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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Milano Jumping Cup, a tu per tu con la vincitrice del Gran Premio

CarlaCimolai©UMartuscelli
CarlaCimolai©UMartuscelli

Cosa lega Carla Cimolai e Graziano Mancinelli? Apparentemente poco. Carla Cimolai aveva un anno quando l’iconico maestro ci lasciava. Difficile pensare quindi a un ‘passaggio di testimone’ diretto. Eppure… Interpellata dopo essersi aggiudicata il primo Gran Premio Coppa Graziano Mancinelli del Milano Jumping Show all’Ippodromo Snai San Siro, la giovane imprenditrice del Friuli Venezia Giulia non ha dubbi. «Graziano Mancinelli… Un nome ricorrente nella vita di qualsiasi cavaliere. Ora con mamma – anche lei ci tiene moltissimo a queste cose e di fatto ha la coppa in custodia - stiamo preparando un piccolo spazio dedicato per dare il giusto rilievo a questo trofeo che davvero mi emoziona». 

Già perché nella domenica in cui l’Italia conquistava l’Uefa Euro 2020 e Berrettini arrivava alla storica finale di Wimbledon, lei scriveva il suo nome in cima alla lista dei vincitori del Gran Premio dell’Internazionale di Milano. Il primo nome della prima edizione… Tenace, appassionata, con una grande energia, ciò che differenzia Carla Cimolai dai professionisti del suo sport è che lei, oltre a tutto il resto, ha anche un’attività a cui pensare. Con un ruolo di responsabilità visto che è una giovane imprenditrice. Ma dal quale riesce a ritagliare il tempo che serve per fare le cose per bene anche in scuderia. 

«Organizzandosi e con sacrificio si riesce a fare tutto. L’importante è avere la passione. Senza di quella non si va da nessuna parte». Già. Passione. È la cosa più importante… «Puoi avere tutto il talento che vuoi, ma se non hai la passione ti manca la vera molla. E poi conta l’impegno, la costanza. Anche imparare a riconoscere i propri fallimenti è molto importante. Così come quel pizzico di fortuna al momento giusto. Vale per lo sport e vale anche per la vita, no?». Tornando al Mancinelli, abbiamo chiesto a Carla se nella sua attività di amazzone trentenne abbia mai sentito il peso dei grandi nomi del passato, come appunto Mancinelli o altri dei tempi ‘in bianco e nero’. «Mai. Anzi, sono sempre stati motivo di ispirazione e ammirazione. Loro hanno scritto la storia del salto ostacoli con mezzi molto differenti da quelli che abbiamo noi oggi. Lo sport stesso era diverso, è vero. Ma rimangono personaggi oltre il tempo». 

Venendo alla bella vittoria sul terreno dell’ippodromo Snai di San Siro, Carla racconta la ‘sua’ giornata speciale. «È stato un turbine di emozioni. Personalmente non amo essere al centro dell’attenzione ma è stata una giornata dove tutto è andato perfettamente al proprio posto. Una di quelle giornate dove senti che il tuo cavallo è lì per te. Perché vuole darti qualcosa. È come se seguissi una musica perfetta che ti guida senza intoppi. In una parola: magica. Una giornata magica». Però oltre a ogni magia, oltre a quel pizzico di fortuna, in un binomio c’è sempre tanto altro dietro… «Berlino è con me da 5 anni. L’ho comprato che ne aveva 7. Per molto tempo ha sempre avuto un po’ il ruolo del secondo cavallo ed è come se avesse voluto dimostrarmi che era arrivato il momento che iniziassi a considerarlo la mia prima monta. Ho avuto la sensazione netta che volesse farmi un regalo e il doppio netto è stato davvero perfetto». Di norma Carla lavora da sola. Anche se di tanto in tanto è Davide Kainich a darle una mano, la voce fuori campo che la guida da lontano rimane quella di Dennis Lynch, il trainer con il quale ha lavorato a lungo e per il quale nutre una stima professionale profonda. Dopo questa bella vittoria, di fatto il suo primo Gran Premio in uno Csi 3*, Carla Cimolai guarda ai prossimi impegni sportivi con grande serenità.

 «Le prossime gare? In Italia per il momento. Più in là magari penserò a un po’ di Olanda… Deciderò in base al programma di lavoro dei cavalli». Già, i cavalli. Quelli che fin da piccola vedeva montati dal papà e da sua sorella. Quelli che sono sempre stati nella sua vita tanto da diventarne un elemento assolutamente normale… «Una vita senza i cavalli? Mai! Sarebbe una cosa davvero troppo deprimente…»