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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Esclusivo: la cronaca della morte di Caprilli

Il Capitano Federigo Caprilli in azione
Il Capitano Federigo Caprilli in azione

6 DICEMBRE 1907. Esattamente un secolo fa, a Torino moriva il cap. Federigo Caprilli, padre dell’equitazione moderna. Per gentile concessione del Museo del Trotto di Ermanno Mori a Civitanova Marche, proponiamo ai nostri lettori la cronaca del tragico evento pubblicata sull’Illustrazione Italiana dell’epoca.

“LA SERA DEL 5 DICEMBRE una lugubre notizia si sparse per Torino destando profonda impressione: il capitano Caprilli, il più forte cavaliere d’Italia, era caduto da cavallo e trovavasi in condizioni gravissime ed era forse morente. Verso le ore 17 egli si era recato, come solitamente, alla scuderia dei fratelli Gallina. Aveva osservati parecchi cavalli e, vistone uno di recente acquisto, animale d’indole buonissima, un morello da passeggiate, aveva espresso il desiderio di montarlo. Era balzato in sella ed era uscito dal cortile della scuderia. Aveva fatto pochi metri, diretto in Piazza d’Armi al piccolo trotto, anzi quasi al passo, quando fu visto da uno dei proprietari di scuderia barcollare in sella, poi piombare, abbandnate le redini e le staffe, da cavallo a capofitto, evidentemente colto da malore o forse da capogiro.
Egli fu raccolto quasi subito dai domestici e dal signor Gallina stesso, tutti esterrefatti. Dietro la nuca aveva una frattura dalla quale gli usciva un filo di sangue che gli rigava il colletto dell’uniforme. Trasportato in un locale d’abitazione dei Gallina attiguo alla scuderia, venne subito visitato dal dottor Gallina (sic nel testo – ndr) dell’Ospedale Mauriziano. Si constatò che aveva riportato la frattura della base cranica con spappolamento di materia cerebrale.
Si sperò da prima di salvarlo ma il giorno 6 alle ore 8.40 il povero capitano era morto.%%newpage%%

“CON FEDERIGO CAPRILLI scompare un grande maestro di equitazione. Il suo nome suonò popolare in Italia attraverso i concorsi ippici, nei quali figurò sempre tra i primissimi. Certo, nessun cultore di ippica poté come lui segnare tanti e così sicuri successi; e pochi ebbero la sua destrezza nel condurre un cavallo al salto. In sella egli, pur grosso e pesante, diveniva leggero come un fantino e sapeva presentare il cavallo all’ostacolo con l’occhio sicuro e la mano esperta, secondando mirabilmente lo sforzo del saltatore nello scatto decisivo e migliorandolo sempre, sino a raggiungere altezze che segnarono un record.
Sotto le sue mani i cavalli parevano trasformarsi: ogni salto pareva che fosse l’ultimo consentito alle forze del cavallo, ma, come la staccionata saliva nella prova finale, il cavaliere compiva nuovi prodigi, sino a conseguire la vittoria.
I suoi successi furono innumerevoli. Memorabile è quello del concorso ippico internazionale di Torino, nel 1902. Allora, montando il cavallo Melopo, stabilì il record mondiale del salto in elevazione sorpassando in altezza metri 2.08. Sui cavalli Vecchio e Montebello riportò anche altre notevoli vittorie.
L’ultimo concorso ippico, al quale vittoriosamente partecipò, fu quello di Roma, promosso dall’Associazione della Stampa Italiana nell’aprile scorso. Questo concorso presentava una spiccata importanza per la gara di marcia, alla quale dovevano prendere parte i concorrenti al Premio del Re. La prima giornata comprendeva una marcia tra Ronciglione e Roma, uno steeple-chase di 65 chilometri. Caprilli, sotto un’acqua torrenziale, su terreni ridotti a pantano, arrivava primo tra 33 concorrenti in 8 ore e 59 minuti.
Nella seconda giornata, il percorso di 1.700 metri comprendeva 12 ostacoli. Dopo vari gironi, eliminati diversi notissimi concorrenti, rimasero in gara il Caprilli e il tenente Bertolè Viale. La vittoria arrise al Caprilli, che con Peuff saltò staccionate, fosso e muro brillantemente mentre il Bertolè era sbalzato di sella.
Fu quello l’ultimo suo clamoroso successo.

“LA SCUOLA DI PINEROLO perde con lui un direttore che difficilmente potrà supplire poiché aveva tutte le qualità essenziali di un perfetto cavaliere. I funerali ebbero luogo a Torino domenica 8 dicembre, modestamente, senza apparato alcuno, come il defunto aveva desiderato.”
La salma fu trasportata alla sala crematoria del Camposanto. Innumerevoli le corone disposte su quattro carri. Notevoli fra esse quelle del Duca d’Aosta, del Conte di Torino, del ministro della guerra, dell’ambasciata inglese a Roma, dei Cavalieri della Guardia Russa.
In una vettura chiusa il fratello di federigo fu il solo che accompagnò l’estinto fino alla sala crematoria. Tutti gli altri, rispettando la clausola testamentaria, si allontanarono.