Galoppo classico, Desert Cry favorito nel Premio Pisa

TUTTO E' PRONTO a San Rossore per la 119esima edizione del Premio Pisa, la classica d'apertura del galoppo nazionale. Corsa ammantata di fascino, tradizione che rinnova il profumo del turf e il piacere di andare alle corse per un evento. Il Prato degli Escoli che nel marzo del 1955 vide sfilare il mitico Ribot nella sua corsa forse piu' bella. Il Premio Pisa nasce nel 1885, Rosenberg, elegante sauro che dopo aver dato saggio di autentica classe tra i pini di San Rossore vincerà da lì a due mesi il Derby Reale. Il 16 marzo 1896 sarà Goldoni, un puledro baio figlio di Melton, stallone fondamentale di quell'epoca pionieristica del galoppo nazionale, a imporsi nel Pisa.
E' stato allevato in Barbaricina, nel Paese dei cavalli e in maggio trionfa alle Capannelle nel Nastro Azzurro con un vantaggio di ben otto lunghezze sul secondo. Nei primi vent'anni del Novecento il "Pisa" conserva la sua caratteristica di prova selettiva per la stagione classica. Dopo Goldoni, ben cinque vincitori della classica di San Rossore si ripetono nel Nastro Azzurro: The Oak (1904), Demetrio (1908), Guido Reni (1911), Fausta (1914) e Giampietrina (1917). Da ricordare l'edizione del 1909. Vince Angelica Kauffman, appartenente a Federico Tesio, il grande vate dell'ippica italiana che farà del polo Barbaricina/San Rossore il luogo dove preparare i suoi purosangue per le classiche primaverili sugli ippodromi metropolitani.
Tesio alloggia al Grand Hotel Duomo, adora Pisa, le sue piste d'allenamento e ama dire che il Derby si corre a Capannelle ma si vince in inverno nella città della Torre Pendente. Con Giampietrina, nell'edizione di guerra del Premio Pisa 1917, il proprietario-allevatore-allenatore torinese ottiene l'ottavo successo nelle nove edizioni disputate dopo il vittorioso esordio con Angelica Kauffman. Nogara (1931), Archidamia (1936) altre femmine importanti che consolidarono la fama della corsa piu' amata di San Rossore. Cavalli influenti nella storia del nostro galoppo in anni piu' vicini ai nostri sono stati Weimar (1971), Capo Bon (1977), Stone (1978) e Morigi (1994).
DESERT CRY FAVORITO - Il favorito di questa edizione 2009 viene da San Siro e si chiama Desert Cry. Lo allena Bruno Grizzetti, top trainer del nostro galoppo. Il fantino è Dario Vargiu, jockey di grande affidabilità e fuori dalle corse con la passione per la musica. Ha un suo complesso che ha appena registrato un cd. Desert Cry a due anni ha vinto il Criterium Partenopeo e alla rentrée romana si è imposto da gran signore allungandosi con belle folate. Lo sfidano sette aspiranti tra i quali una coppia della Razza dell'Olmo, una corazzata che nell'ippica equivale a quello che il Monte Paschi di Siena rappresenta nel basket italiano. I cavalli in rossoblu' sono Ad Honores, secondo nel Criterium di Pisa e poi impressionante vincitore della prova di preparazione alla classica di primavera, il Thomas Rook, e Seul Blue, in autunno secondo nel Premio Toscana, in pista con chances autonome confidando su una eccellente regolarità di standard. Le suggestioni si chiamano Adragon, pesantista egregio, laureato giovanile in pista dritta del milanese Criterium Nazionale, e il pisano Seminole Shield, gran lottatore, passista che ama correre in avanti e si arrocca allo steccato per difendersi dall'assalto dei rivali. Secondo nel Rook e adatto al probabile terreno pesante che si prevede, Seminole Shield disputa la corsa della vita.
Un suo successo farebbe letteralmente venire giu' la tribuna. Un cavallo proletario, senza backgroun di sangue blu' nella genealogia e nel team, venuto avanti di corsa in corsa con quella scintilla che i purosangue di cuore e tempra sentono quando si aprono le gabbie. Partiti e la magia di questa corsa straordinaria, amata da tutti gli appassionati, la cui storia si intesse con quella della città, torna a prenderti come un tuffo al cuore.
E' il Pisa, signori, nel palcoscenico naturale di San Rossore, la Chantilly italiana.
Pisa, le diritture, le piste d'allenamento, l'Alfea e il suo ippodromo. Qualcosa che tutto il mondo invidia. Perchè qui la vocazione è sempre la stessa di quell'alba del Premio Pisa nel 1885: i cavalli, le corse, i suoi uomini, il Paese dei Cavalli in un contesto naturale, protetto, amato. Il fiore all'occhiello di una città.

 

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27/03/2009 | Ippica Paolo Allegri
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