l’Assi venga riorganizzata ripristinando gli enti tecnici rappresentativi delle categorie e, per ciò che concerne gli aspetti esclusivamente tecnici, degli ippodromi.
Allora sarà più semplice per il Ministro farsi ascoltare nelle segrete stanze e chiedere soltanto ciò che il settore chiede: il giusto sostegno per un’attività che in tutto il mondo e i particolare in Europa viene riconosciuta come degna di essere sostenuta, soprattutto se come è avvenuto da noi è stata scippata delle sue sacrosante entrate tradizionali. Cordialmente

SANDRO BERARDELLI