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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Appunti da un percorso di onoterapia per utenti del centro diurno

Il gruppo degli operatori
Il gruppo degli operatori

Perché amo gli animali? Perché io sono uno di loro. (Alda Merino)                                                         

L’onoterapia, in questi ultimi anni, ha subito una rivoluzione concettuale nella sua applicazione pratica ed inoltre è stata inclusa (come co-terapia) in programmi riabilitativi strettamente basati su regole applicative e di valutazione dei risultati. Per questo l’onoterapia ha perso quella spontaneistica veste di applicazione ludico-ricreativa ed è entrata a pieno diritto tra le metodologie medico-sanitarie atte ad ottenere un recupero funzionale e globale di soggetti disabili, disagiati o disturbati da alterazioni dello sviluppo psico-mentale. L’onoterapia è oggi una modalità terapeutico-riabilitativa che, se applicata secondo linee guida validate, con un ampio programma nel quale si trovano anche precisi interventi psico-terapeutici e di riabilitazione cognitiva e utilizzando professionisti (psicologi, psichiatri, medici ed educatori) specializzati, può portare a significativi miglioramenti e a favorire il recupero in vista della risoluzione dei problemi di disabilità soprattutto sul versante psico-affettivo, relazionale e comportamentale. 

A tal proposito, il rapporto con gli animali rappresenta un’opportunità, una strada privilegiata favorendo risultati sul piano della comunicazione interpersonale ed emotiva. Inoltre l’onoterapia, insegna il tempo dell’attesa, dei movimenti lenti, dell’importanza del “qui ed ora”, incoraggiando lo spostamento del focus da se stessi all’esterno, tramite il prendersi cura dell’animale. L’entrare in contatto emotivo ed empatico con quest’ultimo, permette alla persona di provare emozioni forti tramite un’attività funzionale e di condivisione, tale attività diventa anche un modo per riscoprire l’interazione attiva con il gruppo, il piacere di relazionarsi con gli altri.

L’asino con le sue caratteristiche etologiche, fisiche, comportamentali e simboliche rappresenta potenzialmente un facilitatore alla Relazione per quei pazienti che hanno necessità di intraprendere un percorso di recupero dei rapporti sociali e familiari. L'asino è il mezzo, lo strumento della terapia, il mediatore, ma non il terapeuta.

Per le sue semplici caratteristiche, come la lentezza, il pelo morbido, l'assenza di movimenti bruschi, il muoversi solo in presenza di una relazione rassicurante, la sua flessibilità e la sua capacità di negoziare, l'asino è particolarmente adatto nelle terapie che necessitano di un recupero delle emozioni.

Un asino però diventa uno strumento di mediazione terapeutica solo con l'intervento di uno specialista, di una persona che sappia dare all'incontro un valore di aiuto, di sostegno, organizzando l'intervento a favore di chi si trova in difficoltà, facilitando la comunicazione e la socializzazione.

L’uomo in generale ed il bambino in particolare, hanno una sorta di predisposizione istintiva (biofilia) che rende l’animale interessante ai loro occhi e capace di esercitare un particolare fascino.

In particolare le prime esperienze che legano l’essere umano al variegato mondo degli animali hanno una risonanza molto forte nella sua formazione futura e vanno ad influenzare e indirizzare le tendenze dell’uomo verso il mondo esterno in senso generale

APPUNTI DA UN PERCORSO DI ONOTERAPIA  (Collaboratrici: Chiara Siciliano, Patrizia Baldassare)

