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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Del prendersi cura

Per far capire al nostro cavallo che abbiamo a cuore il suo benessere dobbiamo sforzarci di essere degli attenti osservatori per capire di cosa ha bisogno.  Ad esempio sarà importante comprendere quando ha sete, accompagnandolo all’acqua dopo una sessione di lavoro o dopo averlo ripreso dal pascolo o dal paddock se questo non ha l’acqua all’interno. Un altro esempio potrebbe essere, nelle calde giornate estive, attivarci anche noi a difendere il nostro amico dai tafani grattandolo nei punti in cui non riesce ad arrivare! Il grooming viene preso molto sul serio dai cavalli perciò è molto importante scoprire i punti dove più piace loro  essere grattati. A questo proposito vi racconterò due piccoli episodi della mia quotidianità per provare a essere ancora più chiara. 

Durante i giorni più caldi dell’estate mi capitava spesso di andare dal mio piccolo branco composto di puledri nati l’anno prima; il mio cavallo, il suo inseparabile amico e compagno di scorribande Bucefalo e lo stallone Fulmine. Aprivo la canna dell’ acqua e tutti arrivavano grati di farsi fare una bella doccia rinfrescante seguita da un rotolamento di gruppo: questo è quello che intendo per “creare esperienze positive legate alla mia persona”. 

In verità, adesso che ci penso, non venivano tutti.. Bucefalo e Fulmine, che f eran stati domati diversamente, vedevano la doccia come qualcosa di fortemente negativo in quanto erano stati obbligati a subirla. Nonostante il caldo afoso ero quindi costretta a legarli se volevo dar loro un po'di sollievo. Questo sempre per evidenziare la differenza di un lavoro fatto con il consenso o meno del cavallo.

Un'altra cosa che faccio quando sto interagendo con un componente del branco è difenderlo dagli altri cavalli. Quando devo prendere un cavallo del branco è facile che un po' tutti si avvicinino per ricevere attenzioni, ma io devo poter prendere il cavallo che voglio lavorar e devo farlo  senza che questo si senta a disagio perciò è mio compito far in modo che con me si senta al sicuro. Questo non vuol dire che mi comporto in maniera aggressiva con gli altri ma esigo il rispetto dello spazio che stiamo occupando io e il cavallo in questione. Sempre il mio pony “malvagio” durante il boom della sua adolescenza prese di mira un povera cavalla, che aveva come unica colpa l’essere un elemento un po' debole del gruppo, facendola correre avanti e indietro per la scuderia. La poverina aveva ben capito che vicino alle persone sarebbe stata al sicuro perciò appena Matisse metteva in atto questo comportamento veniva a rifugiarsi vicino a me.

 Per fare un altro esempio capitò che diedi la razione di avena al mio cavallo senza dividerlo dallo stallone con cui vive, Dooly,  il quale avvicinandosi minacciosamente  al povero Matisse, lo costrinse ad abbandonare la sua razione di pietanza. Al ché intervenni allontanando lo stallone e riportando Matisse al suo amato secchio sedendomi vicino a lui a “fare la guardia” finchè non avesse finito. Io sono fermamente convinta che questa sia la strada giusta per ottenere la stima del nostro cavallo e per instaurare un bellissimo rapporto basato sull’amicizia e sulla condivisione. Nel prossimo articolo parleremo di “libertà” restate connessi !!