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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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I bambini scrivono... Saetta, un vero amico

Nel cuore dei bambini si nasconde l’anima del mondo. Vogliamo regalare ai nostri lettori alcune delle favole inventate dagli alunni delle classi elementari e medie che hanno partecipato al concorso “Il mio regno per un cavallo” indetto da Fieracavalli in occasione dell’edizione 2008 della manifestazione scaligera. Al di là del fascino che emana da esse, ci sembra possano essere un monito, per tutti noi, a preservare o a riconquistare il significato più profondo della relazione che ancora lega ciascuno di noi ai cavalli.

SAETTA, UN VERO AMICO

DUECENTO ANNI FA nel lontano West un gruppo di uomini bianchi era alla ricerca dei pellerossa per imprigionarli, derubarli e vendere la merce nella città di Throjem, situata a nord del Grand Canyon. Il viaggio era stato molto lungo e faticoso, attraverso insidie e pericoli, e gli uomini erano sfiniti dalla fatica come i cavalli, stremati per la cavalcata, così decisero di fermarsi lungo le rive del fiume Caucaso. La notte scese sulle praterie e gli uomini seduti intorno al fuoco non si accorsero che qualcuno, il pellerossa Occhi di Lince, li stava osservando.
Occhi di Lince era un membro della tribù dei Piedi Scalzi, seguito sempre dal suo cavallo Saetta, ed era stato mandato a sorvegliare il suo territorio dal suo capo Aquila Bianca dopo gli avvistamenti di un gruppo di uomini bianchi. Purtroppo Occhi di Lince calpestò un ramo secco che scricchiolò attirando l’attenzione degli uomini bianchi, i quali con gran velocità impugnarono le pistole e spararono contro il pellerossa, ferendolo. Saetta, il suo cavallo, non perse tempo e fuggì galoppando, come solo lui sa fare, lungo i sentieri nascosti e raggiunse velocemente l’accampamento dei Piedi Scalzi, i quali, vedendo il cavallo di Occhi di Lince, intuirono subito che qualcosa non andava e si preparono per andare alla ricerca dei visi pallidi
Questi avevano lasciato la riva del fiume, dove si erano accampati, ed erano partiti verso nord-est, dove pensavano di trovare i pellerossa, lasciando Occhi di Lince mezzo morto dietro i cespugli, legato. Saetta, ripresosi dalla veloce cavalcata, si dissetò a una fonte e ripartì alla ricerca del suo amico, che trovò dove lo avevano lasciato i visi pallidi.
Il cavallo nel vedere Occhi di Lince così ridotto male gli si sdraiò accanto per riscaldarlo dai brividi provocati dalla ferita e cominciò a tirare le corde con i denti per slegare il suo amico, ma fu un’impresa molto dolorosa perché il pellerossa si lamentava tanto dal dolori e ogni strattone del cavallo lui urlava.
Ma l’impegno di Saetta fu premiato: dopo tanto tempo le corde si ruppero, ma vide Occhi di Lince che peggiorava sempre di più. Stava morendo.
Cosa poteva fare il cavallo? D’un tratto si ricordò che un giorno stavano galoppando assieme felici nelle valli del West, quando si fermarono a casa di una vecchietta che abitava sopra la volle Palancar.
Questa vecchietta era famosa per guarire le persone in gravi condizioni e Saetta decise di andare a chiederle aiuto, preoccupato per la vita del suo amico; galoppò e galoppò finché dopo ore di viaggio arrivò a casa della vecchietta.
Il cavallo cominciò a nitrire e a scalpitare in modo nervoso per attirare l’attenzione della signora, la quale uscì preoccupata nel vedere il cavallo di Occhi di Lince, intuendo dal comportamento di Saetta che qualcosa non quadrava e senza pensarci due volte salì con fatica sul cavallo e corsero in aiuto del pellerossa.
Quando arrivarono, il pellerossa era ancora vivo e la vecchietta si diede subito da fare e, aiutata dal cavallo, cercò la legna per accendere un fuoco e delle erbe “miracolose” con cui fece degli impacchi freddi sulle ferite di Occhio di Lince. Passarono la notte e il giorno seguente senza che il pellerossa si riprendesse, sempre curato e seguito dalla vecchietta e da Saetta, che non lasciò mai il suo amico; ma il terzo giorno le erbe fecero effetto e Occhi di Lince aprì gli occhi, finalmente era riuscito a superare questa difficile prova, grazie all’aiuto straordinario di Saetta, il suo amico più caro.
Nei giorni successivi Occhi di Lince riprese pian piano le forze, sempre assistito dalla straordinaria vecchietta e dal suo cavallo, finché un giorno salirono su Saetta e si incamminarono verso la valle Palancar.
Ringraziò affettuosamente la vecchietta per avergli salvato la vita, dopo di che Occhi di Lince e Saetta partirono alla ricerca della tribù dei Piedi Scalzi, ritornando felici a correre insieme nelle praterie.

Enrico – Paolo – Stefan