  Oggi un utente ha posto un quesito molto importante ovvero “A cosa servono questi incontri? Come possono essere utili ai nostri disagi?”. Ed è così che, dopo essersi tutti sistemati in cerchio, si è sviluppato un discorso concernente “l’utilità” dell’onoterapia per questa tipologia di utenza. Come è giusto che sia in un incontro di gruppo, è bello dare la possibilità a tutti di rispondere ed esprimere la propria opinione a riguardo e così, dopo un primo momento di scetticismo, seguito proprio dopo la domanda posta da M., si è a lungo discusso del rapporto con gli animali e dei benefici da esso forniti. Ognuno dei presenti ha parlato degli animali domestici avuti ed è subito venuto fuori quanto gli animali avessero svolto un ruolo importante nella loro vita. L’animale è un essere non giudicante e pare che tutti fossero molto consapevoli di ciò. Per una persona che si sente “diversa”, ricevere amore incondizionato, amore che non fa distinzioni, è essenziale. Ed è così che, dopo questa riflessione, l’entusiasmo per il percorso che li attendeva è salito alle stelle e, in questo clima molto positivo, si è parlato di come si sviluppano i rapporti tra determinate persone con determinati animali che presentano caratteristiche simili alle proprie. Ad esempio, una persona che tende ad essere più dipendente dagli altri, sceglierà di avere al suo fianco un animale simile, come ad esempio un cane. Al contrario, una persona molto indipendente preferirà un gatto, o magari un asino. E così, anche in questo incontro sono venuti fuori tanti lati del carattere di ognuno, tanti modi di fare in base all’animale che preferivano, uno spunto molto interessante.

In programma il primo approccio all’asino, il più atteso dagli utenti. Già durante la colazione era possibile avvertire il fervore da parte di tutti i presenti: chi parlava delle esperienze che aveva già avuto in passato con l’asino, chi accennava timidamente alle proprie paure e insicurezze e chi era semplicemente entusiasta per ciò che l’aspettava. Così, bevuta anche l’ultima tazza di caffè, sono state prese quattro asinelle: Nutella, Fiona, Frida e Mulan e sono state portate fuori dai loro recinti. Per prima cosa, è stato insegnato agli utenti come prendersi cura dell’asino, ovvero come pulirlo: sono state messe a disposizione diverse spazzole ed è stato insegnato agli utenti come utilizzarle; è stato poi spiegato quali sono i modi idonei di approcciarsi all’asino, dove accarezzarlo e dove, invece, evitare di toccarlo per non creargli fastidio. Una volta che tutte le asine sono state accuratamente spazzolate (e coccolate), dopo una breve spiegazione da parte degli operatori su come gli asini andassero condotti, l’attività è continuata nei recinti. Ad ogni asina sono stati assegnati due conduttori e, i restanti partecipanti, hanno invece creato dei percorsi, con dei birilli, da far percorrere ad asini e conduttori. A turno gli utenti hanno creato percorsi sempre più complessi ma, allo stesso tempo, divertenti da eseguire. A conclusione dell’attività, le piccole collaboratrici sono state riportate nel loro recinto e, dopo essersi tutti posizionati in cerchio, si è svolta una breve discussione riguardante l’attività appena conclusa. Molti dei partecipanti erano molto rilassati soprattutto grazie alla prima parte dell’attività. Spazzolare, o più in generale, prendersi cura di un animale come, ad esempio, accarezzarlo, fa in modo che il cervello liberi endorfine in tutto il corpo, generando uno stato di quiete in chi svolge questa attività. N., ad esempio, ha condiviso con il gruppo la gioia provata nel vedere l’animale pulito in seguito alla pulizia da lui svolta, gioia per averlo aiutato a stare meglio, aspetto molto importante per la responsabilizzazione dell’utente.

 Gli operatori, ricollegandosi all’argomento che era stato solo accennato nell’incontro precedente, hanno spiegato agli utenti la giusta modalità e postura da tenere durante la conduzione dell’asino. Utenti, operatori e asine hanno svolto una visita dell’intera tenuta di Asinomania passando per la falconeria, il pollaio e il recinto dei conigli per poi arrivare al frutteto dove sono state raccolte le mele da dare alle compagne di viaggio e da portare agli altri asini rimasti nei recinti. Quindi, dopo esser tornati ai recinti, aver lasciato le asine e aver dato le mele raccolte agli altri, si è svolta la solita discussione riguardante le ore trascorse insieme. Parlando, si è subito creata, così come la volta precedente, un’atmosfera rilassata e positiva data dalla soddisfazione degli utenti per esser riusciti a gestire le asine durante la visita alla tenuta. N., che aveva già preso parola durante l’incontro passato, ha ribadito la sua soddisfazione legata all’attività e così come lui anche A., nonostante la paura iniziale, riferisce al gruppo come si sia sentita sicura nel condurre l’asina, ed è proprio su questo aspetto che la discussione è proseguita: la sicurezza in se stessi. Infatti, dopo l’intervento di A., anche altri utenti hanno condiviso la sensazione di sicurezza provata durante la conduzione delle asine, una sicurezza perduta per molti di loro a causa dei disagi vissuti ogni giorno. Gli operatori hanno dunque consigliato agli utenti di far tesoro di questa sicurezza (ri)trovata e di riportarla alla vita di tutti i giorni, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà.

