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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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ANACAAD, riforma ippica calibrata sul lavoro

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera inviata dall’ANACAAD al MIpaaf in   merito alla situazione del settore ippico, al libro genealogico del cavallo anglo-arabo, e alla programmazione delle corse.
“ Facendo seguito alle considerazioni riportate nella lettera del 07 scorso e che sintetizziamo nei seguenti punti:
1)Riteniamo il confronto trasparente tra le parti sempre molto utile
2)Vogliamo che questa ulteriore occasione per la salvezza del settore non venga perduta
3)La rinascita e lo sviluppo futuribile del settore ippico equestre italiano, non può prescindere, nell’attesa di ben definite decisioni sulla “Governance” del comparto, dalle considerazioni degli operatori che, attraverso gruppi di interesse legalmente costituiti e trasparenti, aiutino Governo e parlamento a deliberare per il bene comune, compreso quello del cavallo italiano.
4)L’ANACAAD conferma l’importanza degli incontri /collaborazioni delle categorie con i rappresentanti del Governo e con i Parlamentari dei diversi schieramenti politici, nonché i contributi che ciascuno può fornire per una risoluzione positiva della questione.
Abbiamo la sensazione che la maggior parte degli interessati abbia capito, pur difendendo giustamente la propria specificità, la necessità di rispettare le posizioni degli altri per poter salvare il sistema ippico equestre nel suo complesso. Speriamo davvero che siano abbandonati gli integralismi prevaricanti e ideologici da quanti pretendono di salvare il mondo a spese degli altri giudicando, totalmente sprovvisti di empatia, anche ciò che non conoscono.
Quando si parla di meritocrazia, qualità, allevamento, ippodromi, manifestazioni ippiche-equestri e benessere animale, non si deve mai prescindere dal benessere di tutti i lavoratori, non riducendo il “lavoro degli altri” ad un costo superfluo, adducendo pure motivazioni talvolta risibili.
Il vero problema da cui nessuno deve, in modo particolare se si hanno responsabilità legislative e di governo, ne può prescindere è proprio quello del lavoro.
Solamente rispettando quel bene comune che è il lavoro si potrà salvare l’allevamento del cavallo italiano e, quindi, un sistema industriale oggi disarticolato. Senza questo minimo comun denominatore sarà impossibile la rinascita del sistema ippico equestre: “Unire dal Digs 449/1999 in qua docet” e niente cambierà in meglio se accanto a meritocrazia e qualità non ci sarà equanimità, che è mancata nel Decreto legislativo di cui sopra.
Se da subito non si avrà il coraggio di investire risorse certe e sufficienti per montepremi e convenzioni ippodromi per almeno i prossimi tre anni e, quindi, permettere agli operatori di iniziare a programmare l’attività 2016 il fallimento è sempre alle porte. Anche la nostra battaglia relativa al libro genealogico del cavallo Anglo-Arabo per la quale ringraziamo ancora il MIPAAF per l’apertura ad un confronto che dovrebbe riprendere a settembre, perderebbe una parte del significato.
Gli incontri di luglio   a cui l’ANACAAD ha partecipato e convocati dal dottor Gatto, che assieme ai suoi collaboratori ci ha spiegato con grande sensibilità ed attenzione la situazione attuale anche in considerazione di fatti pregressi non ancora sanati, sono stati utili, ma per ovvi motivi, non dirimenti.
Il futuro del sistema ippico equestre italiano è oggi, ancora di più, nelle mani del Governo e del Parlamento  e gli operatori del settore stanno, pur tra mille difficoltà e incertezze, cercando di fare il meglio possibile; con il massimo rispetto chiediamo politiche attente alle prospettive e non solo aritmetica, casomai biomatematica, che può aiutare a comprendere meglio le differenze della vita.
Gli errori del passato non devono pregiudicare la volontà di cambiamento positivo, tanto agognato dalla maggioranza dei portatori di interesse di un settore importante per l’economia non solo agricola.
Si rimane a disposizione per ogni chiarimento e auguriamo a tutti un futuro proficuo.