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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Amarcord...quando Firenze entrò tra le capitali del trotto

Il Gran Premio Firenze, ouverture della stagione classica dei 4 anni indigeni, è il piu' antico gran premio del trotto gigliato. La sua origine data 1939 (Finarium Great vinse in 1.25.9 guidato da Marcello Baldi per la casacca bianco-blu di Gian Antonio Pogliani) e all'abbrivio di un lungo romanzo la formula è quella della sfida per 4 anni ed oltre sul doppio chilometro. Il prix fiorentino decolla negli anni Cinquanta, quando assume un'identità precisa e un ruolo importante nella programmazione nazionale come confronto tra i tre e i quattro anni, con questi ultimi che rendevano venti metri ai piu' giovani in una prova ad inseguimento. Un soggetto d
i spicco come Bayard, guidato dall'Ammiraglio Ugo Bottoni, vince l'edizione del 1950. E' un quattro anni che ha classe e il dato politico di questo decennio all'insegna del confronto intergenerazionale nell'ippodromo collocato nel Parco delle Cascine è che quasi sempre prevalgono i maggiori d'età. L'esperienza e la maturazione prevalgono sulla forza della gioventu', nonostante la resa di metri.
E quando vince il tre anni curiosamente c'è sempre un driver di grandi qualità: Sergio Brighenti in sediolo, il fantastico Pilota che fa salire al proscenio Casoli della Valsassina nel 1951 e il talentuoso Empire nel 1953 e l'omino di Amburgo, Fromming che porta al traguardo Ailfiere nell'edizione del 1954. Come dire che la classe, la prospettiva di una carriera importante va illuminata dalle mani di velluto e dal genio tattico di un grande guidatore. Formidabili questi anni Cinquanta del Firenze, autentici anni d'oro del Prix gigliato. Ecco che s'impongono e dalle Mulina prendono il volo per altre mete luminose quattro anni di un certo spessore come Unico che vince nel 1952 guidato da William Casoli. Il professore vince anche nel 1957 con il grandissimo Crevalcore, una delle dieci affermazioni dei mangelliani nel "Firenze". Grandi cavalli, i migliori guidatori e le grandi formazioni del trotto nazionale.
S'inserisce in questo solco l'affermazione di Alki, portacolori della scuderia Sandra, che interpretato da Walter Baroncini prevale nel 1958 su Diaspro e Nievo. Ancora Casoli nel 1959 con un altro portacolori di Paolo Orsi Mangelli, Erro, che ha ragione di Ledro e Nievo. Quest'ultimo è uno dei battuti celebri del Firenze dato che si tratta di un laureato di Nazioni e di Lotteria. Anche un altro grande vincitore della classica partenopea, Top Hanover fu sconfitto a Firenze, terzo nell'edizione vinta da Freddy su Seminole. Era il 1972 e a guidare il vincitore c'era Sergio Brighenti. Il pilota ha alzato le braccia per sei volte nel rendez vous gigliato. E tra i grandi cavalli che ha portato in trionfo nel rendez vous dei 4 anni nel capoluogo toscano ci sono anche Assisi (1955), Sion (1969), Blim (1983). Il primatista assoluto del 'Firenze' è William Casoli, per ben sette volte il Professore è salito in cattedra sul palcoscenico del Granducato. La serie aperta da Unico nel '52 e proseguita con Crevalcore e Erro, vide anche come suoi cavalli vincenti Alfredo (1962), Navazzo nel '65, Ortense nel 1966 e, apoteosi di uno splendido quadro, l'ennesimo mangelliano, Qurago, laureato dell'edizione del 1968 davanti a Tavernier, con terzo Urbano.
Uomini e cavalli che hanno consegnato agli almanacchi delle corse ippiche e alla memoria degli appassionati vicende entusiasmanti e che in questo viaggio nella tradizione era doveroso richiamare per rivivere un'epopea straordinaria e dimenticabile.
Dalla città dei Medici e dalla sua corsa di trotto piu' antica sono passati i grandi nomi dello sport del sulky. Grandi cavalli e splendidi direttori d'orchestra. Perchè Firenze non è mai banale, ma annusa il vento della storia e ci si immerge per ergersi a protagonista. Come i suoi ippodromi, come le sue corse piene di storia e di fascino tra purosangue e trottatori, tra una galoppata sull'erba e passi di danza su un ovale di sabbia