 Conosciamo gli Asini di Martina Franca, razza i cui esemplari sono molto più grandi e forti degl asinelli che hanno collaborato con gli utenti negli incontri precedenti. Una volta presi gli asini e entrati nei recinti, è stata spiegata l’attività del giorno. A turno, chi voleva, ha avuto la possibilità di salire sull’asino e, altri due utenti, avrebbero condotto l’asino. Per vivere l’esperienza più a contatto con l’asino, per entrare in simbiosi con il suo movimento, con il suo respiro, non è stata messa nessuna sella ma, nonostante ciò, tutti hanno voluto fare questa esperienza, anche chi inizialmente era risultato essere più timoroso, un dato davvero sorprendente. A fine attività, riportati i grandi collaboratori asini nei loro recinti, si è svolta una lunga discussione riguardante l’esperienza appena vissuta; disposti tutti in cerchio, ognuno, utenti e operatori, ha detto la sua. In questo modo sono venuti fuori spunti di riflessione molto interessanti soprattutto a riguardo di due temi, il primo più fisico, l’altro più psicologico. La difficoltà iniziale, avvertita dalla gran parte dei partecipanti all’attività, è stata trovare l’equilibrio e, soprattutto, mantenerlo durante tutto il percorso e, per riuscirci, era necessario concentrarsi solo su questo e, per far sì che questo avvenisse, era implicito riporre la massima fiducia nei due conduttori dell’asino che si stava cavalcando. Ed ecco qui evidenziato l’altro aspetto venuto fuori durante la discussione: la fiducia verso il prossimo. Negli incontri precedenti si era a lungo discusso del rapporto tra uomo e asino, ma in questa occasione l’asino è risultato essere il mezzo per rafforzare il rapporto tra uomo e uomo, aspetto molto apprezzato da tutti gli utenti, infatti ognuno di loro ha parlato dei conduttori dell’asino cavalcato e del loro essenziale ruolo nel far vivere l’esperienza dell’attività in maniera totalmente positiva. 

In programma: Trekking someggiato. Iniziamo con un briefing organizzativo. Il sentiero, immerso nel bosco adiacente Asinomania, era ombreggiato, l’escursione semplice, a portata di tutti. Il percorso si è concluso con una lunga sosta in un prato alla fine del bosco dove, asini e persone si sono rifocillati rispettivamente con erba e acqua fresca e, una volta rigenerati, si è ripartiti per tornare ad Asinomania. Ciò che è risultato essere maggiormente apprezzato dai partecipanti, è stata la lentezza del passo durante tutta l’uscita, lentezza calibrata dall’asino grazie alla quale si può beneficiare di tutto il contesto: la natura circostante, le persone che passeggiano fianco a fianco, quella lentezza che si è persa al tempo d’oggi, quella lentezza che l’asino, però, impone anche quando si tenta di snaturarlo provando a metterlo al nostro passo, al passo con la nostra frenetica società; ma l’asino non ci sta, nessuno tocca la sua lentezza!

