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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Assoluti di salto, in futuro teniamoci più.....larghi!

Giulia Martinengo in azione
Giulia Martinengo in azione

Quanto andrò a dire forse non riguarda i primi della classifica. Sono considerazioni tecniche espresse a freddo, che sento giusto dover fare, avendo fatto più attenzione possibile, da bordo campo ed essendo stata a Barcellona alla recente finale del 2017 che non ci è andata proprio tanto bene, direi.
Era da Barcellona, dicevo, che non vedevo concorsi importanti da bordo campo. Le tecnologie di oggi aiutano, ma non è la stessa cosa, vedere un percorso in tv o dal vivo. Per esempio pensavo che Evenzo il bel nuovo cavallo di Gianni Govoni , fosse molto più’ chiaro di mantello.
Due anni fa a Barcellona nella finale siamo andati benissimo. Ricordate la squadra? Chimirri, Govoni, De Luca, Bucci. L’anno scorso è girata tutta storta e non mi va di ricordare i nomi dei partecipanti...succede, ma non è questo che mi sta un po’ di traverso e che vorrei esternare solo per amor patrio e per il bene di amazzoni e cavalieri..
Ed allora veniamo ai campionati di Arezzo ed alle considerazioni tecniche di cui parlavo.
Il primo giorno ero tutta contenta nel vedere 63 partenti. Un grosso progresso quantitativo, rispetto all'anno scorso. Il percorso era non difficilissimo, adatto al livello medio dei cavalieri partenti. Sabato le cose sono cambiate e su richiesta del commissario tecnico Duccio Bartalucci, Uliano Vezzani ha predisposto un percorso che poteva essere di una coppa delle nazioni, soprattutto nella seconda parte del tracciato. Abbiamo visto una coppa da seconda divisione.
Ci sono state delle picchiate di nasino...botte di realta', decisamente necessarie.
Ottima la formula della gara, che rispecchia per l’appunto una coppa delle nazioni, due giri interi interi, con 12 salti.
Che ha allora la Binetti da ridire? Cosa vuole chiedere? Che si ritirino fuori le larghezze.
L’uscita della difficile doppia gabbia era come minimo 50 cm più’ stretta di una doppia gabbia della finale di Barcellona.
A Barcellona , infatti i larghi non mancavano. I cavalieri delle altre nazioni, penso soprattutto agli statunitensi, ai canadesi, agli olandesi, agli irlandesi, sono cavalieri che non hanno problemi sulle larghezze. ( Fatemi ricordare che Graziano Mancinelli importava dall'Irlanda solo cavalli che avessero cacciato, perchè in campagna, in caccia i cavalli si consolidano e poi durano di più  nel tempo essendosi allenati da giovani ed affrontano qualsiasi genere di ostacolo su dislivelli vari...Le cacce  fanno benissimo, ovvio, pure ai cavalieri. Assetti scialacquanti da quelle parti non convengono).    Da noi, invece  nei tempi recenti  dei “larghi veri", ce ne siamo un po' dimenticati. I larghi " larghi", sparsi nel tracciato, richiedono cavalli ben lavorati, elastici, e cavalieri in grado di mantenere il controllo e la conservazione dell'impulso, per tutto il percorso che finisce dopo l'ultimo ostacolo. Ed in coppa i percorsi sono due.
Ad Arezzo ho visto ottimi progressi ed anche tante presenze di cavalli italiani, che sono andati benissimo. I progressi sono lampanti, evidenti e me ne rallegro. Ora non fermiamoci e non lasciamo perdere questi “dettagli” importanti (i.e.. larghi)...non è aria... di là  dalla frontiera.