 Dopo averli spazzolati, gli asini sono stati lasciati liberi nel recinto. Questa è un’attività molto importante per comprendere la giusta modalità di approccio agli asini, analizzando le reazioni degli asini e degli utenti stessi al momento dell'incontro. Gli asini sono stati tranquilli e si sono comportati naturalmente e gli utenti sono stati poco invadenti e molto rispettosi e hanno seguito attentamente le indicazioni date dagli operatori. L’insegnamento principale è stato quello di imparare i tempi dell’animale e, dunque, attendere che fosse l’asino ad avvicinarsi così da capire quale fosse la sua modalità di approccio. Dopo una decina di minuti tutti gli asini si sono avvicinati agli utenti che hanno potuto tranquillamente accarezzarli, coccolarli e abbracciarli istaurando così un rapporto di complicità e di tranquillità durato fino alla fine dell’attività seguita dal solito momento dedicato a commentare insieme le sensazioni provate. N. ha subito preso la parola esponendo al gruppo quanto questa semplice attività avesse lasciato in lui un’estrema calma e, in seguito a questo commento, anche altri utenti hanno condiviso la loro tranquillità in seguito al contatto naturale con l’asino. F., prendendo la parola, ha condiviso con il gruppo un pensiero importante, ha detto che già altre volte aveva provato una sensazione molto simile a quella vissuta nel recinto insieme agli asini sciolti, ma con i suoi gatti che vivono in casa con lei. Dopo il racconto dell’esperienza di F, anche altri utenti hanno affermato di aver provato emozioni simili con i propri animali domestici poiché anch’essi vivono insieme ai padroni senza vincoli, condividendo con loro gli spazi, ed è proprio in questi contesti che il rapporto tra animale e uomo è totalmente paritario ed è, dunque, venuto fuori che gli utenti apprezzano molto questa naturalezza poiché infonde in loro estrema calma.

Gli  operatori hanno diviso gli utenti in gruppi da tre, hanno fatto scegliere un asina ad ogni gruppo e hanno spiegato l’attività: ogni gruppo ha dovuto ideare un gioco da fare con l’asino avendo a disposizione dei birilli e, poi, ogni gruppo ha dovuto esporre e dare una dimostrazione del gioco inventato agli altri gruppi. L’attività è stata svolta con molto entusiasmo, sono stati creati percorsi, slalom, staffette e ogni gruppo ha dato una dimostrazione del gioco inventato agli altri utenti che hanno osservato con interesse e, dopo che ogni gruppo ha svolto la dimostrazione, è stato creato, con la collaborazione di tutti i gruppi, un unico grande percorso unendo tutti i birilli a disposizione e infine ogni gruppo ha eseguito il percorso. Il tempo durante questo incontro così attivo è decisamente volato via ed infatti non vi è stato nemmeno il tempo per la discussione finale, ma è bastato vedere i volti soddisfatti e felici degli utenti prima di andare via per capire che l’obiettivo di aggregazione e di collaborazione unito a inventiva e divertimento era stato pienamente raggiunto!

 

Dopo una prima elencazione delle emozioni base trattate ( gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura), attraverso l’aiuto dell’utente M,  molto bravo nel disegno, si è cercato di capire come le stesse potessero essere rappresentate attraverso delle emoticons alle quali sono state attribuiti anche dei colori che, secondo gli utenti, potevano esprimerle al meglio. Infine ci si è soffermati a trattare più in profondità solo una di queste emozioni, cioè la gioia, proprio per cercare di mettere in risalto il positivo che ognuno ha nella sua vita. A turno è stato raccontato ciò che in quel momento preciso della vita rappresentava un motivo di gioia. È stato bello ascoltare e condividere come, per la maggior parte, quest’ultimo fosse costituito dallo stare insieme lì in quel piccolo, ma immenso paradiso di natura. Lo stare in buona compagnia in un ambiente sereno ha arrecato benessere e gioia. Altri in particolare hanno riconosciuto nella loro famiglia e negli affetti la loro fonte di gioia. L’utente N. ha espressamente individuato come motivo di gioia nella sua vita gli amici del centro diurno che considera come una seconda famiglia. È seguito un forte momento di commozione dell’utente A. che lo ha portato ad un pianto liberatorio. L’incontro è stato quindi chiuso cantando tutti insieme allegramente la canzone “Se sei felice “.

 

Per l’ultimo incontro è stato organizzato un laboratorio teatrale. La partecipazione è stata tanta, tutti hanno recitato, utenti e collaboratori, ognuno riportando scene di vita quotidiana, viaggi sognati e ricordi d’infanzia. È stato un ottimo modo per concludere un percorso introspettivo e non, una bellissima mattinata che permetterà a tutti di conservare nel cuore le tante risate dell’intera esperienza. A fine attività è stato condiviso un pranzo  e, con le pance piene, le lacrime agli occhi e i sorrisi sulle labbra, sono stati scambiati i saluti finali.